E tu di ambiente ne sai più di un quindicenne? Le domande dei test Ocse per la scuola

Partiamo dall’ozono, questo sconosciuto: i quesiti in fotogallery

[16 settembre 2014]

All’alba del giorno dopo il D-Day per la scuola italiana, quando la maggioranza delle ragazze e ragazzi d’Italia sono tornati alla loro palestra di vita, farebbe bene a tutti rimettersi in gioco. Per questo avanziamo una domanda provocatoria: come ve la cavereste a quindici anni se vi domandassero d’ambiente? Per chi volesse davvero mettersi alla prova abbiamo selezionato alcune delle domande più interessanti che, nel corso degli anni e dei vari test Ocse-PISA, sono state rivolte sul tema agli alunni italiani, nostri figli o fratelli e sorelle minori. Prima di pensare ai loro, di risultati, mettiamoci la faccia (e, per chi rimanesse nel dubbio, verranno fornite le risposte nei giorni a seguire sui nostri social network: stay tuned!).

Dopotutto, si ripete che la scuola è centrale per il presente e futuro di un Paese, ma finora si è adempiuto a questo mantra a suon di tagli ai finanziamenti. Ora si promette una svolta, ma il passato non si cancella. E i risultati negli ultimi test PISA dell’Ocse, che valutano i quindicenni d’Italia mettendoli a confronto con quelli degli altri paesi, per il momento non sono incoraggianti. Ci sono stati miglioramenti, ma si arranca e i risultati rimangono sotto la media conquistata dai partner.

Non è che alla scuola non si dà la giusta importanza non per bieco cinismo, ma perché gli adulti hanno preso ormai troppe distanze dal mondo dell’istruzione? In fin dei conti, la fetta più matura della popolazione italiana rimane ahinoi per un buon 70% nell’ambito dell’analfabetismo. E parliamo qui di competenze generali.

Per quanto riguarda l’ambiente e la sostenibilità delle attività umane che vi hanno a che fare – ossia, praticamente tutte –, a giudicare dalle scelte pubbliche e private sinora portate avanti c’è da immaginare ancor di peggio.

La buona scuola di Matteo Renzi vorrebbe ripartire dal quartiere Brancaccio di Palermo, dove il premier è andato in visita per commemorare don Pino Puglisi a ricordare quanto sia ancora forte la mafia da combattere. Anche i ministri dell’esecutivo hanno risposto all’appello del presidente del Consiglio, e si sono recati ognuno in un diverso istituto scolastico per benedire questo nuovo anno che inizia.

C’è un che di stucchevole in questa retorica della scuola, accompagnata ovunque dal coro di voci bianche che accoglie l’alta carica dello Stato in visita, ma al contempo rivendica un’attenzione che – nel bene o nel male, lo vedremo a riforma approvata e negli anni a seguire – il governo s’impone d’avere nei confronti di un mondo, quello che vive tra i banchi nelle classi, che non ha avuto vita facile in Italia da molti anni a questa parte. E per cominciare al meglio, qualche test di ripasso sull’ambiente non farebbe male neanche al governo.