Arezzo, il Treno Verde incontra gli studenti dell’Itis per parlare di cibo e legalità

29 clan con le mani in pasta, sequestrati beni alimentari per 447 milioni di euro

[24 marzo 2015]

Oggi, durante un incontro sul tema “Cibo e legalità organizzato nell’ambito delle iniziative del Treno Verde che oggi riparte da Arezzo, Legambiente e gli studenti dell’Itis hanno discusso di storie e numeri dell’agromafie. Rossella Muroni, direttrice nazionale Legambiente; Paola Ciampelli, commissario capo responsabile nucleo investigativo Corpo forestale dello Stato di Arezzo; Peppe Ruggiero, giornalista legambientino esperto ecomafie; Chiara Signorini, presidente Legambiente Arezzo, hanno raccontato ai ragazzi un’Italia delle frodi alimentari fatta di «Mozzarelle blu, rosa e a pois, cozze, vongole alla diossina, vino adulterato, mozzarella dopata, pomodori e olio contraffatti» che sta mettendo sempre più a repentaglio la sicurezza e la qualità del cibo italiano.

Secondo ultimo Rapporto Ecomafia di Legambiente «La ristorazione e il cibo sono i settori sempre più nel mirino della mafie. Complessivamente, il valore dei beni alimentari sequestrati dalle forze dell’ordine nel 2013 ammonta a più di 447 milioni di euro con ben 29 clan che fanno affari nel settore dell’Agromafie. Secondo ultimo Rapporto Ecomafia il settore dove nell’ultimo anno si è registrata una vera e propria impennata del numero di reati è quello agroalimentare, in cui si è raggiunto la cifra di ben 9.540, più del doppio rispetto all’anno prima, quando si erano fermati a quota 4.173».

Un  boom di reati scoperti grazie alle Forze dell’ordine, all’ottimo lavoro svolto dal Corpo Forestale dello Stato, Capitanerie di Porto, dai Carabinieri per la Tutela della salute (Nas) e delle Politiche agricole e alimentari e Guardia di Finanza. I reati accertati sono in gran parte  nella istorazione, ma anche delle carni e allevamento, delle farine, pane, paste e prodotti ittici.

Ruggiero ha spiegato ai ragazzi aretini che «Il cibo illegale, le frodi  alimentari sono fenomeni criminali agevolati dai tortuosi percorsi del cibo lungo le filiere di distribuzione Dove non c’è rispetto del lavoro e della legalità, è assai difficile che ci sia rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini. Le agromafie sono una  “mafia liquida”,  capace di penetrare, di insinuarsi ovunque, cercando di assorbire, le attività oneste, rendendole meno competitive.  In Italia, meglio che negli altri Paesi dell’Unione europea, il sistema dei controlli funziona e funziona bene grazie agli organi di controllo, alle forze dell’ordine. Il problema è che servirebbe una legislazione più stringente. Riteniamo che meritino priorità di sostegno tutte quelle iniziative rivolte a contrastare il lavoro nero, che in questi anni è degenerato spesso in forme di schiavismo, a valorizzare il lavoro nelle campagne e a ostacolare le possibilità di contraffazione e adulterazione delle materie prime nelle filiere di distribuzione».

La Muroni ha concluso: «Per combattere le ecomafie l’Italia oggi ha una grande opportunità che è rappresentata dall’approvazione rapida e definitiva del Ddl ecoreati, una riforma di civiltà che aspettiamo da vent’anni e che non può essere più rimandata, perché solo fermando gli ecocriminali si potrà tutelare in maniera concreta l’ambiente, la salute dei cittadini, l’economia sana del Paese e tutte quelle imprese oneste che subiscono concorrenza sleale Il Paese ha bisogno di un fondamentale strumento per contrastare la criminalità organizzata, per aiutare la magistratura e le forze di polizia nel loro lavoro, ed evitare che si ripetano altri disastri come quello della Terra dei Fuochi e casi di ingiustizia impunita. Per questo preferiamo che il Ddl sia approvato in modo definitivo in terza lettura alla Camera e chiediamo ai deputati di votarlo senza cambiare #neancheunavirgola rispetto a quello licenziato al Senato lo scorso marzo».