C’è necessità di ripensare la regolazione giuridica sulla base della sostenibilità ecologica

Siena, è primavera: la vera sostenibilità altro non è che un fiorire entro i limiti planetari

Nell’ateneo senese il dibattito su “Flourishing within Limits to Growth”. Uno sguardo in prima persona

[28 aprile 2016]

sostenibilità mente pianeta terra

In una fresca mattinata di primavera, nell’aula magna storica dell’Università di Siena due chimici dell’ambiente con background culturali molto diversi (Simone Bastianoni e Federico Maria Pulselli), un giurista (Massimiliano Montini), e uno studioso troppo poliedrico per poter essere inquadrato chiaramente (Gianfranco Bologna), moderati da un’altra chimica ambientale (Nadia Marchettini), siedono insieme.  Voci diverse che parlano un medesimo linguaggio: quello della (vera) sostenibilità, che altro non è che un fiorire entro i limiti planetari.

L’occasione dell’incontro è data dalla presentazione di un interessante volume dall’evocativo titolo “Flourishing within Limits to Growth” (Earthscan, 2016), del quale Federico Maria Pulselli e Simone Bastianoni sono coautori. I restanti co-autori della pubblicazione, un viaggio che risale alle radici della sostenibilità e affronta il tema della prosperità entro i limiti alla crescita, sono altri autorevoli studiosi, anzi, “mostri sacri” (o “rockstar”, come definiti dallo stesso Bastianoni durante la mattinata) della sostenibilità.

I relatori si avvicendano in maniera animata e armoniosa allo stesso tempo, sotto la partecipe moderazione di Nadia Marchettini, docente di chimica ambientale e chimica fisica ambientale all’Università di Siena, in prima persona impegnata da anni sulle tematiche della sostenibilità e allieva del compianto Enzo Tiezzi, pioniere in questo campo, la cui eredità scientifica è portata avanti, tra gli altri, dai due co-autori senesi del volume e dal loro Ecodynamics Group.

Simone Bastianoni, docente di ecodinamica e chimica fisica ambientale e sostenibilità all’Università di Siena, apre le danze offrendo una visuale da “backstage” dei lavori preparatori della pubblicazione, che diventa l’occasione per far risaltare le qualità umane, oltre ai più noti meriti scientifici, del promotore del volume nonché uno tra i massimi esperti di sostenibilità, Sven Jørgensen, purtroppo recentemente scomparso. Bastianoni ricorda come, proprio grazie in primo luogo a Jørgensen, sia stato costituito il Club of Siena, del quale i co-autori del volume fanno parte e che, richiamandosi al Club of Rome di Aurelio Peccei, si pone sulla linea evolutiva di questo.

Il messaggio forse più dirompente del Club of Siena, come espresso nel libro, è una visione allo stesso tempo scientificamente rigorosa ed ottimista: entro i limiti biofisici alla crescita le società umane possono non meramente sopravvivere, bensì prosperare e fiorire.

A tal fine sono ovviamente necessari dei correttivi al modello di sviluppo oggi dominante e Federico Maria Pulselli, docente di indicatori di sostenibilità ambientale all’Università di Siena, ce ne propone alcuni. Si tratta essenzialmente di spostare l’attenzione dalla dimensione quantitativa della crescita a quella qualitativa dello sviluppo. Se, infatti, nell’opinione di molti, il mercato è una “fucina di benessere”, tale visione, per uno studioso che in altre occasioni si è ironicamente definito “economista non praticante” e che nella sua attività di ricerca coniuga l’approccio economico con quello della cosiddetta hard science, è necessariamente parziale. In tal senso, prosegue Pulselli, il prodotto interno lordo dovrebbe essere affiancato da altri indicatori, capaci di dare informazioni ulteriori e fondamentali per completare quelle fornite dal prodotto interno lordo in un’ottica di sostenibilità.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei e promotore dell’istituzione del Comitato per il capitale naturale (legge 221/2015), organo chiamato a predisporre ogni anno un rapporto sullo stato del capitale naturale dell’Italia e i cui lavori sono inseriti nel processo di programmazione economica nazionale. Bologna mette a sistema le tre principali novità del 2015 in materia di sostenibilità: la promulgazione da parte di Papa Francesco dell’Enciclica Laudato Sì sulla cura della casa comune; l’adozione da parte delle Nazioni Unite dei Sustainable Development Goals e della connessa agenda per lo sviluppo sostenibile al 2030 e la conclusione dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Affermando la necessità di una visione a lungo termine, come quella promossa, ad esempio, da Aurelio Peccei ed Enzo Tiezzi, Bologna richiama inoltre l’importanza della “consilienza”, compenetrazione di conoscenze che collegando discipline diverse arriva a creare una base comune di spiegazione.

Senza una cornice regolatoria effettivamente improntata alla promozione della sostenibilità vi è però il rischio che questa si riduca a mere dichiarazioni di intenti. La parola va quindi al giurista Massimiliano Montini, docente di diritto dell’Unione Europea e diritto dello sviluppo sostenibile all’Università di Siena e sostenitore di un approccio inter- e trans- disciplinare alla sostenibilità, da promuoversi anche con il contributo del gruppo di ricerca Regulation for Sustainability (R4S) del quale è co-direttore. Montini apre il suo intervento con una confessione: apertamente, confessa al pubblico la sua “conversione ecologica” (e il riferimento va qui all’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco) che lo ha portato, in un percorso progressivo maturato in anni di ricerca, ad abbracciare l’autentica essenza della sostenibilità, quel “fiorire entro i limiti della crescita” che è il messaggio del libro presentato durante la mattinata. Per favorire l’instaurarsi di un nuovo modello di sviluppo modellato su tali valori, Montini si fa  promotore della necessità di ripensare la regolazione giuridica sulla base del paradigma della sostenibilità ecologica.

Quella svoltasi a Siena non è certo stata né la prima né l’ultima presentazione di un volume sui temi della sostenibilità. Ciò che colpisce positivamente in questa occasione, però, è lo svilupparsi di un dibattito di altissima qualità scientifica, transdisciplinare, appassionato, estremamente franco e lucido e perché no divertente, ben lontano quindi dai “manierismi di sostenibilità” o dalle pratiche di “green washing” alle quali ormai (troppo) spesso assistiamo. Il pubblico in sala apprezza il valore dei relatori e la loro onestà intellettuale, e sembra divertirsi insieme a loro, incalzandoli con numerose domande, quasi a non voler smettere di nutrirsi di una sostenibilità che, finalmente, è rivelata nella sua natura ecologica, fatta di complessità e sfide impegnative ma anche di positività e speranza, nella creazione di un modello di sviluppo alternativo a quello dominante.

Soffia una piacevole brezza qui a Siena, che infonde ottimismo: è primavera e si fiorisce entro i limiti planetari.