SOS geografia: un Paese senza è destinato a perire

[7 novembre 2013]

Il sistema Terra e le società umane, l’organizzazione territoriale e lo spazio geografico, la globalizzazione nel mondo attuale, la geoeconomia del mondo globalizzato, la geopolitica del mondo attuale, la globalizzazione e gli squilibri ambientali, la popolazione e le  città, le migrazioni, il territorio e le attività economiche, le reti e i flussi globali… tutti questi sono temi all’ordine del giorno della politica e delle cronache giornalistiche.

Qualsiasi decisore politico, qualsiasi manager e imprenditore, a qualsiasi livello, in Italia o all’estero, che oggi non abbia conoscenza e consapevolezza di questi fenomeni è perdente, e soprattutto vedrà scemare le chance di successo dell’ente o dell’azienda da lui amministrati.

La stessa cosa varrà per i singoli cittadini, che ignorando quei contenuti non avranno coscienza di vivere in un mondo sempre più interdipendente e globalizzato e non saranno preparati per un necessario e  nuovo modello di sviluppo economico – più rispettoso delle risorse ambientali e culturali -né per una società, che ci piaccia o no, sempre più multietnica.

Tutti questi  contenuti sono anche gli argomenti di una disciplina che si insegna-va al quinto anno degli Istituti tecnici commerciali e che dal prossimo anno, a causa del cd “riordino Gelmini”,  non esisterà più: la geografia economica.

Per la scuola italiana e per il futuro dell’Italia era già limitante e poco lungimirante il fatto che argomenti così attuali e stringenti fossero trattati solo tecnico commerciale e non nelle altre scuole, vedi soprattutto i licei, dai quali generalmente esce buona parte della classe dirigente.

Non è un caso infatti che, agli ultimi esami di maturità, le  tracce degli ottimi  temi su “BRIC” e  “Stato, mercato e democrazia” non siano state praticamente svolte nelle scuole ad indirizzo non commerciale.

Ancora più grave è avere ristretto, con il suddetto “riordino”, i tre anni di geografia economica al solo biennio dei tecnici commerciali, con  grave detrimento per la qualità della didattica a causa non solo della riduzione delle ore ma anche dell’impreparazione – vista la giovane età – degli studenti nei confronti di tematiche spesso interdisciplinari.

Pur apprezzando il ministro Carrozza per la sensibilità finora dimostrata, la “sola” ora di geografia che si introdurrà il prossimo anno nei tecnici e nei professionali (vedi recente decreto istruzione) non allevierà certo il problema, che dovrà essere risolto con riforme di ben più ampia portata.

Occorre quantomeno ripristinare al più presto il triennio dei tecnici commerciali ed introdurre la geografia politica ed economica nei licei, da affidarsi ad insegnanti specialisti ed eliminando definitivamente lo scandalo dell’atipicità, e cioè di insegnanti non abilitati in geografia (classe A060) che continuano a insegnarla al posto degli abilitati (classe A039),  il tutto a svantaggio dell’utenza e contro l’art. 33 (quinto comma) della Costituzione che recita :  “E` prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale”.

di Riccardo Canesi,  www.sosgeografia.it