Bioreport: l’Italia è la patria del biologico, anche al supermercato

[25 marzo 2014]

Secondo i dati del recente Bioreport 2013 resi noti dall’Associazione italiana agricoltura biologica (Aiab), «in ben il 61,8% degli 8.077 comuni italiani è presente almeno un’azienda biologica, una distribuzione che si concentra maggiormente tra il centro e il sud Italia, con una massiccia presenza nei seguenti comuni: Noto (SR) con circa 446 aziende, Corigliano Calabro (CS) con 242 unità e Poggio Moiano (RI) con 241 imprese».

Aiab sottolinea che «i dati emersi dal Bioreport indicano come il nostro paese sia particolarmente indicato ad una coltivazione di questo tipo perché ricco di colline e di montagne, infatti l’agricoltura a metodo biologico certificata richiede una prevalenza di territori collinari (61%) e montani (21%)».

Il Bioreport evidenzia anche una “scoperta”: «A questo modo di fare agricoltura si avvicinano particolarmente i giovani, infatti questo tipo di aziende (circa il 22%)sono guidate prevalentemente da persone di fascia di età tra i 20 ed i 39 anni . Giovani più orientati all’innovazione ed a una diversificazione delle attività produttive (agriturismo, attività ricreative e sociali, fattorie didattiche etc.) che diffondono la propria attività soprattutto grazie a nuovi canali commerciali come l’ e-commerce».

Insomma il Bioreport 2013 sottolinea come l’agricoltura biologica sia più attenta alla sostenibilità ambientale rispetto a quella “convenzionale”, applicando buone pratiche e contribuendo alla riduzione della «pressione sugli ecosistemi e sull’ambiente. Una crescita che ha portato ad avere un terzo delle aziende biologiche mondiali che hanno la loro base operativa in Italia, con davanti solo colossi delle produzioni agricole: come l’Argentina, Usa,  Cina ed ’Australia.

Un successo che ormai rappresenta un modello di sviluppo molto diffuso e di grande interesse, per ragioni economiche, sociali e ambientali, al quale guardano con sempre maggiore interesse i giganti della distribuzione come Coop che evidenzia che «Alla base della recente diffusione dell’alimentazione biologica tra i consumatori ci sono soprattutto motivazioni salutistiche ed etiche. L’esclusione di sostanze di sintesi chimica dai processi di coltivazione è utile a preservare la fertilità dei terreni e riduce l’esposizione umana a composti per cui, in alcuni casi, esistono diverse prove di tossicità».

In una nota, la Coop cita diversi studi  che hanno confrontato il valore nutrizionale degli alimenti biologici e dei prodotti agricoli tradizionali. Per esempio, dalla  ricerca “Are Organic Foods Safer or Healthier Than Conventional Alternatives?: A Systematic Review” pubblicata su   Annals of Internal Medicine, per esempio, è emerso che gli alimenti biologici sono più nutrienti e il loro consumo riduce l’esposizione a pesticidi ed a batteri resistenti agli antibiotici. Food Chemestry ha appena pubblicato lo studio “A comparison of the nutritional value and food safety of organically and conventionally produced wheat flours” che si occupa della  farina di frumento srivelando che qualle biologica  ha proteine più digeribili e una contaminazione da micotossine di circa due volte inferiore a quella della farina convenzionale.

Secondo la Coop,«La diffusione di questi dati, unita alle scelte adottate per ragioni etiche, ha fatto sì che, negli anni, aumentasse la fiducia dei consumatori italiani nei confronti degli alimenti “bio”, più rispettosi dell’ambiente e in grado di apportare diversi benefici alla salute dell’uomo».

Il colosso della grande distribuzione è molto interessata  a questo mercato che ha implicazioni con le tematiche legate alla salute e all’ambiente, tanto che messo a punto una linea dedicata: “Vivi verde”, che è l’assortimento biologico ed ecologico a marchio più ampio nel panorama dei supermercati. Una linea che oltre agli alimenti comprende piante aromatiche e sementi, cosmetici, prodotti per l’igiene della persona e della casa, delle stoviglie e dei tessuti: alcuni di questi garantiti dall’ecolabel europeo. Diversi prodotti “bio” rientrano anche nella Linea Crescendo, una gamma di alimenti – farine, omogeneizzati di carne e frutta, nettari, pastine e merende – rivolta ai bambini di età compresa tra sei mesi e tre anni.

Quindi il biologico made in Italy (e quello del commercio equo e solidale) non è più un prodotto di nicchia ma sta trovando sempre più spazio negli scaffali dei supermercati (non solo in quelli Coop), con i consumatori che appaiono maggiormente attratti dalla sostenibilità e dalla compatibilità ambientale dei prodotti che comprano.