Per imparare a vivere su un solo pianeta: sostenibilità in pillole

[3 settembre 2013]

Che cos’è la sostenibilità ? «Volendo semplificare il concetto, possiamo affermare che la sostenibilità significa imparare a vivere, in una prosperità equa e condivisa con tutti gli altri esseri umani, entro i limiti fisici e biologici dell’unico pianeta che abitiamo: la Terra». Un messaggio quasi intuitivo, quindi, che non riesce però a conquistarsi l’attenzione pubblica e politica che – sola – potrebbe garantire l’effettiva realizzazione. Semplificare, dunque, in questo caso non basta.

La sostenibilità è scienza, ed è complessa per sua natura. Più che di facili semplificazioni, necessita di chiarezza per essere compresa. Il volume Sostenibilità in pillole, firmato da Gianfranco Bologna – direttore scientifico e responsabile dell’area sostenibilità del Wwf Italia, nonché segretario generale della Fondazione Aurelio Peccei, che rappresenta il mitico Club di Roma in Italia – offre un contributo interessante nello svolgere questo compito.

Il risultato è un manualetto agile, che in 25 capitoli suddivide il macrotema della sostenibilità nelle principali sfaccettature che lo descrivono, indagate dal’autore sempre con sguardo scientifico e asciutto. Il risultato è appunto quello di un’insieme di “pillole della sostenibilità”, che vanno dall’analisi del’energia a quella dei flussi di materia, dall’aumento della popolazione umana al cambiamento climatico, agli approcci economici, ai nuovi indicatori di benessere e progresso. Un approccio che farà felice l’esperto della sostenibilità alla ricerca di un utile e aggiornato prontuario, ma dal quale anche il lettore medio potrà certo trarre giovamento, grazie all’autore che – tra un numero e una statistica – non rinuncia mai ad un ruolo pedagogico, sottile ma sottinteso.

L’ambiente, come recita anche un vecchio motto della nostra redazione, non è soltanto emozione. E un approccio esclusivamente pasionario alla sostenibilità può apparire ad un primo impatto più intrigante, ma sicuramente non risulta il più costruttivo da perseguire. Questa affinità d’approccio con la linea editoriale offerta dal nostro quotidiano è sottolineato dallo stesso Bologna, che ringraziamo, quando scrive: «Dal 2009 ho avviato una collaborazione settimanale con la testata online Greenreport, nella quale curo regolarmente una rubrica che ho intitolato “Verso la scienza della sostenibilità”. Il testo del presente volume è basato anche su diversi articoli apparsi in questa rubrica, articoli che ho poi provveduto a modificare, sistematizzare e aggiornare».

Bologna spazia così su tutti i temi della sostenibilità ma senza rinunciare ad una visione d’insieme, complessa ma non complicata, corredata da un numero impressionante di dati. Da questo ricca sinfonia esce talvolta solo qualche nota stonata, riflesso di quelle incertezze della comunità scientifica che ancora non possiamo evitare.

Ad esempio, il noto studio dell’Unep pubblicato nel 2011 e comunemente noto come Green economy report (Ger), come riporta Bologna, propone l’investimento del 2% del Pil mondiale da ora al 2050 per avviare una transizione verso «un’economia a bassa intensità di carbonio e a uso efficiente delle risorse. Si tratta di una cifra complessiva che si aggira attorno ai 1.300 miliardi di dollari annui». Qualche pagina più avanti è invece la volta dell’economista Lester Brown, un’autorità tra gli ambientalisti, che nel suo lavoro Piano B (redatto insieme ai ricercatori dell’Earth policy institute), si ferma a «una spesa annuale di 185 miliardi di dollari» come sufficiente come budget per il suo Piano, una cifra necessaria per «unire gli obiettivi di ripristino sociale ed ecologico del pianeta». Una differenza non marginale, dunque, tra la valutazione degli investimenti necessari.

Questi margini d’incertezza, inevitabili per una scienza – quella della sostenibilità – ancora in via di definizione, non possono però servire da pretesto e blocco mentale all’azione. «Siamo noi, in definitiva, a decidere come vogliamo che sia il nostro futuro – conclude la prefazione del volume, scritta da Piero Angela – Niente, infatti, è ineluttabile». L’incertezza più drammatica è così quella che ci spinge a non agire, consci dei limiti della nostra conoscenza di fronte ad un mondo meravigliosamente complesso, mentre il tempo a nostra disposizione per non superare i limiti di quest’unico pianeta che ci è dato si fa sempre più scarso.

«Tutti i dati scientifici a nostra disposizione – ricorda Bologna – ci indicano che ormai è assolutamente necessario voltare pagina e imboccare strade alternative che non perseguano più la crescita materiale e quantitativa come obiettivo finale». L’intero libro è così un inno al cambiamento, e insieme una speranza.