TTIP, aumenta il fronte del no: 11 ottobre manifestazione mondiale

[7 ottobre 2014]

L’appuntamento è l’11 ottobre prossimo. In decine di Paesi, migliaia di organizzazioni della società civile europea e statunitense si mobiliteranno per rilanciare in grande stile l’opposizione al TTIP, la TransatlanticTrade and Investment Partnership, il più grande accordo bilaterale per la liberalizzazione del commercio mai negoziato in epoca moderna. Con oltre due miliardi di dollari di scambi al giorno tra Stati Uniti e Unione Europea, i due colossi al tavolo negoziale, si stanno creando le basi per un’area di libero scambio che varrà potenzialmente il 40% del Prodotto interno lordo mondiale.

Ma non sono (solo) le dimensioni a rendere questo accordo “storico”. C’è la componente geopolitica che non è da meno: un trattato come il TTIP consentirebbe agli Stati Uniti di ritrovare centralità nello scacchiere economico mondiale, ormai sovra determinato dalle politiche dei BRICS, soprattutto se  fianco del TTIP l’Amministrazione Obama riuscirà a portare a casa anche il corrispettivo con i Paesi del Pacifico (il TPP), diventando così Pivot degli scambi tra gli oceani, nel tentativo di ridimensionare le ambizioni cinesi e indiane.

Ma c’è di più. A differenza dei convenzionali FTAs (Free TradeAgreements, trattati di libero scambio) in questo caso non sono in discussione i dazi doganali, già abbastanza bassi per l’85% delle linee tariffarie (attorno al 3-5%), ma le normative e gli standard. Obiettivo principale è fluidificare i commerci attraverso una semplificazione normativa che passa per una generale armonizzazione, un approccio che potrebbe far risparmiare alle imprese transnazionali quasi il 25% dei costi di transazione e permetterebbe alle aziende di avere a che fare con meno regole e, probabilmente, con norme meno stringenti.

E’ la differenza di approccio tra USA e UE a preoccupare di più. Il cosiddetto Principio di precauzione, presente anche all’interno dei testi fondativi dell’Unione, non è riconosciuto oltreoceano, dove i prodotti possono essere commercializzati con controlli minimi salvo poi essere ritirati dal mercato se giudicati nocivi (con l’onere della prova sui controllori pubblici, non sulle imprese). Non è un caso che negli USA siano tollerati gli OGM per consumo umano, l’uso intensivo di antibiotici in allevamento, ormoni per la crescita esponenziale del bestiame. Un’armonizzazione normativa, sulla base del principio dello “stesso campo di gioco” per la competizione tra le imprese, metterebbe in discussione tutte quelle regole e norme che, in Europa, tutelano ambiente e consumatori da prodotti così sospetti.

Il TTIP non si ferma però alla convergenza degli standard. Prevede un arbitrato di risoluzione delle controversie, l’ISDS, a cui si potranno appellare le imprese denunciando un Governo nel momento in cui ritenessero che un Paese, attraverso norme e leggi democraticamente votate dalle sue istituzioni, stia mettendo in discussione le loro aspettative di profitto. Miliardi di euro di compensazioni, dalle risorse pubbliche, per compensare le aspettative mancate di un privato. Un’eversione delle regole che governano una comunità umana, e che ha già avuto precedenti illustri come la richiesta portata avanti da Veolia, il colosso dell’acqua, contro il Governo egiziano per la sua scelta di aumentare il salario minimo a tutti i lavoratori, perché andrebbe contro agli impegni presi nel quadro del partenariato pubblico-privato firmato con la città di Alessandria per lo smaltimento dei rifiuti. L’ISDS darebbe un potere enorme ai privati, mettendo nelle condizioni i Paesi, in caso di sentenza sfavorevole, di versare ricche compensazioni alle aziende, o di dover cambiare normative votate democraticamente dai propri parlamenti.

Per questo la società civile delle due sponde dell’Oceano si sta mobilitando. In Italia la campagna Stop TTIP vede quasi settanta realtà, da Organizzazioni non governative come COSPE e Fairwatch, a organizzazioni come Attac, da sindacati come i Cobas e la Fiom a Associazioni come l’Arci e Legambiente, passando per comitati locali e gruppi di cittadini. Una campagna che sta crescendo sempre più grazie anche alla formazione di comitati locali come quelli di Milano, Torino, Firenze, Modena e che sta cercando di rompere il muro di silenzio che c’è in Italia su questo trattato. Un negoziato lasciato segreto dalla Commissione europea (è quasi impossibile avere accesso ai documenti negoziali) nel tentativo di evitare opposizioni da parte dei cittadini europei, ma che grazie alle campagne della società civile sta cominciando a emergere in tutta la sua gravità.

I negoziatori si troveranno nuovamente tra fine settembre e i primi di ottobre a Washington, per procedere con un trattato che dovrebbe chiudersi nel 2015, nonostante le perplessità già espresse da una parte del Parlamento europeo e dal Congresso statunitense (che ancora non ha dato carta bianca a Obama per procedere più speditamente).  Movimenti hanno affiancato diversi appuntamenti: l’11 ottobre nelle due sponde dell’Oceano Atlantico, il 14 ottobre a Roma in occasione dell’evento di alto livello organizzato dal Governo italiano sul TTIP, l’8 novembre sempre a Roma per l’assemblea nazionale della Campagna Stop TTIP.

Alberto Zoratti – Responsabile settore “Economia e Diritti del lavoro” di COSPE

Guarda il videoCoda di visualizzazione Coda TV __count__/__total__ “Cos’èil TTIP Transatlantic Trade Investment Partnership” http://www.youtube.com/watch?v=e1hNnYNMZ7U

Ida Gravina

Servizio Civile Regionale

Ufficio Comunicazione – Cospe Onlus

www.cospe.org