Tu quoque Vendola! Addio narrazione ecologica: «Basta con eolico e fotovoltaico»

[31 marzo 2014]

La politica, non sfugge a nessuno, spesso è fatta anche di grandi promesse e repentini riposizionamenti. A volte queste giravolte sono più spettacolari perché  a compierle sono personaggi politici che hanno saputo rappresentare nel corso della loro lunga carriera aspettative di cambiamento e novità. Sembra volersi iscrivere a questa categoria il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il quale ha riservato spazio importante nella sua narrazione all’importanza dello sviluppo delle energie rinnovabili, portando ad esempio il territorio da lui amministrato come eccellenza italiana.

Qualcosa evidentemente deve essere cambiato, perché ieri (30 marzo) molti avranno dovuto leggere due volte la sua intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno il cui senso è perfettamente riassunto nel titolo «Basta con eolico e fotovoltaico, la Puglia deve girare pagina». Nel testo tutta una serie di considerazioni, sostanzialmente riconducibili al concetto della Puglia vista come terra di conquista, che sconta addirittura un’eccessiva produzione elettrica tramite il fotovoltaico, e un appello al governo Renzi  (sic!) per mettere un tetto agli impianti.

Quello che fino a poco tempo fa era lo sviluppo green della regione che amministra da anni, ora è sfruttamento del territorio. La colpa di tutto ciò viene distribuita tra province e comuni di manica larga, uno Stato centrale deficitario in termini di politica energetica, e la Corte Costituzionale che si è intestardita a far rispettare leggi e diritti. E  alla domanda, inevitabile, sul perché fin dai primi anni della sua giunta lui abbia favorito i parchi eolici e fotovoltaici Vendola risponde che quello era un modello di sviluppo nuovo, facendo intendere che non lo sia più. Non poteva mancare nell’intervista l’attacco ai costi delle rinnovabili in bolletta, messi alla stregua del balzello del Cip6 e del decommissioning nucleare.

Il tutto condito da considerazioni di buon senso sulla necessità di tutelare il territorio e il paesaggio. Ma francamente appare invece insensato che invece di chiedere che le rinnovabili siano fatte bene e nei posti giusti,  in un momento della storia in cui in tutto il mondo movimenti e partiti ambientalisti lavorano per uscire completamente dall’”era fossile” e si pongono l’orizzonte 2050 per costruire una società fossil free, qualcuno, il quale peraltro si ostina a tenere nel simbolo del suo partito una “E” che starebbe per “ecologia”, chieda uno stop alle rinnovabili.  Intendiamoci, è lecito cambiare idea e la propria linea politica ed economica, ma voler fermare lo sviluppo delle energie rinnovabili perché si metterebbero a rischio gli interessi ambientali è francamente troppo, detto dal presidente di una regione che ha fatto registrare, secondo gli ultimi dati dell’ISPRA sul consumo di suolo in Italia, valori di cementificazione compresi tra l’8 e il 10%.  E che secondo una recente relazione dell’Arpa è la regione con le maggiori immissioni in atmosfera di carattere industriale per varie sostanze inquinanti a livello nazionale, complice il fatto che in Puglia non c’è solo l’Ilva, ma anche le centrali a carbone di Brindisi Sud-Cerano, la più inquinante d’Italia, con 13 milioni di tonnellate di Co2 emesse ogni anno, la centrale Edipower di Brindisi nord che ne emette 1,8 milioni di tonnellate, la centrale Edison a gas di altoforno a Taranto con 5,9 milioni.

E a proposito di interessi industriali Vendola nel corso del suo intervento di sabato con Confindustria ha parlato della necessità di mettere da parte quell’idea di sviluppo condito dalla “retorica della grande bellezza”, e del turismo “della pizzica e delle orecchiette”, per tornare invece al robusto apparato industriale. Insomma, è evidente che è proprio l’ora di una narrazione nuova…

Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto Club per greenreport.it