Wwf sul nuovo Pil: perché aggiungere l’illegalità? Rivoluzione sarebbe valore natura

[11 settembre 2014]

Come si fa a non essere d’accordo con il Wwf e in particolare con il direttore scientifico – e nostro collaboratore per tanti anni – Gianfranco Bologna (Nella foto), quando sostiene che «è ormai necessario andare oltre il PIL non arricchirlo invece inserendo attività che palesemente non dimostrano certo il benessere di una nazione. Quello che andrebbe fatto, invece, è dare finalmente ‘valore’ alla natura, alla straordinaria ricchezza che ci garantisce il vero benessere. Se non ‘contabilizziamo’ le nostre risorse, la qualità dell’acqua, dell’aria, dei boschi, delle zone umide, del suolo (garantendone la capacità rigenerativa), degli altri straordinari ambienti naturali e della biodiversità che costituiscono la nostra vera ricchezza, ci troviamo privi della base stessa che garantisce la nostra esistenza».

«E’ possibile – si domanda retoricamente Bologna – pensare che l’Italia abbia un buon livello di benessere a fronte della sfrenata urbanizzazione del nostro territorio, della continua perdita di suoli, dei fenomeni gravissimi di inquinamento ambientale? Illegalità non è benessere, piuttosto,  contabilizzare e preservare il capitale naturale ci consentirebbe di andare addirittura oltre il Pil: in tutto il mondo è attivo ormai da tempo un ampio dibattito su questo tema per trovare nuovi indicatori di ricchezza e benessere di una nazione, di una regione o di una comunità. Ad esempio, il programma Ambiente delle Nazioni Unite (Unep) ha calcolato il costo annuale del degrado ambientale dovuto alle attività umane che viene  indicato intorno all’11% del PIL globale nel 2008; la percentuale può lievitare fino al 18% del PIL globale entro il 2050 se prosegue l’attuale trend di impoverimento delle risorse».

Il Wwf ricorda inoltre il suo impegno in tutto il mondo affinchè si dia centralità al capitale naturale nelle politiche economiche:  seguendo l’esempio di altri paesi come la Gran Bretagna, si è fatto portatore, ad esempio, della proposta (nel ddl del cosiddetto collegato ambiente alla legge di stabilità, ora in discussione al Parlamento) che istituisce ai massimi livelli un Comitato per il Capitale Naturale con l’obiettivo di elaborare un rapporto sullo stato di salute del capitale naturale italiano, inserito nel processo di programmazione economica nazionale e quindi con un valore importante nei processi di decisionmaking. Va ricordato peraltro che ai tempi del governo Prodi anche l’Italia fu ad un passo dalla contabilizzazione del capitale naturale, ma che poi tutto crollò con la caduta del premier.

Per trarre ‘profitto’ in termini di benessere – sostiene infine il Wwf – dalle risorse naturali, a partire dagli elementi fondamentali come acqua, energia e cibo, occorre però preservarle, una capacità che è ancora ben lontana dagli attuali modelli di sviluppo.