Sullo sfondo, una mobilità e un'industria che inesorabilmente cambiano

Cara vecchia auto, non ti cambio più

Secondo un sondaggio SWG-CNA i mezzi degli italiani sono sempre più vecchi. Più manutenzione, meno acquisti nuovi

[26 agosto 2013]

«Da tutti ormai è confermato: l’auto è in crisi profonda, l’auto non ha futuro – stecco di legno sull’onda. Dopo l’assestamento le auto saranno più rare e finiranno per scomparire, come lampare sul mare». Era il 1976 e Lucio Dalla cantava così una verosimile intervista con Gianni Agnelli nel celebre album dedicato alle automobili.

Protagoniste di un immaginario collettivo ultra caratterizzato, fatto di canzoni, pubblicità, vertenze, immagini, colori, odori e dettagli di design, le automobili su cui viaggiamo oggi, stando all’ultimo sondaggio SWG su commissione della CNA, sono più simili a quelle dei nostri ricordi che a quelle delle nostre proiezioni future. Dopo un’euforia durata quasi 50 anni, l’infatuazione verso le novità e le ultime tendenze in fatto di motori stanno svanendo, per far posto ad un più funzionale e meno romantico valore d’uso.

Il 20% del campione intervistato da SWG afferma di avere un’auto che ha più di dieci anni di vita, il che significa che la fa riparare più spesso, e un 25% investe maggiormente sulla manutenzione piuttosto che sul nuovo acquisto. Meccanici, elettrauto e carrozzieri vedono aumentare il numero di coloro che ricorrono ai loro servizi: tra i meccanici l’aumento è stato del 14% rispetto al 2012, per i carrozzieri del 7% e per gli elettrauto del 6%. Accanto a questo dato però, emerge un 30% che invece ha diminuito il tetto di spesa destinata alla manutenzione; una scelta che tuttavia non capovolge una tendenza di fondo e generalizzata : visto che non ci sono i soldi per cambiare l’auto si fa comunque manutenzione, e infatti il 25% è sicuramente più attento di prima, il 12% l’ha aumentata e il 50% l’ha confermata.

La revisione dei comportamenti dei consumatori non riguarda solo il ricorso alle riparazioni, ma si sta assistendo anche a una vera espansione nella riconversione a gas del sistema di alimentazione dell’autovetture. Nel 2012 circolavano in Italia 1.776.000 automobili alimentate a gpl (4,78% del totale), e 681.000 alimentate a metano (1,84%). Secondo i dati del sondaggio il 61% degli automobilisti ha pensato o sta pensando di abbandonare la benzina o il diesel e di passare al gas. Un terzo degli attuali possessori di automobile alimentata a gas l’ha riconvertita.

In Italia, complessivamente, circolavano al primo gennaio quasi 37 milioni di automobili. Con questi numeri, la densità rispetto alla popolazione è ai vertici europei: solo Paesi piccoli e/o con poca popolazione, come il Lussemburgo e l’Islanda, contano più vetture ogni cento abitanti del nostro Paese. Da questi dati, dunque, occorre partire per valutare nelle giuste proporzioni il calo di acquisti in corso nel mercato delle nuove auto. In Italia circolano 61 automobili ogni cento persone, contro una media comunitaria di 51. In Germania, ad esempio, sono immatricolate 52 vetture ogni cento abitanti, nel Regno Unito sono 50 e 48 in Francia e in Spagna.

Il sondaggio SWG, seppur condotto su un campione ridotto di appena 1.000 intervistati, non fornisce però un ritratto troppo lontano dalla realtà. I dati sulla produzione delle auto parlano chiaro: a inizio anno parlavano di una flessione su base annua per il 2012 dell’8,2%, con punte negative in dicembre che hanno toccato il 16,3% rispetto allo stesso mese del 2011. Secondo l’Anfia – Associazione nazionale filiera industriale automobili, lo scorso anno sono state prodotte poco più di 670.000 automobili, una cifra che non si vedeva dal 1960.

E se la mobilità privata è in calo, significa che il trasporto pubblico gode di miglior salute? Sarebbe bello, e invece spiccano due vicende emblematiche: Irisbus e Menarini-Breda. Entrambi in crisi, per la prima è confermata la proroga per la cassa integrazione di un anno e per entrambe si profila la possibilità di unire le forze per un progetto di revamping del parco autobus. Perché anche gli autobus sono malconci e solo pochissimi rispettano le norme antinquinamento. Ma sarà un approccio risolutivo? E che dire delle migliaia di posti di lavoro persi nel settore automobilistico e della contraddizione politica fortissima che questi aprono, soprattutto alle formazioni di sinistra? Puntare sulla riconversione ambientale e industriale sembra una strada che ancora in pochi hanno coraggiosamente deciso di affrontare. Così come manca una visione unitaria della mobilità, che metta insieme esigenze private, equilibri industriali, riduzione dei consumi energetici e delle emissioni. Nonché, ovviamente, la salvaguardia occupazionale.

È forse già tardi per arrivare pronti al cambiamento di paradigma che il nostro rapporto con l’automobile e l’ambiente richiede, ma proprio per questo rimanere ancora immobili non può essere certo la strategia vincente.

C.C.