Ex Colorificio a Pisa. Lo sgombero lento e la nuova occupazione

[28 ottobre 2013]

Uno sgombero lungo 10 ore, con oltre 200 persone impegnate nelle attività più disparate, nemmeno un agente in divisa all’interno dell’Ex Colorificio Toscano e un presidio all’esterno in solidarietà con gli occupanti. Non è facile una sintesi della giornata di sabato, una giornata importante per tutti coloro che in poco più di un anno – un anno e tre giorni per l’esattezza – hanno costruito l’impensabile in un luogo fino ad allora sconosciuto ai più. Non è facile perché dopo essere usciti da via Montelungo gli attivisti si sono diretti di fronte a Palazzo Gambacorti, sede del Comune di Pisa, dove hanno campeggiato la notte. E nella giornata di ieri hanno occupato la Mattonaia, un immobile comunale mai terminato e chiuso, una ferita aperta in pieno centro, oggetto di numerosi tentativi di vendita sempre andati a vuoto. Il Municipio dei beni comuni ha fatto sapere che resterà lì, fino al prossimo 16 novembre, quando è stata indetta una manifestazione nazionale a Pisa che si concluderà con il rientro nell’Ex Colorificio.

Un racconto non facile appunto, perché ci sono più livelli di lettura di quanto è accaduto. Ci sono gli attivisti che non hanno ceduto alla stanchezza o alla tensione, usciti pacificamente portando con sé i simboli della loro attività all’interno dello spazio: la lavagna per insegnare italiano e arabo, pareti della palestra di arrampicata, attrezzi della ciclofficina, microfoni e cuffie della webradio. Per loro e per le associazioni che compongono la strada è ancora lunga e difficile, ma tracciata.

Poi c’è il livello delle forze dell’ordine, la cui presenza composta e il tentativo di mediazione con la politica hanno evidenziato una distanza abissale fra i primi due e il terzo livello appunto, quello della politica istituzionale. Se lo sgombero è durato così a lungo la causa, sottolineano più volte dal Municipio, è da ricercare nell’assenza della politica, immobile di fronte alle telefonate del Questore Gianfranco Bernabei, che fino all’ultimo cercava la voce del sindaco Filippeschi per provare ad aprire un confronto sul “dopo”.

E se la sentenza l’hanno emessa i giudici, è pur vero che il futuro urbanistico dell’area e la domanda di spazi sociali chiamano in causa il Comune di Pisa, che da parte sua scriveva, in pieno sgombero: «È ingiusto e strumentale il tentativo di addossare al Comune, al sindaco e alla sua Giunta, l’iniziativa dello sgombero, in atto per azione della Questura all’ex Colorificio Toscano di via delle Cascine. I fatti parlano chiaro: dopo la sentenza del Tribunale che ha accolto l’istanza dell’attuale proprietà dell’immobile, intimando agli occupanti di liberare l’edificio, le forze dell’ordine questa mattina, intorno alle ore 8,30, si sono presentate per eseguire la sentenza, con spirito di dialogo dimostrato anche in momenti precedenti. Il Comune non ha né può avere nessuna parte in questo procedimento esecutivo. Mentre ha cercato e cercherà di creare un confronto fra le associazioni e la proprietà privata interessata, in condizioni che garantiscano il rispetto della legalità. Perché questa disponibilità possa dispiegarsi nei prossimi giorni oggi è essenziale che tutti dimostrino rispetto per le istituzioni e per la verità».

Scarso margine di dialogo quindi, anche alla luce dell’occupazione della Mattonaia. Il Municipio non si scoraggia e si fa forte del principio costituzionale sulla funzione sociale della proprietà privata, ma anche delle decine di attestati di solidarietà provenuti da tutta Italia. A Genova, Milano, Imperia e Bologna sono stati esposti degli striscioni; una lunga lettera uscita dai partecipanti a un convegno della Fondazione Cercare Ancora, a prima firma Rodotà e seguita da una lunga lista di nomi è circolata già da sabato. E poi Legambiente, il Laboratorio Urbano Reset, l’Arci di Pisa, la Cgil di Brescia, i teatri Rossi e Valle, Repubblica Romana, il Comitato Tiburtina per l’uso pubblico delle caserme. Ed è solo una parte del lungo elenco. C’è anche un importante racconto per immagini di Alessandro Serravalle, che vale la pena diffondere. Infine lo storico dell’arte Tommaso Montanari, che ha scelto una frase di Giuseppe Dossetti per esprimere il suo appoggio: «La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino».