Water Front di Portoferraio: le osservazioni di Legambiente alla Via del progetto Esaom

[16 dicembre 2013]

Legambiente Arcipelago Toscano ha presentato le osservazioni al procedimento di Valutazione di impatto ambientale (Via) sul progetto del porto turistico di Portoferraio (Isola d’Elba), il cosiddetto Water Front che, anche grazie alle precedenti osservazioni ambientaliste ed ai blitz di Goletta Verde, è stato ridimensionato rispetto alle previsioni iniziali.

Secondo Legambiente il progetto del Porto/cantiere turistico presentato dalla società Esaom appare convincente  dal punto di vista “industriale” e l’associazione non ritiene utile in questa occasione entrare negli aspetti architettonici, quindi ha presentato osservazioni alla Via che riguardano i problemi ambientali e naturalistici. Eccole:

Area Pime. L’area della punta della rena è attualmente classificata come area a pericolosità idraulica molto elevata  ai sensi della vigente legge della Regione Toscana. Di conseguenza la realizzazione di nuove opere in quell’area dovrà essere sottoposto all’articolo 2 comma 7 della LEGGE REGIONALE 21 maggio 2012, n. 21, Disposizioni urgenti in materia di difesa dal rischio idraulico idraulico e tutela dei corsi d’acqua: “7. Le opere di messa in sicurezza di cui al comma 1, lettera b) e al comma 2, comprensive di quelle necessarie per non aggravare la pericolosità idraulica al contorno, sono definite in uno specifico progetto allegato alla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), oppure presentato e valutato nel procedimento di rilascio del titolo abilitativo; la realizzazione di tali opere costituisce presupposto per la regolarità degli interventi assentiti dai titoli abilitativi.” Si invita ad accompagnare l’autorizzazione con la prescrizione alla ditta di procedere alle opere idonee per la messa in sicurezza di quell’area

Contenimento dell’uso del suolo. L’intervento si inserisce in un contesto urbano la cui struttura suggerisce di contenere l’uso del suolo realizzando edifici più densi posizionati più all’interno con vicino aree a parco più ampie. Il progetto non sembra andare in questa direzione e tantomeno in quella della necessaria armonizzazione urbanistica. La soluzione proposta non coglie l’opportunità di ricucire un tessuto urbano frammentato, di pessima qualità ed ancora in espansione tra il Cinema Pietri, l’area portuale, l’ex Cementeria e lo sfacelo urbanistico della Loppa.

Dialogo con la città. Gli edifici realizzati lungo viale Teseo Tesei creano una barriera che sottrae l’esistenza della costa e del mare al resto della città e i cannocchiali visivi non sono sufficienti per stabilire questo rapporto. Si propone di spostare i volumi dal lungomare adiacente a viale Teseo Tesei più a est e nell’area dove si dovrebbe realizzare il Centro Commerciale, per ampliare sul lungomare le aree pubbliche.

Strutture ricettive. Non è assolutamente giustificata la necessità di edificare un albergo 5 stelle in un’area che non si presta certo ad una struttura del genere e soprattutto in un momento di grave crisi del comparto turistico. La stessa Associazione Albergatori dell’Isola d’Elba da anni chiede di non costruire più nuove strutture ma di riqualificare quelle esistenti. Chiediamo quindi di rinunciare alla realizzazione di un grosso albergo destinato a diventare l’ennesimo insuccesso economico e ad essere poi trasformato nel solito blocco di mini-appartamenti. Sottolineato che la categoria “foresteria” non rientra nelle strutture ricettive previste dalla legge regionale, si ritiene non è giustificabile dal punto di vista urbanistico e dell’impatto ambientale la fila di “casette” destinate alle foresterie (Ambito 2 – Destinazioni d’uso) a ridosso di viale Tesi e della banchina portuale. Si ritiene necessario diminuire la previsione di questi edifici, così come di strutture simili in altri Ambiti, adeguandone il numero alla reale necessità. Occorre considerare che in un’area portuale il pernottamento avviene soprattutto in barca, i cui ospiti richiedono di partecipare ad un tessuto urbano.

Tutela habitat. La presenza della laguna costiera delle Saline di San Giovanni (Direttiva habitat, codice 1150), anche se fino ad oggi non è stata ancora classificata nel sistema Natura 2000 richiede comunque che sia prodotta la valutazione d’incidenza.

