Amartya Sen alla Fao: «Per combattere la fame manca l’accesso al cibo. Già oggi produciamo abbastanza»

L’Organizzazione Onu come il ministero dell’Ambiente italiano, inseguita dall’incubo tagli: in 20 anni ha perso il 27% del suo valore

[17 giugno 2013]

Se continueremo a guardare alla fame semplicemente in termini di produzione alimentare, non riusciremo a risolvere questo problema.  Infatti, il mondo produce già oggi cibo a sufficienza e la causa principale della fame è la mancanza di accesso al cibo. Il premio Nobel Amartya Sen, durante la sua lectio magistralis alla Conferenza dell’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), in corso a Roma, ha così posto al centro della battaglia contro la fame un tema che spesso preferiamo dimenticare, quello dell’equità.

Su questo aspetto si è soffermato il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, che ha sottoposto alla Conferenza dell’Organizzazione l’approvazione del programma di lavoro ed il budget, entrambi focalizzati a migliorare l’assistenza che l’Organizzazione fornisce ai Paesi Membri, così che essi possano raggiungere la sicurezza alimentare e lo sviluppo agricolo.

«Oggi per garantire la sicurezza alimentare è indispensabile integrare la dimensione dell’accesso alle nostre risposte, insieme ad un sostegno continuo per aumentare la produzione alimentare in modo sostenibile», ha dichiarato da Silva, che poi ha informato sul fatto che la Conferenza sarà chiamata ad approvare una modifica del primo obiettivo dell’Organizzazione, e cioè puntare all’eradicazione, piuttosto che alla riduzione della fame, dell’insicurezza alimentare e della malnutrizione.  «E’ solo una parola, ma fa una grande differenza. L’eliminazione della fame e della malnutrizione avrà una grande ricaduta in termini di pace e prosperità, da cui tutti i paesi trarranno beneficio. Ed è parte cruciale del futuro sostenibile che vogliamo».

Rivolgendosi alla Conferenza, il direttore ha evidenziato il lavoro svolto nei suoi primi 18 mesi di mandato: aver focalizzato il lavoro della Fao intorno a cinque nuovi obiettivi strategici e un sesto obiettivo tecnico, l’approvazione di strategie di collaborazione con il settore privato e con la società civile, come pure il rafforzamento dei partenariati con istituzioni scientifiche e di ricerca, e l’aver portato a termine la riforma dell’Organizzazione. Graziano da Silva ha poi sottolineato la maggiore efficienza dell’organizzazione, che dalla sua elezione a direttore generale, ha portato a un risparmio di quasi 45 milioni di dollari. Questo, a sua volta, ha permesso di rafforzare la presenza tecnica dell’Organizzazione sul campo e l’attuazione di sei iniziative che rispondono alle esigenze individuate dai Paesi Membri nelle Conferenze regionali della Fao tenute nel corso del 2012.

«Da quando ho assunto la direzione, mattone dopo mattone, abbiamo gettato le basi di cui avevamo bisogno per migliorare l’assistenza che offriamo ai Paesi Membri» ha aggiunto da Silva, che poi ha fatto notare come negli ultimi vent’anni, le successive riduzioni del bilancio della Fao, hanno causato una perdita del 27% del suo valore reale.

Il direttore quindi ha anche sottolineato la necessità di trovare un consenso su un bilancio che consentirebbe all’Organizzazione di  attuare il programma di lavoro proposto per il 2014-2015, il primo da quando è stato eletto direttore generale della Fao. Per attuare il programma, l’Organizzazione chiede un aumento dell’1% del budget in termini reali per i prossimi due anni, e meno del 4% per coprire l’inflazione e l’aumento dei costi. «E’ in momenti come questi, quando le sfide sono maggiori, che abbiamo maggiormente bisogno di dimostrare il nostro impegno collettivo nei confronti dell’Organizzazione e dei suoi obiettivi», ha concluso da Silva.