Il picco produttivo di un pianeta in pericolo: possiamo continuare così?

Worldwatch institute: «Avviati a resa dei conti con i limiti del pianeta»

Ma c'è ancora speranza: investimenti record in rinnovabili e consumatori più sostenibili

[19 luglio 2013]

Il rapporto “Vital Signs – Volume 20 – The Trends That Are Shaping Our Future” del Worldwatch institute si occupa della crescente domanda  di cibo ed energia  in un pianeta con risorse sempre più scarse e delle conseguenze di queste tendenze su economia e società, per capire quali siano i cambiamenti necessari per costruire un mondo sostenibile.

Vital Signs-Volume 20 prende in esame più di 20 tendenze, dal consumo di carne, alla produzione automobilistica, alla produzione di energia idroelettrica, che stanno letteralmente plasmando il nostro futuro ed il Worldwatch Institute dimostra che «Mentre notevoli progressi sono stati compiuti negli ultimi anni, rimane ancora molto da fare per mettere il pianeta su una strada  più sostenibile». Ma c’è speranza perché in tutto il mondo la gente si rende sempre più conto che viviamo in un pianeta con risorse limitate, mentre gli investimenti ed i sussidi per l’energia rinnovabile hanno raggiunto nuovi record, i consumatori stanno lentamente cambiando le loro diete troppo carnivore e nuove strutture di lavoro, come le cooperative, stanno democratizzando l’economia globale. Ma questi dati positivi non possono far dimenticare che un miliardo di persone non hanno accesso all’elettricità, le catastrofi naturali che sono più costose rispetto al passato e il modello dell’agricoltura industriale intensiva che si sta espandendo. Nel 2012, il consumo mondiale di petrolio ha raggiunto il massimo storico, il numero di lavoratori disoccupati o “vulnerabili” ha  superato 1,5 miliardi e la scarsità d’acqua ha colpito 1,2 miliardi di persone. Secondo il rapporto, «E’ chiaro che molti ostacoli si profilano all’orizzonte».

Vital Signs-Volume 20  sviluppa il suo ragionamento sul picco produttivo e i limiti fisici del pianeta e delle sue risorse con una impressionante mole di dati e grafici, seguendo alcuni punti salienti che evidenziano le contraddizioni di un modello di crescita sospeso tra il vecchio e il nuovo, tra ingiustizia e giustizia economica ed ambientale:

Carbone: la produzione mondiale di carbone è aumentato di 6.941 milioni di tonnellate nel 2011, diventando così il combustibile fossile a più rapida crescita. Spinta soprattutto dall’aumento della domanda in Cina e in India, la quota di carbone nel mix globale dell’energia primaria ha raggiunto il 28% nel 2011, il suo punto più alto dalla conservazione dei dati, iniziata nel 1971.

Energia eolica: La capacità globale di energia eolica è cresciuta del 21% nel 2011, inferiore al tasso del 24% del 2010 e nettamente inferiore al tasso del 31% del 2009.

Produzione automobilistica: la produzione di auto è passata dai 60,1 milioni nel 2010 ai 62,6 milioni nel 2011, e nel 2012 potrebbe arrivare ad un nuovo record storico di 66,1 milioni.

Produzione e consumo di carne: nel 2012 la produzione mondiale di carne ha superato per la prima volta i 300 milioni di tonnellate, il consumo di carne annuo è aumentato solo dello 0,4% a 42,5 kg pro capite. Donne agricoltrici: Le donne contadine producono più della metà di tutti i prodotti alimentari del mondo e attualmente rappresentano il 43% ella forza lavoro agricola mondiale, tuttavia, allo stesso tempo, le donne possiedono in totale solo il 2% dei terreni agricoli.

Disastri naturali: Nel 2011 sono state documentate 820 catastrofi naturali che hanno causato circa 27.000 morti, con danni record per 380 miliardi dollari.

Crescita dei salari: Tra la forza lavoro globale, la crescita dei salari è rallentata da una media del 3% nel 2007 al 2,1% nel 2010 ed all’1,2% nel 2011.

Scarsità d’acqua: circa 1,2 miliardi di persone, quasi un quinto della popolazione mondiale, vive in aree con scarsità fisica d’acqua, che si verifica quando le forniture annuali per persona scendono al di sotto di 1.000 m3.

Michael Renner, senior researcher del Worldwatch institute e direttore del progetto Vital Signs, sottolinea che «I nostri sistemi economici e le teorie sono programmati per spremere sempre più risorse da un pianeta in pericolo. Un mix di crescita di popolazione, consumismo, avidità e pensiero a breve termine da parte di politici ed uomini d’affari sembra inesorabilmente condurre la civiltà umana verso una resa dei conti con i limiti del pianeta».

Ma alcune delle tendenze evidenziate da Vital Signs-Volume 20 sono positive: tra il 2000 e il 2010 nel mondo i servizi igienico-sanitari e l’accesso all’acqua sono migliorati per  227 milioni di persone, fino al punto che queste persone non sono più considerate  abitanti delle baraccopoli. In campo agricolo, nel corso degli ultimi due decenni i metodi di irrigazione efficienti sono aumentati di oltre 6 volte ed i terreni certificati ad agricoltura biologica sono più che triplicati dal 1999.

Intanto continuano ad emergere modi socialmente sostenibili di fare business: circa un miliardo di persone in 96 paesi appartengono ad una cooperativa, sia come lavoratore, consumatore, produttore od acquirente. Anche l’emergere delle cosiddette “benefit corporations” offre un modello socialmente ed ambientalmente più responsabile alle imprese private.

Renner  conclude: «Non mancano le alternative per cambiare la traiettoria distruttiva sulla quale è l’umanità. Le rinnovabili e l’irrigazione efficiente sono due opzioni pratiche e ce ne sono molte altre. Ma dobbiamo fare sul serio con queste attività invece di lasciarle in gran parte ai margini».