Si stima che la spesa interna raggiungerà i 45-50 bilioni di yuan nel 2020

È boom di consumi in Cina. La crescita del dragone e la sfida della sostenibilità

Cibi bio e lifesyle, beni di lusso e turismo. Si delinea l’identikit del consumatore cinese tra disuguaglianze crescenti

[23 settembre 2016]

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SHANGHAI. Si è da poco concluso il G20, il summit che riunisce ogni anno i paesi più industrializzati del mondo rappresentanti il 90% del Pil mondiale. Quest’anno il forum è stato ospitato ad Hangzhou, capitale della provincia cinese dello Zhejiang. Perché la Cina ha scelto proprio Hangzhou? Questa città, situata a sud-ovest di Shanghai, incarna la fase di transizione che la Cina sta attraversando da un’economia basata sulla manodopera a basso costo al settore dell’alta tecnologia e dei servizi. Hangzhou è anche la città di Jack Ma, fondatore del gigante dell’e-commerce Alibaba, il quale nel 2016 ha superato l’americana Walmart diventando la più grande piattaforma retail al mondo per fatturato.

Transizione cinese verso un’economia sempre più consumption-oriented

L’immagine che la Cina vuole dare di sé non è più quella del paese esportatore di beni a basso costo, bensì di tecnologia e servizi innovativi. L’e-commerce rappresenta per la Cina il mercato con il più alto tasso di sviluppo. Secondo una recente ricerca, questo mercato raggiungerà il suo apice entro il 2020 con un volume d’affari che sfiorerà i 600 miliardi di euro l’anno. Piattaforme come Alibaba, Tmall, Taobao e Wechat hanno permesso a milioni di cittadini cinesi di trasformarsi in veri imprenditori online.

L’esplosione dell’e-commerce e l’espansione della classe media cinese sono due dei principali fattori che hanno portato la Cina, con una popolazione di 1,4 miliardi di persone, nel pieno boom dei suoi consumi interni. L’e-commerce infatti, oltre ad offrire prezzi migliori e ampie selezioni, sta stimolando i consumatori all’acquisto di nuovi beni di consumo mai stati considerati prima. Il consumatore cinese è sempre più indirizzato ad acquistare cibi biologici, prodotti premium per la cura del corpo, articoli per la casa, in particolare tutte quelle categorie merceologiche che sono legate al lifestyle come beni di lusso, vino, design, automobili e turismo. Si stima che la dimensione totale dei consumi raggiungerà i 45-50 bilioni di yuan nel 2020. Questo potrebbe guidare l’economia ad un tasso di crescita annuale del 7% per i prossimi dieci anni.

Consumi vs sostenibilità

Il boom dei consumi in Cina ha aperto non poche sfide al governo cinese in termini di sostenibilità. Come tutte le economie in via di sviluppo, la Cina sta vivendo le disparità tra le regioni ricche e densamente popolate e quelle più isolate e arretrate. Secondo una recente ricerca, l’aumento dei consumi si sta concentrando in tre aree principali: percorrendo da nord a sud la costa orientale della Cina, troviamo il polo tecnologico cinese (l’area di Pechino-Tianjin-Hebei), il centro del business (Shanghai e Zhejiang), e quello commerciale (Guangdong). Sarà appunto in queste aree che si concentrerà un terzo dell’aumento dei consumi previsto per la Cina nei prossimi 15 anni.

Oltre alle questioni sociali, la terra del dragone deve fare i conti anche con problemi di carattere ambientale. La Cina è responsabile del 25% circa delle emissioni globali di gas serra le quali, unite al consumo smisurato di carbone, la rendono insieme agli Stati Uniti uno dei maggiori paesi inquinanti al mondo.

Le nubi tossiche e l’acqua inquinata sono una minaccia anche per i settori primari di agricoltura e allevamento, generando problemi in tema di sicurezza alimentare. L’agenzia Xinhua ha diffuso un report secondo il quale il 40% del territori cinese è diventato inutilizzabile dal punto di vista agricolo. Un altro problema è l’inquinamento prodotto dallo sfruttamento degli allevamenti. Secondo il Quotidiano del Popolo, la Cina consuma da sola il 52% della carne suina del mondo ed i suoi allevamenti sono la causa principale dell’aumento di CO2. Pechino, che si trova a sfamare il 20% della popolazione mondiale, ha affermato di volersi impegnare a diminuire il consumo eccessivo di carne e pesce entro il 2030.

Per non esser sopraffatta da questo sviluppo vertiginoso, la Cina sarà costretta ad adottare misure che ne garantiscano la sostenibilità. “Consumo verde”, “società a basse emissioni” e “tecnologie eco-friendly” sono tutti concetti che rappresentano le aspirazioni cinesi in tema ambientale ed economico. Il governo cinese per incoraggiare il consumo interno del Made in China, sta puntando anche a migliorare la qualità dei prodotti locali, col fine di garantire la crescita del mercato interno, riducendo la propria dipendenza dalle importazioni.

In vista del G20 il governo cinese ha speso miliardi per la costruzione di nuove autostrade e infrastrutture. Circa 225 fabbriche sono state chiuse e la metà dei veicoli in città sono stati vietati per limitare il traffico e ridurre l’inquinamento; gli effetti benefici quali cielo azzurro e aria pulita nei dintorni di Hangzhou sono stati molto apprezzati dalla popolazione.

Riuscirà il governo a guidare l’inarrestabile processo di trasformazione e di sviluppo in modo sostenibile? Un passo importante è stato fatto durante il G20 con la ratifica dell’accordo di Parigi sul clima da parte di Cina e Stati Uniti, che ha l’obiettivo di contenere il riscaldamento climatico. Un punto di svolta per la risoluzione dei problemi ambientali? Di certo non c’è dubbio che la cooperazione tra le nazioni sia un passo importante nella lotta contro l’inquinamento. La questione climatica non è una battaglia che ogni stato può portare davanti da solo, ma una questione globale che riguarda tutti noi, abitanti di un unico pianeta.