Africa, nutrire il futuro: un programma per l’Etiopia

[22 ottobre 2013]

Con uno dei prodotti interni lordi più bassi del mondo (137 dollari all’anno pro-capite) ed uno dei tassi di malnutrizione più altri del mondo (il 37,1%, cioè più di 31 milioni di sotto-nutriti), l’Etiopia ha un disperato bisogno di investimenti nella sicurezza e nell’innovazione alimentare, ma fino ad ora ha spesso solo sperimentato il land grabbing a danno dei pascoli e delle terre fertili tribali.

L’Agency for International Development Usa (Usaid) ha recentemente firmato un contratto con la Ong statunitense Cnfa  per attuare l’ Agricultural Growth Program – Livestock Growth Project (Agp-Lgp) in Etiopia. Si tratta di un programma, sponsorizzato dall’iniziativa Feed the Future di Usaid, che favorirà lo sviluppo dell’agricoltura ed aumenterà la competitività e il valore del bestiame dell’Etiopia.

Gli animalisti occidentali puri e duri, che sognano un  mondo libero dagli allevamenti e dagli abbattimenti di bestiame, probabilmente inorridiranno sapendo che il programma del Cnfa punta a creare circa 2.600 nuovi posti di lavoro ed a migliorare il livello nutrizionale di 200.000 famiglie con la carne di questi animali.

Nel 2009 Feed the Future, un’iniziativa a gestione statunitense che è stata approvata dal 2009 World Summit on Food Security, ha selezionato  20 paesi (In Africa: Etiopia, Kenya, Uganda, Tanzania, Mozambico, Malawi, Zambia, Mali, Senegal, Liberia e Ghana; In Asia: Cambogia, Bangladesh, Nepal e Tagikistan; in America: Haiti, Guatemala e Honduras) nei quali lavorare per rafforzare la sicurezza alimentare. L’Etiopia è stato scelto per il suo bisogno estremo di intervento e per l’apertura del governo di Addis Abeba a lavorare con partnership di questo tipo.  D’altronde con il 30 dei bambini sotto i 5 anni sottopeso ed il 44% con una crescita insufficiente, il regime ha ben poca scelta  e il bestiame contribuisce a sfamare il 60 – 70% della popolazione, il 38,7 della quale vive sotto il livello di povertà, mentre le attività agricole rappresentano il 45% del Pil e l’85% della forza lavoro.

Come fa notare anche il Worldwatch Institute, la Cnfa  ha già adottato un programma di allevamento simile: il Kenya Drylands Livestock Development Program, una delle prime iniziative africane di Feed the Future, e ha aumentato con successo il valore e le rese del bestiame attraverso il miglioramento della produzione, della commercializzazione e dell’accesso al mercato.

Kimberlee Davis del Worldwatch Institute spiega che «Gli animali da ingrasso e la lavorazione dei prodotti animali vicino alle zone di produzione  si traduce in prezzi più alti, aumentando in tal modo i redditi locali e promuovere l’occupazione tra i gruppi di sottoccupati come le donne, i giovani e gli anziani. Agp-Lgp  applicherà in Etiopia successi già ottenuti della Cnfa».

Fino ad oggi i programmi “animal feed” del Dipartimento dell’agricoltura Usa hanno contribuito a creare 9 imprese di mangimi o di trasformazione del bestiame, il progetto Cnfa può aumentare ulteriormente i profitti diretti agli agricoltori attraverso la trasformazione locale di prodotti come la pelle e la produzione lattiero-casearia. Inoltre, il miglioramento delle infrastrutture di mercato può far aumentare le vendite, fornendo un accesso più ampio ai consumatori di prodotti animali.

Dato che la maggioranza della popolazione etiope lavorare in settori che hanno a che fare con la produzione animale e che l’animalismo a queste latitudini, con questa povertà e bisogno di cibo e proteine, sembra una stranezza da ricchi occidentali, queste innovazioni potrebbero migliorare notevolmente la qualità della vita di molte famiglie e comunità dell’Etiopia.