Sindacati di base Ispra chiedono al governo maggiore attenzione per la ricerca pubblica

[30 settembre 2013]

La ricerca in Italia non gode certo di buona salute, soprattutto per responsabilità storiche della politica e la crisi di questi giorni dell’esecutivo, innescata da uno dei partiti che lo sostiene (il Pdl), rischia di darle il colpo di grazia. Tutta la ricerca pubblica rischia di pagare un prezzo elevato, con l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che potrebbe essere addirittura commissariato.

Per questo, i lavoratori aderenti all’Unione sindacale di base (Usb) hanno avviato una mobilitazione per mettere in sicurezza le attività, l’istituto e il personale, in particolare i molti precari presenti, che rischiano a breve di essere mandati a casa.

Il governo attuale, più di altri, pare aver dato cenni di attenzione sui temi della cultura, della scuola e della ricerca, ma in base a quanto afferma l’Usb dell’Ispra, il ministro vigilante Andrea Orlando, fino ad ora è stato insensibile agli inviti dell’organizzazione. Proprio oggi, una delegazione guidata dalla coordinatrice Ispra, Emma Persia, si è presentata alla sede del ministero dell’Ambiente per sollecitare un incontro urgente con il ministro.

In attesa dell’auspicato “rendezvous”, intanto la delegazione ha rappresentato le sue richieste al segretario particolare del ministro, Matteo Bianchi, e ha consegnato una lettera, indirizzata ad Orlando, in cui esplicitano i principali problemi dell’Ispra, insieme alle proposte del sindacato per una Ricerca davvero Pubblica e al testo delle tre denunce presentate recentemente alla Commissione europea da parte di Usb contro l’Italia, per infrazione delle norme comunitarie sui precari.

«A cinque anni dalla sua istituzione ed alla scadenza del primo mandato dei suoi vertici e del CdA- scrive l’Usb – l’Ispra non può continuare a non avere uno Statuto ed una struttura organizzativa, risultando quindi ancora ostaggio di procedure, burocrazie e sovrastrutture ridondanti ed obsolete, spesso generatrici di conflitti interni e con gli uffici del ministero vigilante».

Il sindacato di base teme che con gli attuali vertici in scadenza, qualcuno approfitti del momento di caos politico per commissariare l’Istituto, nonostante serva che «chiunque sia alla guida dell’Ispra per i prossimi anni possa farlo con l’autorevolezza e l’indipendenza che un Istituto del genere deve avere».

Altro punto posto in discussione dall’Usb, è quello dei contratti cosiddetti “flessibili” che secondo il sindacato hanno generato la piaga del precariato nella Pa. L’Usb dell’Ispra in particolare contesta la “falsa stabilizzazione” contenuta nel DL 101, anch’essa peraltro osteggiata da aree importanti della stessa maggioranza governativa e chiede con forza «le risorse necessarie a dare stabilità ai lavoratori e, tramite essi, alla stessa Ricerca Pubblica, con tutte le ricadute positive per la collettività di cui tale settore è portatore. Le risorse per fare questo sarebbero facilmente recuperabili già applicando alla ricerca pubblica gli stessi vantaggi fiscali concessi alla ricerca privata, come contenuto nelle proposte dettagliate che Usb ha presentato in tutte le sedi alle principali istituzioni politiche del paese».

I lavoratori sono decisi a non mollare: la mobilitazione proseguirà con l’appuntamento del 3 ottobre, in cui Usb ha organizzato una manifestazione davanti Montecitorio per chiedere il ritiro della “falsa stabilizzazione” del DL 101 e la presentazione di una legge specifica per sanare il precariato negli Enti Pubblici di Ricerca. Successivamente Usb parteciperà allo sciopero generale previsto per il 18 ottobre.