Troppa fiducia nel progresso scientifico fa male all’ambientalismo

[8 settembre 2014]

Nello studio“Affirming belief in scientific progress reduces environmentally friendly behavior” pubblicato sull’ European Journal of Social Psychology Meijers e Rutjens dimostrano con 4 esperimenti che raffigurare la scienza come una rapida progressione, che permetterebbe così alla società di controllare i problemi connessi all’ambiente naturale e alla salute umana in un futuro non troppo lontano, va a detrimento di un comportamento ecologico perché il frame conferma le percezioni di un mondo ordinato (contro uno caotico). Questo a sua volta influenza negativamente la probabilità di impegnarsi in un comportamento ecologico. Allo stesso tempo, comunicare  le questioni (contro le affermazioni) sollevate dal progresso scientifico porta ad abbassare la percezione di un aumento della sua importanza e conseguentemente aumenta i  comportamenti rispettosi dell’ambiente. Questi risultati dimostrano che quando l’obiettivo è quello di promuovere atteggiamenti e comportamenti rispettosi dell’ambiente, non esagerare sul progresso scientifico aiuta».

Insomma, se la gente pensa che ci sia una soluzione tecnologica ad un problema ambientale, perde interesse a dare una mano a risolverlo, un problema già noto tra gli ambientalisti e gli scienziati più avveduti che sanno quanto danno possano fare, per la mancata comprensione del pericolo imminente di una catastrofe climatica, promesse di soluzioni geo-ingegneristiche che promettono di fermare il cambiamento climatico di origine antropica, presentate come più facili, più convenienti ed immediate di norme che riducono le emissioni di CO2.

Concentrarsi esclusivamente sulle tecnologie futuristiche per risolvere i problemi climatici, ambientali e della biodiversità del nostro pianeta sarebbe, nella migliore delle ipotesi, una distrazione, Nel peggiore dei casi, dando modo alla gente di pensare che comunque saremo in grado di escogitare una tecnologia che ci tirerà semplicemente fuori dai guai, la renderà apatica  e poca disposta  a realizzare cambiamenti nel breve termine.

Tra i 100 studenti dell’università di Amsterdam serviti come campione per una parte della ricerca, i fan, informati o meno, del “progresso” lo leggono in una prospettiva uniformemente positiva, lodando i progressi della medicina e delle nuove tecnologie per combattere il cambiamento climatico. Gli altri sottolineano che killer  come il cancro non sono stati ancora sconfitti e che le soluzioni tecnologiche ai problemi ambientali hanno molti limiti e ancora più rischi. I “pessimisti” concordato di più con l’idea che «le nostre vite sono regolate da casualità» e secondo Meijers e Rutjens «Questi atteggiamenti hanno conseguenze su come agiamo. Ci rilassiamo quando il mondo appare ben ordinato e il futuro prevedibile, grazie ai nostri sforzi o perché ci fidiamo degli altri in grado di gestire le cose. Questi agenti potrebbero essere la famiglia, il governo, o Dio ed ora, secondo questa nuova ricerca, il “progresso scientifico” può essere aggiunto alla lista».

In un altro esperimento con più partecipanti, gli studenti che avevano letto gli articoli sul progresso scientifico hanno continuato a mostrare un minor numero di atteggiamenti ed intenzioni pro-ambientaliste rispetto a quelli scettici, pur concordando con affermazioni del tipo “Credo che la raccolta differenziata sia inutile”.  Ma quando gli studenti si sono confrontati  con il dover prendere decisioni ipotetiche, i fan della tecnologia ha scelto di spendere meno soldi per i sistemi di disinquinamento delle emissioni delle industrie, ed erano meno propensi a selezionare le opzioni biologiche quando facevano lo shopping, anche se la differenza in questo caso è stata marginale.

Quanto più, come individui, crediamo che il progresso scientifico sia la chiave per risolvere i nostri problemi ambientali, tanto meno ci sentiamo in dovere di fare qualcosa.

Descrivendo lo studio la British Psychological Society, da alcune dritte agli ambientalisti : «”Se stanno già facendo qualcosa, allora non devo farlo anche io” è la pigra agenda nella maggior parte delle situazioni, ma è difficile pensare ad una applicazione più sbagliata rispetto al mantenimento del nostro ambiente vitale. La scienza non può attenuare pienamente le crisi ambientali in corso, quindi – sia attraverso le abitudini quotidiane, l’efficienza energetica o le decisioni una tantum di investire in una casa lontana da una piana alluvionale – dobbiamo essere pronti a fermarci. A sostegno di questo, i comunicatori scientifici dovrebbero essere cauti nel presentare la scienza come una forza inarrestabile, e invece evidenziare la verità affascinante: si tratta di un processo di ricerca che non fa promesse».

L’altro corno di questa vicenda potrebbero essere l’ambientalismo a-scientifico e “complottista”  o l’estremismo animalista che vedono spesso la scienza come nemica, ma questa è un’altra storia che meriterebbe probabilmente un’altra ricerca.