Anses invita ad un uso accorto e moderato, ma non c'è "causa-effetto" con i tumori

Cellulari e wi-fi, nuovo studio sulle conseguenze per la salute

[16 ottobre 2013]

Le Radiofrequenze (Rf) e le onde elettromagnetiche di telefonini e wi-fi in particolare, sono da tempo oggetto di preoccupazione per la salute dei cittadini, in Italia come in altri paesi. Del resto l’evoluzione verso nuove tecnologie di comunicazione wireless e il cambiamento dei segnali radio utilizzati, insieme all’aumento del numero di utenti e tipi di impiego, ha portato ad una crescente esposizione alle radiofrequenze. Ciò implica la necessità di un continuo aggiornamento di analisi e studi di settore.

In Francia, l’Anses (Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnement et du travail) ha aggiornato lo stato di conoscenza in materia, rendendo  noti i risultati della valutazione del rischio per l’esposizione a radiofrequenza, effettuata sulla base di una ampia revisione degli studi internazionali pubblicati dal 2009.

Tra l’altro Anses ha istituito nel 2011 un gruppo permanente di esperti sul tema “Rf e salute”, in grado di rispondere alle domande di tutte le parti interessate. Durante questo ultimo lavoro, durato due anni, sono stati analizzati tutti i potenziali effetti sulla salute (anche quelli cancerogeni), delle radiofrequenze, e i loro livelli di evidenza classificati in base al  metodo proposto dal centro internazionale di ricerca sul cancro (Iarc) e dell’Oms. I risultati non portano particolari novità rispetto alle conoscenze acquisite negli ultimi anni. Infatti la valutazione dei rischi non rivela effetti comprovati sulla salute anche se alcune pubblicazioni suggeriscono un possibile aumento del rischio di tumore al cervello, nelle persone che utilizzano in modo intenso i telefoni cellulari.

Le conclusioni quindi sono coerenti con la classificazione di radiofrequenza proposta dall’Organizzazione mondiale della sanità come “possibilmente cancerogena” per gli utenti di telefoni cellulari che ne fanno un uso inteso e prolungato. Lo studio inoltre conferma la potenziale correlazione tra Rf ed  altri effetti biologici, in esseri umani o animali,  già segnalati in passato, anche se non è semplice il legame causa-effetto visto le “interferenze” con altre esposizioni ambientali. Comunque le Rf  possono influenzare il sonno, la fertilità maschile e le prestazioni cognitive.

Nel documento, tra l’altro, gli esperti spiegano la differenza fra effetti biologici, che sono «cambiamenti di ordine biochimico, fisiologico o comportamentale che vengono indotti in una cellula, un tessuto o un organismo in risposta a uno stimolo esterno», ed effetti sanitari, che sopraggiungono «soltanto quando gli effetti biologici superano i limiti di adattamento del sistema biologico».

Alla luce di questi elementi, nello studio non vengono evidenziati effetti certi sulla salute, tali da proporre nuovi limiti di esposizione a Rf per la popolazione, ma in ogni modo Anses invita a limitare l’esposizione alle frequenze radio, soprattutto per i soggetti più vulnerabili. L’Agenzia quindi raccomanda: per utenti adulti di telefonia mobile ad alta intensità (in modalità di conversazione), di utilizzare gli auricolari con cavo o il vivavoce, e di favorire l’acquisto di telefoni a basso tasso di assorbimento specifico; ridurre l’esposizione dei bambini, incoraggiando un uso moderato dei telefoni cellulari evitando che con essi ci si intrattenga in attività ludiche. Al contempo per Anses è necessario continuare a migliorare la caratterizzazione dell’esposizione pubblica in ambiente esterno e interno, mediante l’attuazione di campagne di misura specifiche.