Vestas, ecco come si licenziano 120 persone anche ai tempi della green economy

[2 ottobre 2013]

La Vestas, azienda leader nell’eolico, ci ha appena informato della prossima chiusura dello stabilimento di Taranto, come peraltro già riportato dai giornali stamattina. Greenreport come noto non ha certo posizioni antindustrialiste, tuttavia i toni e le motivazioni del comunicato lasciano l’amaro in bocca anche a chi sa che questa è l’economia capitalista, bellezza, e questa per ora ci teniamo.

Gli argomenti infatti fanno la differenza, e allora eccoci a quelli di Vestas: «Per adeguare la produzione alla domanda del mercato, la direzione esecutiva di Vestas ha intenzione di chiudere lo stabilimento per l’assemblaggio di navicelle a Taranto. Le negoziazioni con le rappresentanze locali dei dipendenti inizieranno quanto prima. Ieri mattina, i dipendenti dello stabilimento per l’assemblaggio di navicelle di Taranto sono stati informati della decisione di Vestas di chiudere la fabbrica come parte dell’adeguamento della capacità produttiva globale di Vestas».

«Siamo profondamente rammaricati di dover chiudere lo stabilimento produttivo a Taranto. Tuttavia, adeguare l’organizzazione produttiva globale di Vestas con le condizioni di mercato è un prerequisito necessario perché Vestas possa continuare ad essere competitiva», ha dichiarato Jean-Marc Lechêne, Chief Operating Officer di Vestas.

La creazione di un’organizzazione produttiva più snella e “asset-light” è parte del piano di ristrutturazione di Vestas per adeguarsi al rallentamento del mercato eolico nel 2013 e all’atteso rallentamento della crescita negli anni a venire.

«E’ un ulteriore passo verso il nostro obiettivo di mantenere gli stabilimenti produttivi quanto più vicini alla capacità produttiva massima, condizione necessaria per supportare il miglioramento della redditività di Vestas e la capacità di fornire prodotti competitivi ai nostri clienti» ha commentato Jean-Marc Lechêne.

Tutta da leggere l’ultima riga: «I 120 dipendenti saranno impattati dalla chiusura dello stabilimento di produzione. Le negoziazioni con i rappresentanti sindacali e con le autorità saranno iniziate quanto prima». Impattati ancora non la conoscevamo come parola sinonimo di licenziati, ma forse rende meglio dal punto di vista dell’essere travolti dalla decisione dell’azienda.

Azienda che infine dichiara a piè di nota: «Ogni giorno, le turbine Vestas producono energia pulita che sostiene la lotta globale ai cambiamenti climatici. L’energia eolica prodotta dalle oltre 50.000 turbine installate nel mondo evita l’emissione nell’ambiente di oltre 60 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno, contribuendo nel contempo alla sicurezza e all’indipendenza energetica.

A oggi, Vestas ha installato turbine in 73 Paesi, grazie alla preziosa collaborazione dei circa 17.000 dipendenti che si adoperano in sito, negli stabilimenti di ricerca e sviluppo, negli stabilimenti di produzione e negli uffici di tutto il mondo. Con il 62% di megawatt installati in più rispetto al competitor più vicino e oltre 57 GW di potenza installata a livello globale, Vestas è leader mondiale nel settore eolico.

A giugno 2013, Vestas impiega in Italia 713 dipendenti tra gli uffici commerciali e di service e la produzione». Chissà se in quel numero ci sono sempre o sono stati già tagliati i 120 operai di Taranto, ma comunque siamo più tranquilli, perché con questi numeri la Vestas, che non ci pare certo un’azienda in crisi, salva la vita del pianeta, sulla pelle dei lavoratori of course.

Da questa vicenda si capisce ancora una volta che da sola la green economy non basta, ed è ancora “normale” che multinazionali come Vestas rispondano alle loro politiche nelle quali i lavoratori sono numeri. L’economia che sia “grey”, “black” o “green” non è sostenibile se non sarà anche socialmente sostenibile. Se non si smette di contare le pale e di tagliare le teste.