Svolta(ina) Eni: più “trasparente” l’estrazione di petrolio e gas in Nigeria e Amnesty apprezza

[3 aprile 2014]

Dal 2009 Amnesty International è impegnata nel Delta del Niger, in Nigeria, in un’attività per il rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, Come altre associazioni ambientaliste ed umanitarie Amnesty ha spesso t ricordato che «Il sostentamento di oltre il 60% delle persone che vivono nella regione dipende dall’ambiente naturale», ma le multinazionali petrolifere che operano nel Delta, come l’italiana Eni, Shell, Totale ed altre hanno prodotto un enorme inquinamento causato da sversamenti, scarico di rifiuti e del gas flaring, le torce di gas che secondo la Banca Mondiakle ogni anno bruciano 150 miliardi di m3 di gas , equivalente al 30% del consumo di gas nell’Unione europea. Così, spiega Amnesty International, «Gli abitanti sono costretti a usare acqua inquinata per bere, cucinare e lavarsi, a nutrirsi con pesce contaminato e a respirare agenti inquinanti».

Su questi temi  Amnesty International Italia sui è impegnata in un dialogo con Eni, sviluppatosi nel corso di una serie di incontri a partire dal novembre 2009 e il primo aprile scorso  il direttore generale dell’associazione, Gianni Rufini,  ha incontrato una delegazione del Dipartimento sostenibilità di Eni, in occasione della pubblicazione da parte dell’azienda del sito Internet Naoc Sustainability  nel quale la Nigerian Agip Oil Company (Naoc),  la consociata di Eni in Nigeria, riporta informazioni riguardanti i progetti di riduzione del gas flaring,  le fuoriuscite di petrolio, le valutazioni di impatto ambientale di progetti per le comunità e il territorio.

Amnesty International Italia ha accolto positivamente la pubblicazione del sito Internet Eni/Naoc e secondo Rufini «Si tratta di un passo importante verso una maggiore trasparenza dell’industria del petrolio in Nigeria. Dal 2009, ovvero dalla pubblicazione di un rapporto su petrolio, inquinamento e povertà nel delta del fiume Niger,  Amnesty International chiede alle aziende petrolifere che operano in Nigeria di rendere pubbliche le informazioni sull’impatto delle loro operazioni sull’ambiente e i diritti umani. Da diversi anni, Amnesty International segnala come la mancanza di trasparenza sugli impatti ambientali dell’industria petrolifera – in particolare, sulle fuoriuscite di petrolio e le indagini condotte per accertarne le cause – mini i diritti umani delle popolazioni che vivono sul delta del fiume Niger. La decisione di Eni/Naoc di mantenere l’impegno preso durante l’assemblea degli azionisti del 2013 dal suo amministratore delegato a fornire informazioni sulle indagini sulle fuoriuscite di petrolio è quindi significativa».

In un comunicato Eni dice che «La realizzazione del sito mantiene l’impegno preso dal nostro AD Paolo Scaroni nel maggio 2013, durante l’assemblea degli azionisti; egli stesso aveva menzionato, entro la prima metà del 2014, la creazione di un sito web contenente i dati relativi a fuoriuscite, flaring down e risultati degli impact assessments eseguiti in Nigeria. Con questa efficace modalità di comunicazione, Eni/Naoc soddisfano inoltre la richiesta di Amnesty secondo la quale le aziende petrolifere, che operano in Nigeria, debbano rendere pubbliche le informazioni sull’impatto delle loro operazioni sull’ambiente e i diritti umani».

Ma pur apprezzando questo passo positivo di  Eni/Naoc,  Amnesty International Italia ritiene necessario che «Siano poste in essere ulteriori forti misure per garantire che le informazioni fornite siano attendibili e possano essere verificate in maniera indipendente». L’associazione che difende i diritti umani ricorda che nel 20123 aveva scoperto che «I dati divulgati dalla Shell sulle fuoriuscite di petrolio, resi pubblici nel 2011, presentavano gravi manchevolezze. I dati sono stati rivisti da un esperto statunitense in materia di oleodotti, il quale ha concluso che in alcuni casi vi erano errori».

Amnesty rivela la presenza di altri problemi e “trucchi”  usati dalle Bg Oil nrel Delta del Niger: «Indagare sulle fuoriuscite di petrolio nel delta del fiume Niger è un importante questione di diritti umani. Come sottolineato nel rapporto di Amnesty International del novembre 2013 sulla scarsa qualità delle informazioni sulle indagini relative alle fuoriuscite di petrolio in quella regione, se le fuoriuscite di petrolio vengono attribuite ad atti di sabotaggio o al furto di petrolio le comunità colpite non otterranno alcun risarcimento, nonostante l’impatto devastante che la fuoriuscita ha avuto su fonti di sostentamento, alloggi, cibo e acqua. Se invece la fuoriuscita è stata causata da errori della compagnia petrolifera, le comunità avranno diritto a un risarcimento. Nella maggior parte dei casi, è la stessa compagnia petrolifera a decidere quale sia stata la causa della fuoriuscita e ciò rappresenta un evidente conflitto di interessi».

Quindi l’iniziativa di Eni/Naoc è importante perché «Con la pubblicazione su Internet delle informazioni relative alle indagini sulle fuoriuscite di petrolio, c’è maggiore possibilità di condurre una revisione indipendente dei dati pubblicati e di ridurre quindi la possibilità di cattive pratiche.  Amnesty International continuerà a monitorare il sito Internet di Eni/Naoc, offrendo suggerimenti per sviluppare ulteriormente questo strumento».

Per consultare il sito Noac Sostainability:  http://www.eni.com/en_NG/home.html