Oggi Milano è vittima dello smog, ma il 2015 per la città non è stato un anno come gli altri

Tra Expo e pallone: ospitare un grande evento è un gioco che vale la candela?

A 2 mesi dalla chiusura dell’Esposizione universale, una valutazione sugli impatti economici

[30 dicembre 2015]

expo milano

A fine ottobre 2015 si è concluso l’Expo a Milano e, al di là dell’evidente successo di una manifestazione che ha visto la partecipazione di più di 20 milioni di persone da tutto il mondo, la domanda che si fanno tutti gli esperti è: organizzare un evento di queste proporzioni è un gioco che vale la candela?

È molto difficile districarsi, tra i detrattori di Expo da una parte e gli #expottimisti dall’altra, alla ricerca di numeri o fonti di dati affidabili che consentano di rispondere alla domanda qui sopra. Il tifo e le ideologie, in una metà campo come sul lato opposto, rischiano di prendere il sopravvento rispetto a un’onesta disamina dei pro e dei contro.

Noi, quindi, cerchiamo di fornire una possibile risposta aggirando, in qualche modo, lo stadio dove si confrontano a colpi non sempre troppo alti le due fazioni. E la cosa curiosa è che lo faremo servendoci proprio dei dati sui tifosi per cercare di produrre una risposta sensata: proprio il calcio, infatti, costituisce un terreno di dati e un laboratorio sperimentale ideale dove poter raccogliere informazioni e numeri che servano anche per inferenze relative a questioni che esulano dal terreno di gioco e che, come in questo caso, riguardano importanti argomenti di politica pubblica.

Sono molti gli studi dedicati alle manifestazioni sportive e i dati che emergono da questi ultimi non sembrano fornire indicazioni confortanti rispetto alle ricadute di un evento internazionale sull’economia del paese che lo ospita.

In realtà un articolo dedicato all’organizzazione della coppa del mondo in Francia nel 1998[1] mostra che un effetto significativo sull’economia francese è stato raggiunto, ma che ha riguardato solo il calcio. La presenza negli stadi francesi, infatti, è aumentata considerevolmente dopo il mondiale e si è mantenuta su alti livelli nei dieci anni successivi. Lo studio mostra tuttavia che ciò è avvenuto anche a discapito di un altro sport, il basket, dapprima molto seguito in Francia e, successivamente al mondiale, caduto un po’ in disgrazia.

Diversi articoli si soffermano poi sulle metodologie di analisi che vengono utilizzate per stimare gli effetti di un Mondiale o di un Olimpiade sull’economia[2]: si parla della cosiddetta Scba (Social cost-benefit analysis), un’analisi che imputa e simula costi e potenziali benefici. Il fatto è che non è semplice valutare monetariamente le potenziali ricadute di un evento, poiché spesso si tratta di fattori imponderabili (un generale senso di euforia in caso di vittoria, per esempio, o l’orgoglio nazionale che deriva dall’ospitare un evento importante).

Quando si cercano fattori più oggettivi, i risultati sono contrastanti: un brillante studio dedicato ai mondiali tedeschi del 2006[3], infatti, ha cercato di stimare la correlazione tra l’organizzazione dell’evento e la disoccupazione, concentrandosi in particolare sulle città che hanno ospitato una partita. Purtroppo il risultato non si discosta statisticamente dallo 0.

Insomma, un evento della portata di un mondiale di calcio non sembra aver prodotto effetti duraturi sull’economia tedesca: certo, Expo da un lato è durata 6 mesi, un periodo molto più ampio di quello che contraddistingue un Mondiale, un Europeo o un’Olimpiade. Allo stesso tempo, però, si tratta di un evento di scala mediatica sicuramente inferiore e che, non necessariamente, tra l’altro, si traduce in investimenti infrastrutturali di grande portata per la città ospitante.

Una possibilità che però sembra costituire un deciso punto a favore dell’organizzazione di simili eventi riguarda i potenziali flussi turistici, il che sicuramente concerne anche Expo.

Un’analisi dedicata ai mondiali del Sud Africa del 2010, dal titolo accattivante La mano invisibile di Thierry Henry[4], argomenta a favore del fatto che un effetto indiretto che deriva dall’ospitare un mondiale di calcio potrebbe essere l’aumento dei flussi di turismo da paesi che, tradizionalmente, non generano molta domanda nei confronti del paese ospitante.

Proprio considerando il caso della Francia, che si è qualificata fortunosamente per i mondiali del 2010 battendo all’ultimo secondo un’arrabbiatissima Irlanda con un goal di mano di Henry, si mostra come il flusso di turisti francesi (in luogo di quelli irlandesi) verso Johannesburg avrebbe prodotto un aumento netto della domanda di turismo in Sud Africa dell’1%.

Di fatto, però, si tratta di stime molto complesse e la loro affidabilità concerne anche fattori non trascurabili quali l’importanza e la rilevanza del calcio nel paese che decide di ospitare una competizione.

Uno dei fattori più imponderabili riguarda proprio l’euforia che l’organizzazione di un evento mondiale produce sul paese che ospita lo stesso e che, di conseguenza, potrebbe fare da traino all’intera economia. Esiste questo fattore ‘feel good’ e, se esiste, si può misurare?

Ci ha provato per il calcio il solito Szymanski insieme a Kavetsos con uno studio pubblicato sul Journal of Economic Psychology nel 2010[5]. Vengono studiati sia le Olimpiadi, sia i Mondiali di calcio, sia gli Europei in 12 occasioni che concernono, appunto, eventi in cui l’organizzatore è un paese europeo. Questo perché i dati sulla felicità sono presi dall’Eurobarometro, un’indagine che, dal 1974, raccoglie informazioni sul benessere soggettivo dei cittadini di Belgio, UK, Danimarca, Italia, Spagna, Portogallo, Olanda, Grecia, Lussemburgo, Germania e Irlanda.

Correlando questi dati con l’organizzazione di un grande evento sportivo, il risultato è che la vittoria di un paese ha effetti assolutamente trascurabili sulla felicità del paese stesso, mentre l’euforia del paese organizzatore è duratura e molto più significativa. Buone notizie, quindi, per Milano, che ha visto il team di Voices from the Blogs monitorare il sentiment di Expo con l’Expobarometro, un indicatore di felicità misurata, in una scala 1-100, attraverso twitter e la rete, che ha segnato per i 6 mesi una media di 70.4. Quindi, nessun dubbio che Expo sia stato un evento molto partecipato e di indubbio successo mediatico e di mood: come questa euforia possa, poi, tradursi in un maggiore tasso di crescita dell’economia, è tuttavia questione molto complessa e, probabilmente, oggetto essa stessa di ulteriori spunti di ricerca.

[1] Falter, Perignon e Vercruysse, Impact of Overwhelming Joy on Consumer Demand, Journal of Sports Economics, Vol.9 no.1, pp.20-42

[2] E ciò potrebbe benissimo valere anche per un’Esposizione Universale

[3] Hagn e Maennig (2015), Large sports events and unemployment: the case of 2006 soccer World Cup in Germany, Applied Economics, 41, pp. 3295-3302

[4] Fourie e Santana Gallego (2015), The invisible hand of Thierry Henry: world cup qualifications and host countries tourist arrivals, Journal of Sports Economics, pp.1-17

[5] Szymanksi e Kavetsos (2010), National well-being and international sports events, Journal of Economic Psychology, 31 pp. 158-171