Un’Europa lungimirante e dalla parte dei cittadini: l’appello di Legambiente ai candidati

[15 maggio 2014]

Il futuro del’Europa è sempre più incerto. Le politiche di austerità hanno fallito clamorosamente. Hanno aggravato la crisi economica sociale e ambientale, facendo crescere a livelli mai visti la sfiducia dei cittadini nei confronti dei loro leader politici e del progetto europeo. Serve una radicale inversione di rotta. Molto dipenderà dall’esito delle elezioni europee. E’ cruciale che il nuovo Parlamento europeo abbia una chiara e solida maggioranza pronta a invertire la rotta.

Uscire dall’austerità

Il primo importante test per il nuovo Parlamento sarà la revisione della strategia Europa 2020. La strategia punta a superare l’attuale crisi investendo in un’economia intelligente, sostenibile e inclusiva. E si articola in sette iniziative prioritarie che tracciano il quadro di azione entro il quale Ue e governi nazionali si attivano in sinergia per realizzare le priorità di Europa 2020: uso efficiente delle risorse, innovazione, politica industriale, economia digitale, giovani, occupazione e lotta alla povertà. Investimenti rimasti sulla carta a causa della miope politica di austerità di questi anni di crisi. Il fallimento della politica dei due tempi – prima mettere i conti in ordine, poi lo sviluppo – è sotto gli occhi di tutti. La revisione della strategia Europa 2020 deve essere pertanto l’occasione per modificare gli attuali vincoli di bilancio ed escludere dal tetto del 3% del deficit gli investimenti strutturali. A partire dagli investimenti per l’azione climatica, l’innovazione e la coesione sociale. Investimenti alla base di una nuova strategia economica finalmente orientata alla sostenibilità, che crea nuova occupazione spostando l’imposizione fiscale dal lavoro al consumo di risorse e eliminando i sussidi dannosi per l’ambiente, a partire da quelli per i combustibili fossili. Serve insomma un green new deal europeo che ridia fiducia e speranza ai cittadini. La sola via di uscita dalla crisi in grado di costruire una casa comune europea solidale inclusiva sostenibile e competitiva allo stesso tempo. Solo in questo modo sarà possibile creare nuovi posti di lavoro, accrescere la competitività della nostra economia, affrontare seriamente la crisi climatica e migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Nuova politica di bilancio comunitario

Il principale strumento per dare gambe alla strategia Europa 2020 è il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP)

2014-2020. Si tratta, in pratica, del nuovo bilancio pluriennale comunitario adottato da Consiglio e Parlamento lo scorso dicembre. Un bilancio di 960 miliardi per i prossimi sette anni, pari ad appena l’1% del PIL comunitario annuo, che ritorna al livello degli anni ’80. Si tratta di un grave e preoccupante passo indietro nella costruzione dell’Europa dei cittadini perché incide negativamente soprattutto su quei settori fondamentali per lo sviluppo: educazione, ambiente, agricoltura, innovazione e ricerca. Scelta  incomprensibile e contraddittoria visto che nello stesso tempo è stata confermata la destinazione di almeno il 20% dell’impegno finanziario complessivo a favore dell’azione climatica e per il sostegno alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, in modo da rafforzare la competitività europea e creare nuovi posti lavoro. L’accordo tuttavia introduce per la prima volta la possibilità di una revisione intermedia nel 2016. Un’occasione che il nuovo Parlamento non può lasciarsi sfuggire per una profonda revisione delle priorità di bilancio in modo da garantire all’Unione europea le necessarie risorse per vincere la crisi e uscirne rafforzata. Questa inversione di rotta richiede una nuova politica di bilancio in coerenza con i target ambientali dell’Unione europea, che devono essere rafforzati per arrestare il preoccupante trend di consumo delle risorse naturali e affrontare seriamente i mutamenti climatici in corso. Il nuovo Parlamento europeo deve pertanto opporsi con forza alla pressante richiesta – della parte più miope della lobby industriale – di “deregulation ambientale” come via di uscita dalla crisi. La legislazione ambientale, se ben disegnata, è uno degli strumenti indispensabili per proteggere interessi pubblici vitali – il nostro ambiente, la nostra salute, le nostre risorse, i nostri diritti come consumatori – e sostenere l’innovazione e la competitività delle imprese europee creando nuovi posti di lavoro.

