Avanti piano contro lo spreco alimentare in Italia, vale ancora 16 miliardi di euro

Con ciò che finisce inutilmente nella spazzatura si potrebbe sfamare 44,5 milioni di persone

[3 febbraio 2017]

Nella patria globale del cibo di qualità lo spreco alimentare è ancora a livelli insostenibili, oltre che moralmente inaccettabili. Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg – in una rilevazione che per la prima volta abbina un ulteriore livello di test oltre al consueto sondaggio – in Italia vanno direttamente dal campo al cestino 15 miliardi e 615 milioni di euro all’anno: rappresentano circa l’1% del Pil, o cinque volte tanto l’ultima manovra di Bilancio richiesta dalla Ue a Roma.

Numeri che pongono il nostro Paese in linea con il contesto europeo. In Ue lo spreco alimentare vale 143 miliardi di euro all’anno, pari a 173 kg procapite, con il 70% degli sprechi che si concretizzano nelle case dei consumatori. In Italia questa percentuale sale al 75%: ogni famiglia compra senza poi consumare 145 kg di cibo in media all’anno (pari a 360€ per nucleo familiare, 12 miliardi di euro in totale), sprechi cui si aggiungono quelli in campo (circa 1 miliardo e 25 milioni di euro), quelli dell’industria (1,160 miliardi di euro) e della distribuzione (1,430 miliardi di euro).

Quelli messi a disposizione dall’Osservatorio Waste Watcher sono dati riferiti all’anno 2015, sui quali dunque non ha avuto influenza la nuova legge contro lo spreco alimentare approvata la scorsa estate (ignota, sottolinea comunque il sondaggio, al 59% degli intervistati), ma comunque in modesto calo rispetto alle prime rilevazioni condotte in merito. Al netto delle oggettive difficoltà di calcolo dello spreco, descritte sulle nostre colonne dal fondatore di Last Minute Market Andrea Segrè (nella foto), nel 2013 lo spreco alimentare domestico ammontava a 852 grammi dichiarati come percepiti al mese per famiglia, scesi ora a circa 600 (anche se quelli effettivi secondo Last Minute Market sono del 50% più alti, arrivando così ai 12 miliardi di euro di spreco alimentare domestico l’anno).

È pur vero che con i prodotti vegetali che gettiamo nella spazzatura – ricordano dall’Enea – oltre a fitosanitari e nutraceutici, potremmo produrre 41 milioni di m3 di biometano, l’equivalente dell’energia necessaria per riscaldare 46mila appartamenti, con un risparmio di circa 2 milioni di tonnellate di CO2. Ma la priorità rimane quella della prevenzione, evitare che cibi ancora commestibili divengano rifiuti.

«Prevenzione è la parola chiave per approcciare la Giornata nazionale 2017 – commenta Segrè, presidente del comitato tecnico-scientifico per il Programma nazionale di prevenzione sprechi/rifiuti – I dati Waste Watcher dicono che 1 italiano su 5 mette già in atto comportamenti virtuosi, e che il 57% sta dalla parte giusta, attento a non sprecare per convinzione o per necessità. Lavoriamo sul 40% che resta, incurante o incoerente: facciamolo con una campagna efficace di educazione alimentare».

In sostanza, per incidere sullo spreco domestico è necessario innanzitutto che i cittadini imparino a fare bene la spesa. «Si sprecano più facilmente gli alimenti freschi e deperibili, cioè quelli che fanno meglio alla salute – osserva il medico e presidente Enpam Alberto Oliveti – Per questo prevenire gli sprechi insegnando a fare bene la spesa, a conservare correttamente i cibi e a mangiare quelli ancora buoni, significa anche migliorare lo stato di salute dei consumatori».

Ancora rimane moltissimo da fare. I dati Fao ricordati dall’Enea parlano chiaro: in Italia, un anno di spreco alimentare potrebbe sfamare quasi 44 milioni e mezzo di persone, mentre il solo cibo buttato in Europa sfamerebbe circa 200milioni di persone. A livello mondiale i numeri sono ancor più allarmanti. Ogni anno più di un terzo della produzione mondiale di cibo si perde o si spreca lungo la filiera, circa 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti sprecati solo considerando la frazione commestibile; si tratta – come evidenzia la Fondazione Barilla – di circa 4 volte la quantità di cibo necessaria a sfamare le quasi 800 milioni di persone sul pianeta che sono denutrite. Un paradosso che ci riguarda molto da vicino, visto che in Italia le persone in povertà relativa sono il 16,6% della popolazione, quelle in povertà assoluta il 9,9%.