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Sola nella moltitudine in Iran: ed è quasi scandalo

II PUNTATA – La commissione

[24 febbraio 2014]

Cominciano le prove in teatro in Iran per la messa in scena del nostro spettacolo Ausencia – Sola nella moltitudine, una performance dove si coniuga la sperimentazione vocale e l’azione fisica dell’attrice al live media painting, pittura dal vivo elaborata al computer attraverso un programma di animazione. Questa volta, rispetto all’esperienza dello scorso anno ci sentiamo di aver fatto qualcosa in più portando uno spettacolo interamente creato, diretto e rappresentato da una donna. In Italia forse non avevamo ancora riflettuto molto su questo, ma in un paese come l’IRAN sembra inevitabile concentrare l’attenzione sulla questione di genere.

Subito cominciamo a pensare ai piccoli cambiamenti da effettuare per presentare lo spettacolo: pantaloni sotto il vestito che generalmente lascia scoperte le gambe, body nero che copre anche le braccia e infine velo sui capelli! Ma anche queste piccole faccende non sono cosa semplice. Chiediamo ad un nostro amico di accompagnarci a comprare un velo, uno che possa consentirmi di muovermi molto senza cadere e rischiare di avere la testa scoperta. Non sarebbe opportuno di certo che questo accadesse in scena. Lui ci racconta che non è assolutamente possibile per una donna essere a capo scoperto, pena due mesi di carcere!

Mentre ci aggiriamo per l’immenso bazar di Teheran alla ricerca del settore sciarpe, veli, etc; veniamo richiamati dallo staff del Festival che non vuole lasciarci uscire da soli e che ci chiede di tornare in teatro all’istante. Ci affrettiamo e prendiamo quindi il primo velo che capita per tornare in subito in modo da non creare problemi.  In teatro nessuno ci aspetta…semplice precauzione!

Un po’ indispettiti da questo richiamo immotivato cominciamo le prove.

Il velo che abbiamo preso è un cono di materiale sintetico nero, in cui si infila la testa in modo da far sbucare solo il volto, impossibile muovere il collo, mi sembra di soffocare e dovendo cantare e muovermi agitando la testa, il tutto si trasforma in un incubo. Mi rifiuto di indossarlo, chiedo alla nostra assistente se può procurarmi una normalissima sciarpina nera da fissare in testa con dei ferretti, riesco a convincerla e finalmente ad ultimare il mio costume di scena. Eccomi trasformata in una perfetta iraniana! D’avanti allo specchio del camerino mi è impossibile non pensare alle donne di questo paese e al significato che la mia performance avrà per loro. Spesso quando limitiamo la nostra visione al solo mondo che ci circonda da vicino trascuriamo alcuni elementi che appartengono ad altre culture. Mi avvio verso la scena con una consapevolezza diversa.

La mia prima replica non è per il pubblico ma per la commissione: un gruppo di sei uomini che guardano attentamente ogni aspetto del mio lavoro e che al termine applaudono cortesemente. Poi mi invitano ad andare in un’altra sala, accompagnata dalla mia interprete. Non ho nemmeno il tempo di coprirmi, vengo invitata ad accomodarmi in una sala piena di fumo, con le finestre aperte e con te e cioccolatini in bella vista. Mi sorridono tutti con la stessa cortesia di un attimo prima e poi cominciano una serie di complimenti sul mio lavoro al quale si accompagnano domande sul significato dell’opera. Io cerco di spiegare il tutto senza problemi ma vedo che pian piano il significato della performance diventa un altro: una donna – madre con i propri figli che sottolinea il valore della famiglia! Beh, sicuramente le nostre opere possano essere lette da più punti di vista e ognuno può darne la sua interpretazione ma questa volta ho la vaga sensazione che il significato sia stato interpretato in un maniera un po’ strumentale. Io annuisco e faccio davvero fatica a capire se uno dei “commissari” parla così per giustificare a se stesso quello che ha visto con convinzione, oppure per giustificarlo agli altri e al governo. Il tutto si conclude con un piccolo divieto: non alzare la gonna fino al ventre nonostante al di sotto sia completamente vestita. Direi che si può fare!

Finalmente siamo pronti ad incontrare il pubblico, la sala è gremita di gente, che entra poco alla volta mentre io aspetto immobile sulla mia sedia, in scena pronta ad iniziare. Prima e seconda replica tutto sold out! Al termine dello spettacolo mi fermano giornaliste, studentesse, tutte donne. Mi chiedono interviste. C’è chi mi chiede se lo spettacolo è femminista! Cosa dire? Forse in Italia e in Europa non lo è affatto, ma in Iran sicuramente la percezione è diversa. In Iran probabilmente lo è!

Instabili Vaganti

– seconda puntata, continua –

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