Riceviamo e pubblichiamo

Un pasto “pulito” per i bambini di Chernobyl

[31 maggio 2016]

bambini chernobyl

C’è un’Europa, che non è terzo o quarto mondo, che sfugge ai flussi migratori e all’emergenza umanitaria, ma che anch’essa è emergenza umanitaria  e che con la prima non è in competizione, perché le emergenze hanno semplicemente bisogno di aiuto e non di contrapposizioni e bilancini.

C’è un’Europa in cui i bambini potrebbero ammalarsi di meno se solo potessero fare un pasto a scuola. E c’è paradossalmente un’Europa in cui bambini più fortunati (e che fortuna!) riescono, invece, ad assicurarsi un pasto scolastico grazie ai cibi forzatamente contaminati di una povera economia domestica.
C’è una parte d’Europa che, grazie al contributi della Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo che ha finanziato una centrale a biomasse che brucia migliaia di tonnellate di legna radioattiva, sta subendo gratuitamente il fallout di una seconda Chernobyl.

C’è un angolo d’Europa in cui, pur lontano dalle immagini cruenti e drammatiche del Donbass, è in corso una tragedia silenziosa che si sta trasformando in un genocidio strisciante che rende tragiche le prospettive per la terza generazione dei cosiddetti “bambini di Chernobyl”. C’è un’Europa di Chernobyl che è ancora “più Chernobyl” e in cui i cosiddetti “bambini di Chernobyl” sono ancora d più “bambini di Chernobyl”.

Ci sono due province in Ucraina, Ivankov  e Polesie, in cui nel deserto economico e umano di Chernobyl, viene concentrata tutta questa desolante Europa: una piccolissima Europa, nel cuore dell’Europa, in cui le tutele dei minori sono ostaggio delle volute radioattive rilasciate dalla centrale a biomasse di Ivankov e dalle caldaie delle scuole che si alimentano anch’esse con legname delle foreste contaminate perché lo stato non gliela fa più a pagare il gas per riscaldarle; in cui le tutele dei minori sono violate da istituzioni non in grado di assicurare un pasto scolastico durante le 8 ore di scuola: fatto  che aggrava maggiormente lo stato di immunodepressione dei bambini e ipoteca per loro un futuro ancora più severo di quello previsto dalle amare e asettiche statistiche sulle conseguenze dei fallout e dei ciclici rifallout di Chernobyl. In questa piccola parte di Europa c’è anche il futuro della nostra Europa… e non solo: dai confini ristretti delle zone contaminate di queste due province disegnati artificialmente, i fumi e le ceneri della prima e seconda Chernobyl si diffondono gli uni invisibilmente e i secondi sulle superfici agricole di vasti territori creando nuovi confini che neppure la fantasia umana sa ipotizzare.

Dalla zone di esclusione di Chernobyl, nuovo e paradossale Eden che ha sconfitto e scacciato la protervia umana per i prossimi 200.000 anni, le province di Ivankov e Polesie confinano, collidono, si inglobano e negli ultimi 20 anni hanno sviluppato oltre 1200 incendi che hanno ammorbato l’aria dalla Scandinavia alla Grecia, dalla Spagna agli Urali e hanno spalmato radionuclidi – in maniera democratica, senza distinzione di razza e di sesso – su tutti noi che li abbiamo inconsapevolmente inspirati e ingeriti. E continuiamo a farlo con i silenzi criminali dell’AIEA e dell’OMS, alimentando quell’epidemia di cancri che ha nella follia nucleare una delle maggiori cause.

Aiutare questi bambini non è, quindi, solo un moto dello spirito o un impulso solidaristico, ma un’azione inclusiva che rende pubbliche e usufruibili la denuncia e l’informazione a favore della nostra stessa salvaguardia: un dovere e una necessità che, tramite i piccoli beneficiari della nostra attenzione, mette in gioco anche il nostro futuro, quel futuro che già il premio Nobel per la Genetica, H. J. Muller, vedeva compromesso ben 60 anni fa: “Il patrimonio genetico è il bene più prezioso dell’ essere umano. Esso determina la vita dei nostri discendenti, lo sviluppo sano ed armonioso delle generazioni future. In qualità di esperti, noi affermiamo che la salute delle future generazioni è minacciata dallo sviluppo crescente dell’ industria nucleare e dalle fonti di irraggiamento nucleari… Stimiamo ugualmente che le nuove mutazioni che si manifestano negli esseri umani avranno un effetto nefasto su di loro e sulla loro discendenza”.

di Massimo Bonfatti, presidente di Mondo in cammino