Revisione della strategia europea clima-energia 2030

L’altro importante test per il nuovo Parlamento sarà la strategia “clima-energia 2030”. Si tratta del pacchetto di misure legislative che danno gambe all’azione europea dei prossimi quindici anni per costruire la transizione verso un’economia a basse emissioni carbonio. E’ importante che ci sia un segnale inequivocabile della direzione di marcia che si vuole intraprendere e che agli Stati sia consentito di escludere dal vincolo di bilancio del 3% gli investimenti per le azioni di mitigazione e adattamento dei cambiamenti climatici, a partire da quelli finalizzati alla riduzione del rischio idrogeologico. Attualmente è in discussione la proposta della Commissione che si fonda su due obiettivi comunitari al 2030: 40% di riduzione interna delle emissioni di CO2 e l’aumento non vincolante per gli Stati membri al 27% per le rinnovabili. Per l’efficienza energetica, invece, la Commissione si impegna a fare una proposta entro l’anno in seguito alla conclusione del processo di valutazione dell’attuazione a livello nazionale della direttiva in vigore. Il livello di ambizione comunitario degli obiettivi climatici ed energetici proposti dalla Commissione – come dimostrano diverse analisi indipendenti – non è coerente con la traiettoria di riduzione delle emissioni di almeno il 95% al 2050, in grado di contribuire a contenere il riscaldamento del pianeta sotto la soglia critica di 2°C. Entro il 2030 – in coerenza con questa traiettoria di riduzione costante del 2% annuo – l’Unione europea deve impegnarsi almeno al 55% di riduzione delle sue emissioni interne come contributo ad un accordo globale ambizioso e giusto da sottoscrivere nel dicembre 2015 alla Conferenza sul clima di Parigi.

Un obiettivo realistico e a portata di mano. Secondo gli stessi dati della Commissione, nel 2012 si è registrata una riduzione delle emissioni del 18% con un trend al 2020 del 24% e del 32% al 2030 senza alcuna azione aggiuntiva rispetto alle misure già in atto. Stessa situazione per le rinnovabili. Con il trend attuale si raggiungerebbe senza alcuna misura aggiuntiva la quota del 21% nel 2020 e del 24% nel 2030.

L’Europa invece, per una reale transizione verso un sistema energetico a zero emissioni di carbonio, entro il 2030 deve impegnarsi a raggiungere il 45% di energia rinnovabile e tagliare il consumo di energia del 40%. Occorre un approccio coerente e ambizioso che richiede obiettivi legalmente vincolanti sia per la riduzione delle emissioni di gas-serra, che per le rinnovabili e l’efficienza energetica. Per raggiungere gli obiettivi climatici europei è indispensabile una forte trasformazione del sistema energetico con una significativa riduzione dell’uso di energia e delle fonti fossili, una forte espansione delle fonti rinnovabili, difficilmente raggiungibili senza l’introduzione di obiettivi vincolanti. Come dimostrano i ritardi che si registrano nelsettore dell’efficienza energetica, dove il target indicativo del 20% difficilmente sarà raggiunto nel 2020. La Commissione infatti stima una riduzione dell’uso di energia del 17% entro il 2020 In questa direzione va la risoluzione – approvata dal Parlamento lo scorso febbraio – nella quale si evidenzia la scarsa ambizione della proposta della Commissione e si propongono tre obiettivi al 2030 legalmente vincolanti anche a livello nazionale: riduzione del 40% delle emissioni di CO2, un aumento al 30% delle rinnovabili e al 40% dell’efficienza energetica. Un primo importante passo nella giusta direzione, da cui il nuovo Parlamento deve ripartire con maggiore ambizione per costruire su basi solide la transizione verso un’economia europea a basse emissioni di carbonio. La sola in grado di farci competere ad armi pari a livello globale e garantire un futuro alla casa comune europea, vincendo la triplice sfida economica sociale e ambientale. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire.

