America Latina, l’importanza delle mense scolastiche a Km zero

Le politiche progressiste per i bambini favoriscono i piccoli agricoltori

[26 agosto 2013]

La Fao ha condotto uno studio (Panorama de la alimentación escolar y posibilidades de compra directa de la agricultura familiar en países de América Latina. Estudio de caso de ocho países)  in Bolivia, Colombia, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Paraguay e Perù che  mette in evidenza l’importanza sociale ed economica delle politiche progressiste in favore dei bambini, in particolar modo i programmi di alimentazione scolastica, che non solo stanno rafforzando la protezione sociale,  la loro sicurezza alimentare e lo stato nutrizionale degli scolari, ma aiutano anche le famiglie dei piccoli agricoltori.

Nei programmi presi in esame sono stati coinvolti nell’insieme 18 milioni di studenti di diverse età e livelli di istruzione, per un investimento complessivo di circa 940 milioni dollari, cioè 25 dollari all’anno per studente, destinati principalmente all’acquisto e alla distribuzione del cibo.

Secondo lo studio, «questi programmi, non solo promuovono la frequenza scolastica, ma rafforzano anche il processo di apprendimento. Inoltre, tutti i paesi studiati hanno mostrato interesse nell’approvvigionarsi per il cibo dei programmi scolastici dagli agricoltori locali a conduzione familiare, promuovendo così anche lo sviluppo locale.

Il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, ha sottolineato che «questo è un approccio tre volte positivo: assicura cibo di qualità per i bambini che frequentano le scuole pubbliche, promuove il consumo di cibo fresco e sano, e apre nuovi mercati e la possibilità di redditi più elevati per le famiglie di agricoltori, incrementando così lo sviluppo locale».  

Il rapporto fa notare che con i nuovi governi progressisti l’impegno dei programmi di alimentazione scolastica è molto cresciuto in tutta l’America Latina (anche dove non ci sono mai stati governi di sinistra come in Colombia e Guatemala) e che «quasi tutti i Paesi esaminati hanno espresso interesse nell’acquistare per i programmi di alimentazione scolastica direttamente dai piccoli produttori locali», ma sottolinea anche che «sono necessari quadri giuridici e normativi per facilitare l’integrazione dei piccoli produttori nelle reti di approvvigionamento governative».

Per Najla Veloso, coordinatrice del lavoro regionale della Fao in questo settore, «lo studio dimostra che per affrontare le sfide dei programmi di alimentazione scolastica è necessario coinvolgere diverse parti in causa: governi, rappresentanti politici, organizzazioni internazionali, settore privato, comunità scolastica e società civile».

Lo studio sui programmi di alimentazione scolastica è stato promosso dal Programma di Cooperazione Internazionale Brasile-Fao, impegnato ad aiutare i Paesi a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e proprio l’esperienza del Brasile, con programmi di alimentazione scolastica che risalgono ormai a 50 anni fa, è il modello da seguire, infatti nel  2012, il programma nazionale brasiliano di alimentazione è riuscito a raggiungere quasi 45 milioni di ragazzi.

Albaneide Peixinho, coordinatrice generale del programma nazionale brasiliano di alimentazione scolastica, ha detto che «il governo brasiliano è pronto a contribuire allo sviluppo e al miglioramento dei programmi di alimentazione scolastica non solo in America Latina, ma anche in Africa». Visti i progressi mostrati dai programmi di alimentazione scolastica analizzati nello studio, la Fao e il governo del Brasile «ritengono sia necessario tradurre l’impegno politico dimostrato dai Paesi in politiche ed istituzioni di alimentazione scolastica concrete, per garantire la qualità e il valore nutrizionale dell’alimentazione nelle scuole».