Le opinioni espresse dall’autore non rappresentano necessariamente la posizione della redazione

Agroecologia: No ai semi Ogm e ai pesticidi

[7 febbraio 2014]

Sono in partenza per il VI Congresso dei Sem Terra ( Brasilia, 10-14 febbraio 2014). Il congresso celebrerà 30 anni di lotte di massa, che hanno fatto assegnare ai contadini Sem Terra una quantità di terra pari a circa un terzo dell’Italia, frutto anche di grandi sofferenze, con la perdita di 1500 compagni/e, assassinati dall’agrobusiness.

Gli oltre 10 anni di amicizia e lavoro con loro mi hanno insegnato moltissimo, analisi e proposte che ritengo assai valide anche per l’Italia e l’Europa.

E’ illuminante quello che è successo in Brasile 10 anni fa, con l’approvazione da parte del Presidente Lula della legge 10.688/2003, negoziata tra il Governo brasiliano e il Congresso Nazionale, in cui si riconosceva “il fattaccio avvenuto”, cioè l’introduzione illegale nelle campagne del Rio Grande del Sud da parte della Monsanto della soia OGM RR, resistente all’erbicida glifosato.

Oggi, dopo 10 anni, il Brasile con gli Stati Uniti, è leader mondiale della produzione di soia OGM. Secondo il Ministero dell’Agricoltura brasiliano (MAPA), è OGM l’88% della soia del raccolto 2012-2013, 81,3 milioni di Tonnellate, coltivata su 37,1 milioni di Ettari. Un dato impressionante, con un aumento vertiginoso, se si pensa che, secondo la FAO, nel 2012 la produzione era di 65,7 milioni di T. su una superficie di 24,9 milioni di Ettari.

Questa soia viene esportata in gran parte in Cina e in Europa, per nutrire le sventurate bestie degli allevamenti intensivi e produrre quella carne che noi mangiamo senza vergogna.

In Brasile anche il 60 % del mais è OGM e da quest’anno è OGM anche la coltivazione del fagiolo, il maggior simbolo dell’alimentazione del popolo brasiliano.

Si stima che un totale di 40 milioni di ettari quest’anno saranno coltivati OGM.

La resistenza dei piccoli contadini a questa valanga, consiste nel riuscire a recuperare semi non OGM e …udite,udite… “invertire l’interpretazione legale che fa considerare un pirata dei diritti della Monsanto , e quindi soggetto a processi e multe, l’agricoltore convenzionale contaminato dal suo vicino produttore OGM” ( da un articolo di Maurício Thuswohl – Repórter Brasil)

Insieme alla diffusione degli Ogm in Brasile è dilagato anche l’impiego dei pesticidi e, secondo il Ministero dell’Ambiente, il Brasile oggi ne è il più grande consumatore mondiale.

Secondo l’Agenzia ANVISA, organo legato al Ministero della Salute e competente per il rilascio dell’uso commerciale dei pesticidi, nel passato decennio, il mercato brasiliano di pesticidi è cresciuto del 190%, molto di più che nello stesso periodo nel mercato mondiale (93%).

Le coltivazioni di soia, mais e cotone guidano il consumo di pesticidi in Brasile: la Soia, con il 40% del totale, è ancora una volta regina assoluta, seguita dal mais (15%) e cotone (10%).

Dei 50 pesticidi usati in Brasile, 22 sono proibiti nell’Unione Europa.

Ed oggi nel Congresso brasiliano si sta discutendo di semi OGM sterili e perfino di una proposta di liberalizzazione dell’erbicida 2,4-D, parente dell’agente Orange,…. quanta strada in 10 anni presidente Lula… quanti tumori in più, che hanno colpito anche 5 Presidenti latinoamericani…..!

Ormai ben pochi scienziati si ostinano a negare che l’uso di semi OGM implica un aumento enorme di pesticidi, sta in silenzio anche l’oncologo Umberto Veronesi, vegetariano ma con interessi economici nelle imprese OGM, che pochi anni fa sosteneva che con gli innocui OGM si sarebbero ridotti i pesticidi e fertilizzanti ed eliminata la fame nel mondo .

Scenari simili al Brasile si potrebbero verificare anche in Italia fra 10 anni.

La semina OGM ( e la mancata bonifica) in Friuli è già un cavallo di Troia.

Teniamo ben presente che 5 paesi UE (Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Portogallo e Spagna) hanno coltivazioni OGM e che la UE è sotto la pressione continua delle 6 multinazionali che controllano il mercato mondiale, Monsanto (USA), Syngenta (Svizzera), Dupont (USA), Basf (Germania), Bayer (Germania) e Dow (USA).

Per finire si prospetta l’incubo del Trattato di libero commercio interatlantico (TTIP) in discussione tra UE e USA, che potrebbe travolgere ogni residua autonomia degli Stati, anche in Agricoltura, fino a provocare perfino lo sdoganamento della carne agli ormoni Usa.

In Italia a livello parlamentare pare ci sia un ampio fronte anti OGM, ma in realtà con la Risoluzione Zanin e altri, votata all’unanimità alla Commissione Agricoltura della Camera il 23 gennaio 2014, si è aperta la porta alla coesistenza tra coltivazioni OGM e non.

Questa coesistenza in fondo è accettata anche da Pietro Sardo il Presidente di Slow Food, quando afferma ( Repubblica 27 gennaio 2014) che “ la ricerca OGM deve andare avanti, naturalmente in campi severamente protetti” e che “se gli OGM facessero davvero male, non staremmo a parlarne, siamo nell’incertezza”…

E’ vero, quello che fa sicuramente male sono i residui di pesticidi, di interferenti endocrini, che contaminano i cibi industriali a basso prezzo, che noi italiani siamo troppo educati per chiamare cibi spazzatura, come fanno altri paesi, anche se stanno provocando una epidemia di obesità.

Se il pericolo è grande, che fare?

Il titolo del Congresso del MST “Lottare, costruire la Riforma Agraria Popolare”, sintetizza l’analisi che i piccoli contadini possono avanzare, resistendo all’aggressione, continua e violenta, dell’agrobusiness e delle banche alleate, solo costruendo una forte alleanza con i cittadini, in difesa di un cibo sano e sostenibile.

In Italia invece i movimenti sono frammentati, la narrazione è debole e forse addirittua sbagliata, anche quella dei movimenti migliori.

Una Campagna per una Agricoltura Contadina o l’Anno dell’Agricoltura Familiare sono cose buone e simpatiche, ma per resistere alle multinazionali del cibo e invertire la tendenza bisogna parlare di Cibo, studiare ed elaborare una piattaforma politica con tutti i cittadini, che pur sappiamo contrari agli Ogm e anche ai pesticidi.

Ci vuole una Riforma Agraria Popolare anche in Italia e in Europa, per produrre Cibo Agroecologico, cioè sano e sostenibile. Va costruita una piattaforma insieme ai cittadini, dobbiamo trovare forme e contenuti concreti, come è stato con il referendum dell’acqua.

Altrimenti non si resiste neppure, i nostri contadini perdono, tutti perdiamo.

Antonio Lupo, Comitato Italiano Amigos Sem Terra-MST