Toscana, il commercio al dettaglio rimane in crisi. Ma sappiamo cosa sperare?

[23 settembre 2013]

I dati contenuti nel Rapporto sulla congiuntura delle imprese del commercio al dettaglio in Toscana, consuntivo II trimestre 2013-aspettative III trimestre 2013 (elaborato dall’Ufficio Studi di Unioncamere) confermano che la tanto auspicata e annunciata “ripresina” è ancora lontana.

I numeri sui consumi interni non fannno intravedere nessuna luce in fondo al tunnel e quelli che sono stati i commenti su una “fine crisi” imminente fatti da esponenti politici, anche qualche settimana fa, sono più iniezioni ricostituenti di ottimismo al Paese (a cui ci uniamo ovviamente, guai a deprimersi) che trend individuati a fronte di dati reali.

Di fatto in Italia le vendite al dettaglio calano del 7,6%, e il segno è negativo pure in Toscana (- 4,8%), anche se il secondo trimestre del 2013 registra la prima frenata di rilievo che si insinua nel calo costante delle vendite al dettaglio, in corso da tempo. «Il calo del potere d’acquisto delle famiglie continua a darci la dimensione della crisi che stiamo attraversando. Ma la Toscana continua a registrare un calo inferiore al dato nazionale, anche grazie agli interventi della Regione per mitigare i disagi sociali ed economici- ha sottolineato l’assessore regionale al Commercio, Cristina Scaletti- Non possiamo parlare ancora di un vero e proprio cambio di rotta, ma sta aumentando, anche se di poco, la fiducia dei commercianti e al contempo cresce la voglia di reagire e di riorganizzarsi per uscire dalla crisi. Per far fronte a questa difficile situazione la Regione sta lavorando d’intesa con tutte le categorie all’organizzazione degli Stati degli generali del Commercio».

Entrando nel dettaglio dei dati, si registra la perdita secca di ipermercati, supermercati e grandi magazzini (-2,3% Toscana, -1,9% Italia): la flessione arriva dopo tre anni di sostanziale equilibrio e un balzo in avanti (+2,4%) registrato nell’ultimo trimestre 2012. Per quanto riguarda il comparto merceologico gli specializzati alimentari e non alimentari chiudono il II trimestre con una perdita di circa il 5% ed un risultato migliore rispetto alla media nazionale, soprattutto per quanto riguarda gli alimentari. Fra i non alimentari, tutte le diverse tipologie merceologiche specializzate rallentano le dinamiche negative degli ultimi trimestri: gli andamenti maggiormente negativi restano quelli registrati nel segmento “abbigliamento e accessori” (-6,0%) e fra i “prodotti per la casa ed elettrodomestici” (-6,3%). Nel II trimestre 2013 continua a ridursi, anche a causa dell’ennesima flessione dei non alimentari (-0,6%). Il dato positivo degli alimentari (+0,7%) è invece trascinato verso l’alto dalla performance degli specializzati nel segmento food (+1,6%).

Se l’andamento dell’inflazione ha evitato numeri peggiori, pare comunque che aumenti la fiducia dei commercianti relativamente agli andamenti attesi nel III trimestre, per la “normalizzazione” delle giacenze di magazzino. L’assessore intanto ha ribadito gli impegni a sostegno delle imprese: «La Regione sta intervenendo per semplificare la vita alle Pmi, alleggerendo il peso della burocrazia attraverso la revisione del Codice del Commercio e rendendo più agevole l’erogazione dei finanziamenti. Da sottolineare inoltre i benefici già registrati dal potenziamento delle attività dei Centri commerciali naturali, in grado di intensificare e vivacizzare la vita economica e sociali dei centri storici, e il lavoro svolto con Vetrina Toscana, il fortunato progetto regionale che sostiene e promuove la ristorazione e il piccolo commercio», ha concluso Scaletti.

Le crisi economico-finanziarie, sociali ed ambientali che sono acclarate da più di un lustro qualcosa devono pur aver insegnato. Seppur in un momento difficile sarebbe opportuno che la politica approfondisse l’analisi di fronte a numeri torbidi, e indicasse quali sono i settori che devono “crescere” e quali no, quali politiche del commercio sostenere e quelle da abbandonare. Il consumo per il consumo, senza regole, e la corsa all’accaparramento dei beni “usa e getta” come se abitassimo in un pianeta dalle risorse infinite, è quello che in buona parte ha scaturito direttamente o indirettamente la crisi in cui ci troviamo, e una sua ripresa – se e quando arriverà – di per sé non potrebbe certamente essere una buona notizia.