Mercati alimentari più equilibrati, insipienza in forte rialzo

La borsa della fame e l’abbondanza di cartapesta

Il nuovo rapporto Fao sulle prospettive alimentari mondiali. Produzione cerealicola record

[13 giugno 2013]

La borsa scende, la borsa sale. E si conquista le prime pagine di quotidiani, agenzie di stampa. Talvolta espugna addirittura le conversazioni tra quattro amici, al tavolo di un bar. Così, sembrano questi i numeri attorno ai quali ruota la nostra vita, e di fatto la nostra continua concentrazione sulle loro altalene li rende tali. Ai numeri che ci parlano di risorse, di cibo, di materia ed energia, che ci ricordano fastidiosamente tutti quei vincoli fisici ai quali è inestricabilmente legata non la nostra economia ma la nostra vita, guardiamo con malcelato sdegno. Non appaiono altrettanto entusiasmanti dei voli pindarici nei quali si dimena la borsa di Tokyo, che fa anche molto più esotico.

Stavolta siamo fortunati. Anche se facciamo finta non siano importanti, i numeri delle commodities alimentari, ossia delle materia prime alimentari – che abitualmente ci troviamo servite sottoforma di un piatto di pasta, mica tanto esotico – ci sorridono. Secondo il rapporto biennale Fao Food Outlook (Prospettive alimentari) pubblicato oggi, dove l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura analizza i mercati alimentari a livello mondiale, i mercati delle materie prime alimentari, in particolare quelli dei cereali, saranno più equilibrati nel 2013-14.

Con una produzione mondiale di cereali che nel 2013 dovrebbe raggiungere – comunica la Fao – la cifra record di 2.460 milioni di tonnellate, i prezzi dei cereali potrebbero rallentare, e i mercati potrebbero essere meno turbolenti.

La prevista produzione cerealicola record, se mantenuta, rappresenterebbe un aumento del 6,5% rispetto al livello ridotto dello scorso anno, a causa della maggiore produzione mondiale di grano e della forte ripresa della produzione di mais attesa negli Stati Uniti.  Anche la produzione di riso si prevede aumenterà nel 2013, sebbene le preoccupazioni per un possibile calo dei prezzi potrebbero frenare la crescita.

Il commercio mondiale di cereali si prevede raggiungerà i 306 milioni di tonnellate, quantità vicina al livello del 2012-13. In definitiva, in base alle prospettive attuali, entro la fine della stagione 2014, le scorte mondiali di cereali potrebbero registrare una ripresa dell’11%, raggiungendo 569 milioni di tonnellate, che sarebbe il livello più alto registrato negli ultimi dodici anni.

Tutto bene, dunque? Non quanto potrebbe sembrare. Gli entusiasmi si smorzano infatti quando, a fianco di un aumento della produzione cerealicola del 6,5% affianchiamo il dato sulla previsione dei consumi: nel 2013-14 l’utilizzo globale di cereali si prevede raggiungerà i 2.402 milioni di tonnellate, un 3% in più rispetto al 2012-13. Un aumento dettato dallo sforzo titanico profuso per debellare il fastidioso persistere della fame nel mondo? No. Gran parte della crescita dovrebbe derivare da un maggiore utilizzo di mais per mangimi e per usi industriali negli Stati Uniti.

La testimonianza di gestione apparentemente elementare, quella del cibo, che ancora non funziona. E che si affianca ai numeri che provengono dalla nostra Europa, dove ogni anno – secondo il bollettino scientifico Cordis – si sprecano «circa 90 milioni di tonnellate di alimenti. Questo significa circa 180 kg pro capite ogni anno».

Ma questo non sembra importare molto. Siamo invece affascinati da quello che oggi il Sole24Ore chiama il “Truman Show” della finanza mondiale, dove «solo derivati, Borse e bond (escludendo i titoli di Stato) hanno un volume di 740mila miliardi di dollari: 10 volte più del Pil mondiale. Se si aggiungono le valute e quant’altro, si ottiene un mondo di carta contro cui quello reale poco conta».

Per migliorare, occorre che l’attenzione pubblica e politica si focalizzi sui numeri reali di un mondo fisico, anziché sui fasti e le disgrazie di un mondo di cartapesta. Dietro quei numeri, infatti, si nascondono tante bocche da sfamare, una gestione responsabile delle risorse naturali e, di conseguenza, la nostra stessa sopravvivenza.