Organizzato stamattina davanti alla sede della Regione a Bologna

Stop al cemento e sì ai prodotti tipici: blitz di Legambiente

[25 febbraio 2014]

Il blitz organizzato stamattina da Legambiente Emilia Romagna davanti alla sede della Regione a Bologna è servito a lanciare un appello: «Fermare subito il consumo di suolo per salvare i prodotti tipici minacciati dal cemento».

Gli attivisti del Cigno Verde spiegano: «Uno stop categorico al diluvio di cemento previsto per l’imminente futuro, per difendere tutti i prodotti agroalimentari dei nostri territori, sempre più a rischio di estinzione a causa della riduzione continua di suolo vergine e agricolo. Sono innumerevoli, infatti, i progetti di infrastrutture viarie inutili e ingenti le previsioni di espansione urbanistica che ricopriranno la nostra regione di altro asfalto».

Ma nel mirino del blitz c’era anche un altro problema molto legato al primo: «Il settore che ne risentirebbe maggiormente sarebbe quello agroalimentare – dicono gli ambientalisti – il più importa della nostra regione: dovremmo ben presto dire addio a molti dei nostri prodotti tipici».

Per questo Legambiente ha dato il via ad una petizione popolare che chiede di inserire nella normativa regionale sei punti contro il consumo di suolo, dei quali abbiamo già scritto su greenreport.it, insieme ad una serie di azioni politiche più generali. La petizione ha ricevuto il sostegno di numerose personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, del settore agroalimentare, della politica.

Il blitz era a sostegno della proposta di Legambiente, che oggi potrebbe essere discussa in aula e che è stata sottoscritta da 10  Consiglieri regionali.

Il Cigno Verde emiliano-romagnolo ricorda che «Nel programma del Presidente Errani erano previsti provvedimenti contro il consumo di suolo: fino ad ora nulla è stato fatto in questa direzione. Per onorare gli impegni con i cittadini la Regione deve provvedere con urgenza ad emanare azioni efficaci» e che «Il ritmo di urbanizzazione a cui si è assistito negli ultimi 30 anni in regione Emilia-Romagna è oltre 8 ettari al giorno: trend che è rimasto inalterato e senza efficaci interventi normativi fino all’inizio della crisi economica. Nel quinquennio 2003-2008 si è urbanizzata un’area di campagna con capacità agricola sufficiente per la sussistenza alimentare di un’intera provincia».