Solvay, scarichi a mare: l’azienda patteggia, e il Comune estende il divieto di balneazione

[4 luglio 2013]

La Bandiera blu attribuita alle “spiagge bianche” di Rosignano esce un po’ sbiadita. Secondo la Procura della Repubblica di Livorno, Solvay Chimica Italia Spa ha commesso reati accertati fino al 2011 (gettito di cose pericolose e superamento dei limiti previsti per legge) in merito agli scarichi a mare che sarebbero stati diluiti infrangendo le norme.

Gli stessi dirigenti Solvay avrebbero accettato il patteggiamento con la commutazione della pena in denaro (una somma che varia dai 29mila euro agli 8mila a testa)  perché al contempo si è dato seguito all’esecuzione di interventi disinquinanti: «E’ stata accertata l’azione inquinante ma soprattutto si è svolta un’attività di consulenze complesse – ha dichiarato il procuratore capo della Repubblica di Livorno, Francesco De Leo – Si parla di  ben tre consulenze di fronte alla proposta di patteggiamento avanzata dalla Solvay. Un patteggiamento voluto a fronte di una condizione di  adeguamento di interventi disinquinanti indicati dal consulente della Procura».

Il procuratore ha quindi sottolineato l’importanza del lavoro soprattutto sotto il profilo ambientale, perché la Solvay ha già speso circa sei milioni e mezzo di euro per adeguare gli impianti. Ma De Leo ha tenuto a mettere in evidenza anche un altro aspetto dell’indagine, condotta dal reparto operativo aeronavale della Guardia di Finanza e durata quattro anni: a fronte degli impegni dell’azienda sono stati evitati provvedimenti penali restrittivi come quello del sequestro che avrebbe bloccato il ciclo produttivo con le conseguenze immaginabili per gli addetti, per l’indotto e per tutta l’economia locale, specialmente in un momento delicato come quello che stiamo vivendo.

Intanto il Comune di Rosignano ha voluto estendere la zona con divieto di balneazione (che auspichiamo venga rispettato, al contrario di quanto generalmente avviene ogni estate) portandola da 100 a 200 metri dallo scarico, con la nuova cartellonistica che sarà pagata dalla Solvay.

Al di là delle varie gravità e specificità dei casi (un pensiero alla vicenda Ilva, con tutti i distinguo del caso, va in automatico), ancora una volta in questo Paese ci vuole l’intervento della magistratura per avviare percorsi di sostenibilità. Infatti in questo caso, più che in altri, è stato tutelato l’ambiente, gli aspetti sociali ed economici. Qualcuno potrà ritenere anche invadente il potere (inteso come funzione) giudiziario, ma limitandolo non si rafforzano gli altri, su cui c’è molto da lavorare, a partire dalla stesura di norme giuridiche chiare che possano rendere limpido lo spartiacque tra gli attori dell’industria sostenibile e i mestieranti di un vecchio modo di fare economia che non giova né all’ambiente né ai cittadini, ma solo all’interesse di pochi privati.