Sulla teologia del Mose e l’evoluzione del nordest italiano

"Secondo lei, noi discendiamo dalla scimmia o siamo un prodotto della mano di Dio?" Leggendo le risposte, confondersi tra la diga e Mosè è un attimo

[10 giugno 2014]

A Venezia, dopo lo scoppio dell’inchiesta Mose, sembra non arrivare più il day after: ogni giorno che passa lo scandalo si allarga, e allarga le implicazioni ambientali – oltre che giudiziarie – della vicenda. Oggi l’assessore veneziano all’ambiente, Gianfranco Bettin, denuncia sull’Ansa che il susseguirsi degli accertamenti è arrivato a portare a galla implicazioni sulle ormai annose bonifiche di Porto Marghera, «illuminando crudamente questo dramma nel dramma in cui la crisi di un modello industriale ha prodotto gravi problemi occupazionali e sociali, oltre che sanitari, e lascia in eredità un disastro ambientale senza precedenti».

Nel mentre proseguono le verifiche antimafia della Guardia di Finanza e i cittadini veneti, giustamente schiumanti di rabbia, hanno sospeso a suon di fischi e contestazioni la seduta comunale presieduta dal vicesindaco Sandro Simionato (il sindaco Orsoni è stato arrestato). Ma com’è possibile che proprio tutti, anche nel produttivo e sagace nordest, robusta locomotiva italiana così lontana (solo geograficamente, pare) da altre aree del Paese ben più disagiate, non abbiano individuato prima un marciume di tali dimensioni, dal 1975 – anno in cui il ministero dei Lavori pubblici indisse il primo appalto – ad oggi? La risposta potrà (forse) darla solo la magistratura, ma indizi antropologicamente interessanti si trovano sparpagliati in ogni dove.

In particolare, colpiscono i dati recentemente raccolti dall’istituto di ricerca politica e sociale fondato da Ilvo Diamanti, Demos&Pi. Il sondaggio, condotto su un campione statisticamente rappresentativo di 1005 persone nel nordest italiano, voleva indagare attorno a una semplice domanda: Secondo lei, noi discendiamo dalla scimmia o siamo il prodotto di un disegno superiore o della mano di Dio? Fatto salvo che si potrebbe obiettare una formulazione controversa (si può credere in un disegno superiore e al contempo accettare la teoria dell’evoluzione), l’insospettabile risultato è che ancora oggi «il nordest si trova spaccato tra Darwin e Dio. Il 43% propende per il secondo (allargando lo sguardo a tutta Italia si arriva al 47%), mentre solo il 46% si dice convinto di appoggiare le teorie del naturalista britannico. Percentuali che tra l’altro cambiano di molto a seconda dell’età dei soggetti, del loro titolo di studio, della loro eventuale frequentazione parrocchiale. Il 65% degli intervistati con un più basso livello di istruzione propende infatti per la generazione da mano divina, come il 69% di quanti non si perdono una Messa domenicale.

Che c’entra tutto questo col Mose? Nulla, ovviamente, è solo una provocazione. Ma dà un’idea di quanto l’italiano medio e l’approccio scientifico alle cose corrano ancora oggi su binari tutto sommato paralleli. E in questo caso si parla di concetti relativamente con cui oggi fortunatamente familiarizzano a scuola tutti i bambini, figurarsi che succede quando il tema è il cambiamento climatico, o un  MOdulo Sperimentale Elettromeccanico (Mose) per la difesa di Venezia e della laguna dalle acque. A confondersi tra Mose e Mosè ci si mette un attimo.