Villaggio Punta della Rena “Calle”. Ribadito che Legambiente Arcipelago Toscano è sempre stata contraria alla realizzazione di un villaggio a Punta della Rena, non si comprende la scelta fintamente “socialdemocratica” di realizzare, insieme ad un villaggio evidentemente “di lusso”, delle case destinate a residenziale convenzionato. E’ anche incredibile che si voglia realizzare una piscina pubblica, con le necessarie infrastrutture annesse, in un’area tanto delicata. Così, invece di utilizzare e recuperare aree degradate  si occupa del tutto una zona di foce con fortissimi valori ambientali e la presenza di specie di flora e fauna rare e protette dalle Direttive Europee Habitat e Uccelli e dalla Legge Regionale 56/2000. Si chiede quindi di “alleggerire” l’intervento destinando l’area alla sola presenza di zona residenziale a libero mercato ed ad una minima cubatura destinata alla foresteria e di liberare dalla cementificazione prevista tutta la fascia costiera tra il fosso del Riondo e il mare, dove c’è la più grande concentrazione di fauna e flora protette, con emergenze naturalistiche notevoli come la gallinella d’acqua e le specie vegetali riparie e dunali. In quest’area va fatta una più accurata valutazione delle presenze faunistiche e floristiche e tutti gli interventi devono puntare alla massima salvaguardia, anche con la piantumazione di sole essenze già presenti, con precise indicazioni di intervento, la massima tutela e rinaturalizzazione/compensazione e l’inclusione dell’area in una proposta di protezione dell’intera zona costiera-palustre che va da Punta della Rena a Schiopparello-Magazzini. Gli altri interventi abitativi-ricettivi, insieme alla piscina, appaiono troppo pesanti ed invasivi per Punta della Rena e vanno ridotti e spostati altrove, magari in sostituzione dell’inutile e dannoso albergone o come ricucitura tra la disordinata area commerciale-artigianale- industriale della Loppa ed il nuovo Water Front. Inoltre un “alleggerimento” di questo genere ridurrebbe notevolmente l’impatto paesaggistico. Così come proposto l’intervento abitativo delle “Calle” appare del tutto insostenibile per un ambiente di “confine” e delicatissimo ed in violazione delle Direttive Habitat ed Uccelli e della Legge Regionale 56/2000.

Bonifiche. Si chiedono precisi impegni sulla bonifica dell’area che ospita il deposito di carburanti (diventato ancora più incompatibile con la città e il Water Front) e sul suo spostamento e sulla bonifica del piazzale di San Giovanni. In questo ambito è necessario definire una precisa tempistica degli interventi e chiarire da subito chi dovrà farsene carico. Si chiede anche di definire meglio le operazioni di dragaggio e smaltimento/riuso dei materiali in un’area caratterizzata dalla passata presenza di industrie altamente inquinanti.

Barriere architettoniche. L’abbattimento delle barriere architettoniche dovrebbe andare oltre le normali previsioni di legge prevedendo l’effettiva separazione della zona pedonale da quella automobilistica con particolare riferimento all’area ex le Calle

Fermata autobus e taxi. Il progetto non sembra considerare l’uso dei mezzi pubblici di trasporto, autobus e taxi, per i quali occorre prevedere apposite fermate e parcheggi

Percorso pedonale e ciclistico costiero. Il progetto non assicura la continuità del percorso pedonale e ciclistico attualmente percorribile nell’area demaniale tra l’area delle Calle e la laguna delle Saline di San Giovanni attraverso il fosso della Madonnina. Occorre a tal fine prevedere e realizzare un ponte pedonale e ciclistico sul Fosso della Madonnina in prossimità della foce. Inoltre sembra del tutto superfluo e pericoloso il passaggio ciclistico con “Caronte” all’imboccatura del nuovo porto che dovrebbe fare i conti, soprattutto in estate con il continuo andirivieni di imbarcazioni. Si suggerisce di eliminarlo e di lasciare solo il passaggio ciclistico nell’area in fondo al porto.

Ipotesi della nuova strada di accesso alla zona ex le calle (2.1.h). Il progetto prevede in uscita dalla zona ex le calle (2.1.h), in prossimità del previsto sottopasso sotto la provinciale per Porto Azzurro, la possibilità di svoltare a sinistra verso Porto Azzurro a ridosso del dosso in posizione di scarsa visibilità dove sono già successi molti gravissimi incidenti. Per diminuire la pericolosità si propone di: impedire la svolta a sinistra verso porto Azzurro e di consentire esclusivamente l’immissione verso Bivio Boni la cui rotatoria che dista 300 metri consentirebbe l’inversione del senso di marcia; utilizzare il sottopasso per l’inversione del senso di marcia sulla provinciale da Bivio Boni per tornare a Bivio Boni;-imporre la riga continua e il divieto di svolta a sinistra per chi percorre la provinciale nel tratto dal fosso della Madonnina alla rotatoria di Bivio Boni.

Si fa presente che le soluzioni proposte probabilmente renderebbero il progetto anche più economicamente sostenibile, si invitano gli interessati per competenza ad accogliere le presenti osservazioni.