«Confindustria non vuole pagare il contributo ambientale per le attività estrattive»

La denuncia degli ambientalisti: «Una richiesta inaccettabile, canone già bassissimo»

[6 febbraio 2014]

«E’ vero, c’è la crisi, le attività estrattive in Umbria si sono ridotte del 20% e molte cave sono ferme, ma questa non può essere una scusa per non pagare più i canoni di concessione che rimangono comunque scandalosamente bassi rispetto ai prezzi di vendita». Interviene Legambiente Umbria in merito alla richiesta di Confindustria, a nome delle imprese del settore estrattivo, di non pagare più il contributo ambientale per le escavazioni.

«In Umbria il canone di concessione per le attività estrattive non arriva nemmeno ad un decimo del prezzo di vendita ed è tra i più bassi d’Italia e addirittura è una cifra ridicola se confrontata con quelle della Gran Bretagna che toccano il 20% del prezzo di vendita. Eliminare questo onere, anche se provvisoriamente come chiede il comparto delle attività estrattive umbro, sarebbe un atto veramente grave e ingiustificato visto che la concessione è un’indennità dovuta a fronte di un’attività che crea un danno alla collettività, al territorio e al paesaggio».

«Non è con l’eliminazione del canone di concessione che si risollevano le imprese estrattive ma promuovendo una innovazione capace di fare di questa attività un settore all’avanguardia, puntando sul recupero degli inerti e garantendo la tutela del paesaggio».

di Legambiente Umbria