Taglio incentivi al fotovoltaico, uno degli inventori dell’auto elettrica “Icaro” scrive a Renzi

[26 giugno 2014]

Carlo Giangregorio, un ingegnere elbano che vive e lavora a Livorno ed è titolare della Generplus, aveva recentemente fatto un  blitz all’Isola d’Elba per cercare di convincere gli 8 Sindaci a creare stazioni fotovoltaiche di ricarica per mini car elettriche, che garantirebbero all’Elba un futuro green. Ora uno degli inventori dell’auto elettrica “Icaro” si rivolge al Presidente del Consiglio Matteo Renzi per chiedergli un ripensamento sui tagli agli aiuti retroattivi al fotovoltaico.

Ecco il testo della lettera inviata al premier: :

Caro Presidente, i suoi Ministri Guidi e Padoan hanno annunciato un taglio retroattivo degli incentivi del fotovoltaico, una misura che mette in crisi il rapporto di fiducia tra Stato e Cittadini e mina la credibilità del Paese Italia verso gli investitori esteri. Il concetto di retroattività è a mio avviso sempre deleterio perché comporta inevitabilmente una sfiducia sempre maggiore nei confronti dello Stato, con il quale sia l’investitore straniero che il piccolo imprenditore italiano non potrà mai più fidarsi di firmare un contratto.

Un punto su cui Lei, ha insistito giustamente molto in campagna elettorale e dopo, è proprio che il nostro paese deve riacquistare credibilità nei confronti dei cittadini italiani e nei confronti degli altri paesi. Mi permetto di sostenere che  la decisione che state per adottare nell’ambito degli incentivi concessi in passato sul fotovoltaico rappresenti un colpo mortale a tale credibilità. In pratica si sta decidendo di modificare un contratto che lo Stato ha firmato con i produttori di energia verde della durata di 20 anni spalmando gli incentivi in 24 anni obbligatoriamente senza interessi.

Non voglio discutere in questa occasione sul fatto che possano esser stati concessi in passato incentivi troppo alti, in alcuni casi è sicuramente vero, voglio evidenziare l’inopportunità di agire su certi contratti firmati tra stato e cittadino, tra stato ed impresa, in maniera retroattiva. L’imprenditore e l’investitore optano per un investimento piuttosto che un altro sulla base di un chiaro business plan con chiari ROI, VAN….Oggi lo Stato va a dire a questi imprenditori/investitori che il contratto come è stato firmato non vale più e ne impone un altro. Non sono un costituzionalista né un esperto di giurisprudenza, sono un imprenditore che ha creato un’azienda fatta da giovani laureati che amano tutto ciò che sta attorno alla Green Economy, ma questa cosa mi appare tanto incostituzionale. Se qualche imprenditore o investitore, beffato ancora una volta da decisioni di questo tipo, pensasse di intraprendere una sua battaglia più o meno personale, siamo sicuri di vederlo alla fine soccombente difronte ad una causa legale magari giocata a livello europeo?

L’azienda che rappresento da tempo sta cercando di differenziare il proprio core business proprio per non essere troppo dipendente da leggi di uno Stato che non sa programmare per almeno 10 anni il proprio Piano energetico. Però rimaniamo convinti del grande potenziale ancora da esprimere delle energie rinnovabili, proprio nel momento in cui queste stanno crescendo impetuosamente in gran parte del resto del mondo.

L’appello che rivolgo a Lei è di analizzare meglio le modalità con cui intervenire per raggiungere il condivisibile obiettivo di ridurre il carico delle bollette sulle aziende. Le associazioni che rappresentano il nostro settore, seppur da sempre molto poco ascoltate, hanno fatto proposte in tal senso, provate a valutarle. La mia azienda ha realizzato molti impianti fotovoltaici, di taglia inferiore ma anche superiore a 200 kWp: tante aziende che hanno usufruito dell’opportunità data dagli incentivi per rimuovere  l’amianto, altre aziende hanno capito che potevano fare quell’investimento non per pura speculazione, ma per rendersi autonomi energeticamente per i prossimi 30 anni. Perché oggi li dobbiamo così penalizzare dimostrando loro e a tutti gli altri che neanche i patti con lo Stato sono più sicuri. Ripeto non sono un giurista, ma mi ricordo da studi liceali che “Pacta Servanda Sunt” esprime un principio fondamentale e universalmente riconosciuto del diritto internazionale, stabilito peraltro dall’art.1372 del codice civile.

Mi permetto in conclusione di riportare uno stralcio di un’altra lettera che dovrebbe aver già ricevuto e che sottoscrivo riga per riga, dell’amico e collega Ing. Viscontini, fondatore ed AD di Enerpoint SPA, con il quale in questi anni abbiamo condiviso spesso le gioie e le pene di un settore, quello delle energie rinnovabili, nel quale abbiamo creduto, circa 10 anni fa’ davvero in pochissimi, ritenendo che un paese come il nostro, per condizioni climatiche e per totale mancanza di proprie fonti energetiche, non potesse non puntare a diventarne leader mondiale.

“…..Infatti gli oltre 18 mila MWp di installazioni fotovoltaiche hanno permesso nel 2013 di coprire l’8% della produzione elettrica nazionale su base annuale e quote che vanno dal 20-25% nelle ore diurne dei giorni lavorativi a oltre il 50% nei giorni festivi. Sono risultati straordinari che hanno consentito di:•ridurre il prezzo dell’energia nella Borsa elettrica di quasi la metà, effetto positivo che però non passa all’utente finale! Il Ministero dello Sviluppo Economico dovrebbe concentrarsi su come risolvere questa questione invece che accanirsi contro il fotovoltaico. Qui sì che ci sono le vere speculazioni!

•ridurre le spese di importazione per combustibili fossili di diversi miliardi di euro all’anno (corrispondente miglioramento della bilancia dei pagamenti nazionale)

•salvare centinaia se non migliaia di vite umane (meno emissioni dalle centrali a combustibile fossile significa molti meno tumori)

•creare un’occupazione indotta importante e stabile grazie alle manutenzioni degli impianti
Il cambio retroattivo delle regole interessa ben 11 dei 18 mila MWp di impianti fotovoltaici installati in Italia.

Vuol dire che si sta mettendo a rischio oltre il 60% della produzione di energia elettrica fotovoltaica italiana, pari a quasi il 5% della copertura della produzione elettrica nazionale. E ricordo che si tratta di una produzione nazionale, in quanto non dipende da alcuna fonte energetica estera. Mi sembra semplicemente assurdo sostituire questa produzione di energia pulita e inesauribile (ricordo che gli impianti funzionano ben oltre i 20 anni del Conto Energia) con energia fossile inquinante e pure proveniente dall’estero…”

Presidente Renzi infine, per la fiducia e la stima che ripongo in Lei, voglio pensare che su tale provvedimento sia stato poco e male informato e che possa avere ancora la possibilità di rimetterlo in discussione. Sempre perché credo nel programma di cambiamento di questo paese che ha in mente, mi permetto di invitarla a mettere tra le Sue priorità un serio Piano Energetico da cui emergerà in modo plastico che l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e l’accumulo in batterie di ultima generazione, la mobilità elettrica dovranno avere un ruolo sempre più determinante nelle scelte strategiche del suo governo come già per molti altri paesi dell’Europa e del resto del mondo, “rottamando” finalmente le logiche che hanno guidato fino ad oggi la politica energetica.

Cordiali saluti

Ing. Carlo Giangregorio