L’Europa dei cittadini

A partire da queste tre assi principali è necessario impegnarsi per una profonda trasformazione della percezione che i cittadini hanno oggi dell’Europa, che si può raggiungere solo se ogni europeo può sentire l’Unione come il luogo dove tutti quanti possiamo vivere meglio, con nuove speranze e più solidi diritti, per una società inclusiva, rispettosa delle differenze e che combatte le disuguaglianze. Un’Europa che promuove il dialogo e la pace. C’è bisogno di interventi strutturali su punti fondamentali che governano la coesione e la convivenza in Europa, c’è bisogno che la politica riprenda il sopravvento ed esprima una forte idea strategica dell’Europa che vogliamo, a partire da un radicale ripensamento del TTIP, che rischia di segnare un ulteriore passo di subordinazione delle potestà della politica alle rigidità e alla mancanza di lungimiranza dei mercati.

– Partecipazione. Ai cittadini europei deve essere garantita una vera possibilità di partecipazione ai processi decisionali che rivitalizzi la democrazia e la coesione sociale, dove la solidarietà e l’accoglienza non siano vuote parole ma programmi concreti di sviluppo e pratiche di civiltà capaci di rispondere alle più profonde esigenze umane.

– Legalità. I traffici internazionali di rifiuti sono diventati uno dei filoni più consistenti degli affari delle ecomafie, per contrastarli con successo serve una rapida omogeneizzazione delle legislazioni nazionali, un altrettanto omogeneo sistema di controlli alle frontiere europee, una comune attività di intelligence che metta sotto controllo i flussi di scarti e materiali ed i flussi finanziari.

– Mediterraneo. Il Mare Nostrum deve divenire luogo privilegiato per la capacità dell’Europa di dialogare con gli altri paesi in nome della pace e del comune sviluppo, ed anche il luogo dove la mitigazione dei cambiamenti climatici si intreccia con la difesa della biodiversità, la riduzione dei traffici petroliferi, la lotta per la sicurezza e la qualità del mare.

– Agricoltura. La lotta contro la penetrazione in Europa degli OGM deve essere un fattore distintivo e fondativo dell’attenzione dell’Unione alla salute dei cittadini, al rispetto della biodiversità, al valore economico e sociale del modello agricolo italiano. Mentre sul piano delle politiche agricole comunitarie occorre spostare risorse e attenzione politica al ruolo che l’agricoltura odierna può giocare nella mitigazione dei cambiamenti climatici.

– Alpi e trasporti. Occorre rivedere le previsioni delle grandi infrastrutture di trasporto, a cominciare dal corridoio ferroviario ovest-est, che non rispondono più alla trasformazione dei flussi, e l’approccio alla regione alpina, non più vista come ostacolo alla libera circolazione ma come riserva di risorse ecologiche e di garanzia per la sicurezza dei territori e come laboratorio per nuovi modelli di sviluppo. Nonché come un’area che può svolgere un ruolo importante nella costruzione della coesione europea.

– Le aree urbane. Le città sono il cuore della forza propulsiva dell’Europa e rappresentano il luogo privilegiato per la modernizzazione dei paesi europei attraverso lo sviluppo di nuovi sistemi di convivenza e produzione, attraverso la rigenerazione urbana, la mobilità sostenibile, il superamento del consumo di suolo, il riciclaggio e la prevenzione dei rifiuti.

– Cultura e conoscenza . L’Europa non può rischiare di peggiorare i suoi standard di istruzione e ricerca, né può perdere il vantaggio che le deriva dalla tradizione culturale. I recenti restringimenti nell’Erasmus non sono un buon segnale. E’ su questo terreno che si gioca la vera grande battaglia per costruire un’Europa capace di reggere nella globalizzazione e di affermare un proprio modello di società dalla parte dei cittadini.

Primi firmatari dell’appello:  Monica Frassoni (Green Italia – Verdi), Roberto Della Seta (Green Italia), Francesco Ferrante (Green Italia), Giuliana Sgrena (L’Altra Europa con Tsipras), Raffaella Bolini (Tsipras), Renato Soru (PD), Alfredo Somoza (Tsipras), Fabio Granata (Green Italia), Silvana Arbia (Tsipras), Beppe Gamba (Green Italia), Davide Sabbadin (Green Italia), Daniela Padoan (Tsipras), Stefano Sarti (Tsipras), Lucia Venturi (Green Italia), Felice Roberto Pizzuti (Tsipras), Stefano Lugli (Tsipras), Anna Lucia Bonanni (Tsipras), Nicolò Ollino (Tsipras), Lorena Lucattini (Tsipras), Rossella Rispoli (Tsipras)