La Sinistra (Rivista) guarda all’economia ecologica con greenreport

Inizia la collaborazione con la rivista legata alla celebre Monthly Review, dove Albert Einstein firmò il suo "Why Socialism?"

[12 settembre 2014]

Alla Sinistra Rivista, per affermare la necessità di un luogo di riflessione, riteniamo utile e necessario rivedere molte delle affermazioni e dei percorsi di questi anni. L’idea è ambiziosa e di non facile sostenibilità; noi vogliamo provarci, con un contributo valido, giudicate voi, sapendo di non avere esclusive, di non essere i primi ma nemmeno gli ultimi.

La Sinistra Rivista guarda all’Europa e oltre, e dentro questo sguardo c’è come giusto che sia l’Italia. Guardiamo oltre l’Europa, anzi siamo nati cercando la collaborazione con Monthly Review (per ulteriori dettagli www.lasinistrarivista.org); quest’idea è dentro una memoria, quella che data 1967- 1987, gli anni nei quali veniva stampata una edizione italiana di Monthly Review.

In questi primi cinque numeri – la rivista è quadrimestrale – sono state attivate una serie di collaborazioni con esperienze simili e migliori della nostra. In questo solco inizia il nostro viaggio con l’economia verde, grazie anche alla collaborazione con Greenreport.

In rete esistono una moltitudine di contributi, e lo sforzo dovrebbe essere quello di dialogare, di “addensarsi”. Spero di costruire insieme, perché l’elemento principe che l’economia propone (impone) da tempo è la distruzione degli ambienti identitari, della memoria e allo stesso tempo l’esaltazione della solitudine. L’essere, quindi, perde la sua forza. La distruzione dell’identità, della memoria, ha determinato la fine dell’epoca in cui era possibile trasmettere pensiero, valori, etica.

Continuerà la sbornia dell’avere, anche se per l’Italia, ma non solo, il reddito medio annuo è di 16.995 euro, paragonabile al 1986 (16.748 euro). Continuerà anche se siamo tornati indietro di 27 anni e questo andamento ha determinato un calo dei consumi che in termini pro capite sono uguali al 1998?

Se verifichiamo l’andamento dell’Indice di sviluppo umano, elaborato tra gli altri dall’economista premio Nobel Amartya Sen, siamo tra gli ultimi nell’Europa dei 27 in coesione sociale.  Le implicazioni sono di lungo periodo e bisogna produrre una riflessione profonda in merito. Vogliamo provarci con La Sinistra Rivista, sapendo che da soli non è possibile, sapendo che condividere e costruire insieme è valore difficile ma indispensabile del nostro tempo.

Nel sito, la redazione consiglia alcune letture sul tema: Stiglitz, Zizek per l’attualità, e Trentin per la riflessione storica, la memoria. Greenreport per l’economia ecologica.

La distruzione dell’identità e della memoria è data dal nostro vivere: appena alzati al mattino ad aspettarci ci sono le pantofole made in Cina, beviamo caffè del Messico, con la moka costruita in Brasile, vestiamo con maglie thailandesi, scriviamo su un tablet assemblato e composto da 148 pezzi con il made in Korea, Singapore, Taiwan, Cina; compriamo i mobili svedesi, costruiti in Ungheria, dove adagiamo la tv costruita in India, i nostri pantaloni sono made in Jakarta con un costo di 2 dollari per pantalone in condizioni di lavoro disumane, con giovani adolescenti e donne che lavorano 12 ore al giorno in aziende che somigliano al nostro parcheggio fuori città, piani e piani dove macchinari e utensili vetusti, senza sicurezza ed elevata nocività, sono il cuore della produttività e del basso costo del lavoro, siamo consumatori globali. Viviamo l’effetto spiazzamento, tendiamo all’avere, non all’essere.

La globalizzazione dell’avere, la povertà dell’essere. La globalizzazione, gli Stati Uniti d’Europa, determinano opportunità che se non regolate sono di violenza inaudita, regalano paura, angoscia che se non seguite, determinano incolmabile solitudine da riversare nell’altro: nel piccolo altro (la persona) e nel grande altro (il mercato). Necessità di ascolto, necessità di rivisitare la sinistra – La Sinistra Rivista –  per costruire la tradizione dell’ambiente sociale aperto.

Un ambiente sociale aperto è la necessità mentre viviamo in questo capitalismo a credito, un credito falso positivo con una idea di crescita basata sui tagli. L’Italia, l’Europa hanno lasciato enorme spazio al liberismo e alla finanza. Dall’esplosione della crisi finanziaria il potere politico è ancora incapace di introdurre nuove regole. La loro istituzione è uno dei vettori necessari, gli altri attengono al cambiamento culturale: milioni di donne e uomini in tutto il mondo domandano un tipo di consumo responsabile e spesso le istituzioni non ascoltano.

Cambiare direzione non è facile ma neanche impossibile; certo, senza l’attenzione di una sinistra rivista quella domanda non possiede gambe solide per il lungo periodo. Una parte importante della sinistra, al pari delle istituzioni, dovrebbe smetterla di non ascoltare. Certo, alcune delle esperienze segnalate vivono in modo robusto, altre lo stop and go della periodicità e/o dell’autofinanziamento, ma è un percorso iniziato, significativo, nel quale insieme proviamo ad esserci.

di Alfonso Marino, direttore responsabile La Sinistra Rivista con Monthly Review