Telecom e il messaggio “green” dei Club Dogo: «Spacco tutto». Ma non era ecologico?

[24 luglio 2013]

Lo stile è quello dell’hip hop italiano, ovvero il cantante (o il gruppo) belloccio e iper tatuato che scimmiottando gli omologhi oltreoceano canta il suo pezzo con l’aria che oggi si direbbe “wannabe”. Tutti lucidi e palestrati, ovviamente con il consueto stuolo di ragazze, anzi, corpi femminili che si lavano (vestite) sotto docce avveniriste o ballano riuscendo a trovare la spinta libidinosa anche se stanno pensando al global warming.

Quanto al trash l’Italia non si è mai fatta mancare nulla e il video di cui stiamo parlando entra a pieno titolo nella classifica estiva delle cose brutte e dannose. Telecom Italia è a capo di questo – a nostro parere – clamoroso epic fail con la rilettura di una nota canzone hip hop del gruppo “Club Dogo” a un messaggio “ecosostenibile” (vedi video in fondo pagina).

In occasione della Giornata mondiale della Gioventù, Telecom e il gruppo musicale hanno lanciato il video, insieme a “Respect”, un’applicazione per smartphone pensata come un prontuario per rendere le varie azioni quotidiane più sostenibili dal punto di vista ambientale.

Ma a guardare il video l’entusiasmo ecologista finisce subito. Già il titolo: “Spacco tutto”, e poi: «Quando arrivo devi farmi passare, Se rispetto devi rispettare. E voglio dire a tutta la gente non spaccate l’ambiente. Poi è l’ambiente che vi spaccherà – spacco tutto e dopo aggiusto tutto zio, spacco tutto e dopo aggiusto tutto zio». Questo è uno dei refrain. Per carità, parliamo di hip hop: il “rispetto” è tutto. Non importa se indossi abiti prodotti dall’altra parte del mondo da minorenni maltrattati o se il tuo stile di vita consuma 10 volte tanto rispetto ad un tuo coetaneo sudamericano: «Quando arrivo devi farmi passare».

Ma il Club Dogo – sotto il caustico mirino anche di Elio e le Storie Tese – non è il solito gruppo stereotipato e spendaccione. Ci tiene a far conoscere il proprio impegno: «Ho la differenziata zio così non mischio niente. Ho il sacco trasparente risparmio la corrente. Consumo intelligente rispetto per la gente». Intanto in sottofondo le ragazze continuano a farsi la doccia – una procapite s’intende: l’acqua viene giù che è una meraviglia, ma non è spreco, è forse solo la metafora del ripulire l’ambiente?

E mentre viene improvvisato un basket-differenziato, le decine di lampadine accese – notoriamente simbolo del risparmio energetico – mostrano di nuovo i contorni delle ragazze, le mazze da golf esibite dai rapper che “spaccano”, le scritte sulle nocche delle mani. Le stesse lampadine che alla fine verranno spaccate proprio per mostrare – provocatoriamente, s’intende – la lotta allo spreco di energia.

L’ecologia, cara Telecom, è prima di tutto una condizione della mente, come ci ricordava Gregory Bateson. È un sistema, un insieme di pratiche, l’accettazione della complessità sociale e relazionale dell’animale uomo, del suo “io” e del suo rapporto con il mondo, dei suoi limiti, della sua condizione subordinata e dipendente.

Si dirà che Bateson ricordava anche che la madre più efficace è quella che offre al suo bambino un gelato dopo che è riuscita a fargli mangiare gli spinaci. Un gelato però, non una caramella avvelenata. Perché l’estetica proposta, lo stereotipo del “cool” a tutti i costi, delle donne presenti solo come ornamento, e di questa logica che lega il dovere civico e ambientale alla sola prospettiva dell’accettazione sociale e “dell’empowerment” individuale (e individualista), è il trash in senso letterale: è questa la spazzatura più difficile da smaltire, non solo quella che raccolgono i camion tutte le mattine.

Ma la rete non perdona, e i commenti esplosi in meno di una giornata sono spesso impietosi. Basta leggerne qualcuno degli oltre 200 che a 24 ore dalla pubblicazione del video su You tube sono stati scritti dagli utenti: “jake” dice “cerco di girare a piedi così l’aria non si riempe di fumo” detto da uno che ha un Harley-Davidson e una Porsche 911”; un altro aggiunge: “Mi viene voglia di inquinare”, qualcuno si chiede: “I Dogo in quale sacco vanno messi? Vorrei riciclarli in modo pulito, se fosse possibile!”

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