Del turismo in Italia. Ecco cosa ne pensano i francesi del bicentenario di Napoleone all’Elba

Le Figaro: la residenza dei Mulini di somiglia a un terreno incolto e irsuto

[25 agosto 2014]

Ci è giunta in redazione una nota molto critica sulle iniziative del bicentenario napoleonico in corso all’Isola d’Elba, che vengono definite «un’occasione e sprecata, trasformata in folklore provinciale e in una mascherata di napoleoni finti, si è rafforzata». “Tiro fisso”, che ci ha inviato le sue riflessioni, si chiede anche cosa ne pensino  i francesi, «cioè i turisti che avremmo dovuto attirare a centinaia di migliaia, forse milioni, con manifestazioni storico-culturali che si sono trasformate nel calcetto a tre in piazza a Portoferraio, in altre cose improbabili tra poche cose degne, e nei soliti fuochi di artificio».

Ad esempio viene riportato l’articolo “Le jardin de Napoléon sur l’île d’Elbe est en friches!”, pubblicato da Le Figaro, uno dei più prestigiosi quotidiani francesi, a firma  Valérie Lejeune. Ve lo riproponiamo nella traduzione fatta dallo stesso “Tiro Fisso”:

Muri di cinta scrostati, agavi agonizzanti, parterres devastati: 200 anni dopo il suo esilio sull’Isola d’Elba, il giardino della residenza dell’imperatore assomiglia a un terreno incolto e irsuto. E’ urgente farlo rinnovare!

Bisogna lanciare una sottoscrizione perché sua rinnovato il giardino del palazzo dei Mulini, la vecchia residenza di Napoleone Bonaparte sull’Isola d’Elba al largo della Toscana? In 300 giorni di esilio, dal 3 maggio 1814 al 26 febbraio 1815, l’imperatore ha tracciato strade, piantato oliveti e castagneti, modificato l’arsenale delle leggi, rovesciato l’urbanistica e l’architettura, dinamizzato l’economia, in breve: inventato un picolo paese del quale ha fatto la prosperità e la fama, disegnando anche la sua bandiera ornata di api. Duecento anni più tardi, la residenza imperiale è quasi all’abbandono.

Dato che è dappertutto all’Isola d’Elba – sui muri, le tazze, le bottiglie d’acqua, le t-shirt-, che quest’anno si festeggia il bicentenario del suo esilio e che l’estate è un po’ grigia, anche in questa bella regione dell’Italia, sui finisce per trascinare le scarpe verso il palazzo dei Mulini per salutare la memoria di Napoleone e là si resta molto delusi.

Incolto irsuto

Fin dall’inizio, la casa innervosisce mostrando senza spiegazione stanze talvolta vuote. Nel giardino questo francamente peggiora. E’ un incolto irsuto piantato su uno zerbino d’erba gialla, dove finisce di agonizzare qualche agave, quello che accoglie il cliente. Il tutto costa 5 € e si prendono una pausa, nel cuore dell’estate, la domenica pomeriggio e martedì tutto il giorno. In Italia, honte si dice vergogna. Uscendo da casa dell’imperatore, abbiamo almeno appreso una bella parola… e ci è venuta la voglia di saperne di più su questo casino vegetale.

All’entrata del palazzo, nessuno sembra aver niente da ridire sullo stato pietoso del giardino. Cerchiamo vanamente tra i presenti una guida un po’ più anziana che descriva gli splendori passati del luogo. Al telefono, Alba Macripa, incaricata da qualche mese di amministrare il museo non comprende veramente perché dei francesi, e i turisti in generale, si indignino. La camera di Paolina, sorella dell’imperatore, che ha dato il suo nome ad una spiaggia del nord dell’Isola (la leggenda vuole che amasse fare il bagno nuda…) non è ammobiliata? La sala delle feste somiglia ad una hall di una stazione ferroviaria? E’ un po’ vero, ma la colpa è degli artigiani che stanno ridando ai mobili antichi il lustro della loro gioventù. Tutto sarà pronto ad ottobre, ci promette, quando l’ultimo turista avrà girato i tacchi…

Muri di cinta scrostati

E il giardino? Anche lui non ricevuto. Alla nostra interlocutrice non è chiaro quel che troviamo di triste in queste piante trascurate, disseccate e che non sono state tagliate da lustri, in questi muri di cinta scrostati, in questi palmeti decapitati, in questi parterres talmente devastati che anche le erbe cattive non si arrischiano, in questa bagnante che si essicca di noia nel centro di un bacino pieno d’acqua. No, davvero non lo vede… Ma se questo può farci piacere, domani farà spazzare i vialetti…

Roberta Martinelli, l’ex direttrice del luogo è ben più eloquente. In quella funzione fino al primo novembre scorso, ha supervisionato il recupero architettonico del palazzo dei Mulini, realizzato nel 2013 con il finanziamento del ministero dei Beni culturali, ma sottolinea che l’ultima riorganizzazione dei giardini  data agli anni ‘50. Secondo lei, questi lavoro avrebbero reso il luogo «pittoresco» ma senza alcun rapporto con il progetto iniziale di Napoleone.

La nostra interlocutrice evoca il giardino all’italiana del palazzo dei Mulini come se parlasse di un paradiso perduto nato dalla volontà di Bonaparte e che avrebbe cominciato a morire quando l’uomo lasciò l’isola. Pazzo per i giardini, l’imperatore li considerava, a Parigi o all’Isola d’Elba, come dei pezzi della sua casa. Lì riceveva, lì lavorava, lì passeggiava, lì perfino dormiva anche.

Paradiso perduto

Con il suo giardiniere Claude Hollard, fece piantare dei fiori e delle piante mediterranee nei tre appezzamenti che confinano con il palazzo dei Mulini. Albicocchi, ciliegi, meli, peri, gelsi, cedri, (specie vicina ai limoni) e peschi vennero installati e furono piantati, anche perché Napoleone adorava gli agrumi, 150 aranci e 50 limoni venuti da Napoli.

Roberta Martinelli che aveva operato in stretta collaborazione con  Bernard Chevallier, allora responsabile della Malmaison, a ridefinire l’edificio dei Mulini e in particolare ridistribuire la posizione delle parti secondo l’utilizzo che ne fece Napoleone, ha anche lavorato con l’architetto Velia Gini al ripristino dei diversi giardini presenti intorno alla casa. Attualmente esiste un piano che permetterebbe di restaurarli come identici. Bisognerà attendere il tricentenario?

Qui l’articolo originale di Le Figaro: http://goo.gl/0Wa9Sc