Le tre verità di Hiroshima, a 69 anni dal bombardamento atomico che cambiò il mondo

Il mattino del 6 agosto l'ordigno "Little Boy" venne sganciato sulla città giapponese. Oggi la vigilia dell’anniversario

[5 agosto 2014]

Ricorre il 6 agosto l’anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, l’immane strage che ha precipitato l’umanità nell’epoca della consapevolezza che è possibile distruggere per sempre l’intero genere umano.

Molti dei più illustri pensatori del Novecento – da Guenther Anders a Ernesto Balducci, da Albert Einstein a Bertrand Russell, da Mohandas Gandhi ad Hannah Arendt, da Laura Conti a Carla Ravaioli, da Agnes Heller a Vandana Shiva – hanno riflettuto sulla “condizione atomica” e ne hanno tratto un insegnamento e un dovere intellettuale, morale, politico. L’insegnamento e il dovere di difendere l’umanità dalla capacità distruttiva delle armi da essa stessa prodotte; ovvero il dovere di abolire la produzione delle armi e di distruggere gli arsenali esistenti, prima che le armi distruggano e aboliscano l’umanità.

Il disarmo è il primo dovere dell’umanità presente per garantire il diritto all’esistenza dell’umanità futura.

Come scrisse indimenticabilmente padre Balducci: «La prima verità contenuta in quel messaggio è che il genere umano ha un destino unico di vita o di morte. La seconda verità di Hiroshima è che ormai l’imperativo morale della pace, ritenuta da sempre come un ideale necessario anche se irrealizzabile, è arrivato a coincidere con l’istinto di conservazione. La terza verità di Hiroshima è che la guerra è uscita per sempre dalla sfera della razionalità».

 di Peppe Sini, responsabile del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”