Attivista cinese rischia l’ergastolo per aver informato i lavoratori dell’industria delle calzature

In una fabbrica che produceva per marchi come Calvin Klein, Coach e Ralph Lauren

[31 ottobre 2016]

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La Campagna Abiti puliti – Clean clothes campaign (Ccc) e il progetto Change your shoes  lanciano un allarme e un appwello:  il  3 e venerdì 4 novembre, l’attivista cinese per i diritti dei lavoratori Meng Han sarà processato dalla corte del distretto di Panyu nel sud della Cina.  Le due organizzazioni spiegano che «Meng Han è stato preso di mira dalle autorità cinesi dopo che l’uomo si era impegnato per informare dei propri diritti i lavoratori e le lavoratrici di una fabbrica che produceva calzature per marchi come Calvin Klein, Coach e Ralph Lauren. È accusato di “aver raggruppato una folla per disturbare l’ordine sociale” e rischia fino all’ergastolo».

Meng è stato arrestato il 3 dicembre 2015, durante delle retate  attuate dalla polizia cinese nelle case e negli uffici di circa 50 attivisti e volontari  di gruppi impegnati nella difesa dei diritti dei lavoratori nella provincia di Guangdong. Ccc  e Change your shoes  sottolineano  che «Se da una parte gli arresti di Meng Han e degli altri attivisti sono chiaramente parte di una repressione generale nei confronti delle Ong che si battono per i diritti dei lavoratori in Cina, dall’altra questo improvviso giro di vite è riconducibile ad una specifica contesa presso la Lide Shoes Factory del distretto di Panyu, dove una serie di scioperi che hanno coinvolto più di 2.500 lavoratori nel 2015 hanno portato ad una vittoria degli attivisti nella negoziazione con i datori di lavoro in tema di previdenza sociale, contributi per gli alloggi, straordinari e pagamenti delle ferie».

Da allo Meng è in carcere  e ha potuto avere qualche contatto sporadico con un avvocato, in violazione della stessa legge cinese. Altri tre attivisti arrestati sono stati processati alla fine di settembre 2016 e condannati con sospensione della pena a un periodo di reclusione da uno a tre anni. Ma l’udienza per il caso di Meng Han è stata sospesa per ulteriori indagini.

Le due iniziative che difendono i lavoratori sfruttati dell’industria dell’abbigliamento nei Paesi in via di sviluppo che lavorano per le multinazionali occidentali, ricordano che «Meng Han ha subito diverse intimidazioni durante la detenzione. Le autorità hanno esercitato pressioni affinché incriminasse uno dei suoi colleghi in cambio di una sentenza più accomodante. Anche la sua famiglia è stata vittima di intimidazioni: i suoi genitori sono stati costretti a trasferirsi dopo che dei teppisti non identificati hanno divelto la porta di casa con un’ascia. Chiediamo ai marchi che si rifornivano presso la Lide Shoes Factory (Calvin Klein, Coach e Ralph Lauren) di assumersi le loro responsabilità e di intraprendere azioni adeguate affinché Meng Han e gli altri attivisti coinvolti vengano immediatamente rilasciati dalle autorità cinesi».

Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna abiti puliti, conclude: «Meng Han rischia di restare in prigione per anni solo per aver informato i lavoratori dei loro diritti. Se questi marchi credono nella libertà di associazione sindacale per i lavoratori che realizzano le loro scarpe, allora devono schierarsi dalla parte di Meng Han, mandando un chiaro messaggio alle autorità cinesi affinché l’attivista sia immediatamente e incondizionatamente rilasciato».