Adesioni da 88 atenei e istituti di ricerca

Università e dignità della docenza, oltre 5.800 le firme sulla lettera aperta a Raffaele Cantone

La missiva al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione per le sue affermazioni su “Fuga dei cervelli, corruzione e nepotismo nell’università italiana”

[25 ottobre 2016]

I docenti osservano che quanto segnalato dal dott. Cantone esiste e va certamente sradicato energicamente. Ma  le affermazioni  di Cantone, provenendo da fonte così autorevole, inducono a pensare che il problema della fuga dei cervelli e quello della difficile situazione dell’università italiana risiedano per lo più nel nepotismo e nella corruzione, il che per l’opinione pubblica è fuorviante, sussistendo nell’università tanti altri gravi problemi che sono alla base di quelli anzidetti, e a cui occorre porre rimedio, e getta anche discredito sulla stragrande maggioranza dei docenti. Diventa quindi anche un problema di dignità.

La lettera segnala a Cantone che i giovani fuggono all’estero e le università sono in difficoltà perché sussistono (senza per ora soluzione) almeno altri  9 problemi gravi, oltre a nepotismo e corruzione: precariato, mancanza di posti a concorso (mancano dal 2010 ad oggi oltre 10000 posti all’appello), retribuzioni nettamente più basse che all’estero, blocchi periodici degli stipendi, fondi per la ricerca irrisori, l’assurdità di una ricerca non finanziata ma poi valutata per distribuire le risorse, tanta didattica non valutata, insufficienti borse di studio per gli studenti, un’Anvur non sempre all’altezza dei propri compiti e spesso vessatoria. Sulla fuga dei cervelli primeggia su tutto la mancanza di posti, per cui anche se non esistessero gli altri otto problemi e non esistessero affatto nepotismo e corruzione, buona parte dei giovani non avrebbe altra scelta che rivolgersi all’estero e l’università italiana continuerebbe ad essere in crisi.

L’università italiana è già in grave sofferenza, il governo non ascolta le richieste dei docenti universitari, sì che la situazione generale è sempre più critica, determinando l’attuale contesto che respinge la gioventù motivata ad entrarvi. Il discredito demotiva i docenti che lavorano con costanza e dedizione, e che riescono a mantenere alto l’onore della nostra università, consentendole  di essere all’ottavo posto al mondo in termini di ricerca (dati Ocse) e di formare laureati assai apprezzati in  tutto il mondo, nonostante che sia fra le meno finanziate. I docenti universitari non meritano il discredito generalizzato che oggigiorno ricorre ovunque.

I docenti firmatari chiedono a Cantone di riprendere pubblicamente l’argomento (sono insufficienti, e per alcuni versi peggiorative, le precisazioni dell’articolo firmato dallo stesso di Cantone su “la Repubblica” il 7 ottobre 2016) al fine di perfezionare la visione scaturita dalle Sue parole, in modo da evitare che le Sue stesse parole pure involontariamente gettino nuovo discredito sull’università italiana.

Chiedono a Cantone aiuto per contrastare la disistima che tanti spargono nei loro confronti. Chiedono ancora a Cantone di  segnalare al più presto i casi di nepotismo e corruzione a cui si riferiva, dei quali, evidentemente, è a conoscenza, e si augurano che la Magistratura faccia in fretta il suo corso e punisca in modo esemplare i casi di corruzione o nepotismo, spazzando il campo dalla facile demagogia che, basandosi su tali casi, fa di tutta l’erba un fascio.