Venezia, dalle grandi navi alla Rainbow Warrior per dire no ai combustibili fossili [FOTOGALLERY]

[28 luglio 2014]

La nave di Greenpeace Rainbow Warrior, impegnata nel tour “Non è un Paese per fossili”, ha fatto stamattina tappa a Venezia, straordinaria città il cui futuro è gravemente minacciato dai cambiamenti climatici.

La nave simbolo di Greenpeace ha attraversato il Canale della Giudecca, passando di fronte a Piazza San Marco e all’Isola di San Giorgio, mostrando ai veneziani e alle centinata di turisti presenti sin dal primo mattino due banner con scritto “Save the climate – There is no Planet B” e “Il futuro è rinnovabile”.

«Le conseguenze del riscaldamento globale sono evidenti da anni in tutto il Pianeta e proprio Venezia è uno dei luoghi maggiormente in pericolo in Italia – dichiara Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia – Non dimentichiamo inoltre che i cambiamenti climatici sono anche un enorme costo per la società e i cittadini: si pensi a quanti milioni di euro si spendono ogni anno per mettere in campo politiche di mitigazione e adattamento».

Proprio i combustibili fossili sono, insieme alla deforestazione, la principale causa del riscaldamento globale. Gli stessi combustibili fossili su cui il premier Renzi sembra voler puntare per lo sviluppo energetico dei prossimi anni, a discapito di rinnovabili ed efficienza energetica. Una politica miope e con lo sguardo rivolto al passato, che privilegia petrolio e altre fossili, mettendo in pericolo la nostra salute, l’ambiente e l’economia.

«In un momento molto importante, in cui l’Italia è alla presidenza dell’UE e in cui si stanno decidendo gli obiettivi per il 2030 a difesa del clima, il governo italiano sembra di nuovo voler prendere la strada sbagliata: quella del carbone, del petrolio e delle altri fonti fossili, ignorando oltre all’aspetto ambientale, anche le potenzialità che rinnovabili ed efficienza hanno in termini di occupazione e indotto economico. Ancora una volta l’Italia rischia di perdere un’opportunità per colpa della politica fossile che da anni la governa» conclude Iacoboni.

di Greenpeace