L’incontro organizzato da CoSviG e Slow Food Toscana per fare il punto sul progetto “Gusto Pulito”

Carlo Petrini e l’esempio delle Comunità del cibo a energie rinnovabili: «Siatene orgogliosi»

Il presidente di Slow Food e l’assessore toscano all’Ambiente hanno indicato questa iniziativa come esempio valido per uscire dall’attuale crisi economica e ambientale

[7 giugno 2013]

Una sferzata di ottimismo quella che ha inferto ieri Carlo Petrini, Presidente di Slow Food Internazionale ai rappresentanti delle aziende della Comunità del Cibo ad Energie Rinnovabili, volta a valorizzare la produzione di cibo a filiera corta prodotto utilizzando energia rinnovabile, nata a seguito del  progetto “Gusto Pulito” di CoSviG e Slow Food Toscana.

«Questa visone olistica è indispensabile per i nuovi paradigmi siatene orgogliosi» ha detto Carlo Petrini agli agricoltori che hanno realizzato il progetto, dopo aver fatto un’analisi delle origini della crisi attuale e indicato la strada per uscirne: ritornare «al vero concetto di economia che è governo della casa, mentre questo modello  economico non l’ha governata ma l’ha distrutta».

La Comunità del Cibo a Energie Rinnovabili nasce nel 2009 nel Distretto delle Energie Rinnovabili, all’interno della cosiddetta area geotermica tradizionale, ed è la prima Comunità del Cibo a livello mondiale a porre l’attenzione sull’energia utilizzata nel ciclo produttivo oltre che, naturalmente, sulla qualità. Il filo rosso che valorizza il metodo di produrre cibo a filiera corta e di alta qualità è proprio il fatto di utilizzare energie rinnovabili; iniziato dalla geotermia adesso il percorso ha intercettato anche tutte le altre energie rinnovabili.

L’incontro organizzato ieri pomeriggio da CoSviG e Slow Food Toscana a Larderello dal titolo “Energie rinnovabili e cicli produttivi agroalimentari: l’esperienza della Toscana” è stata l’occasione per fare il punto sul progetto Comunità del Cibo a Energie Rinnovabili, attivo dal 2009 e per individuare le strategie del futuro.

Dopo i saluti del Sindaco di Pomarance, Loris Martignoni e gli interventi di Raffaella Grana e di Fausto Costagli, (rispettivamente Presidente di Slow Food Toscana e coordinatore del progetto Gusto Pulito per SlowFood), di Piero Ceccarelli e Sergio Chiacchella (Presidente e Direttore di CoSviG), e del presidente della Comunità del Cibo a Energie Rinnovabili, Mario Tanda, è stata la volta dell’Assessore Ambiente ed Energia Regione Toscana, Anna Rita Bramerini e del Presidente di Slow Food Internazionale, Carlo Petrini  che hanno avuto parole di grande apprezzamento per il progetto e lo hanno  indicato come un esempio valido di come si può operare per uscire dall’attuale crisi economica e ambientale.

«Ci tenevo a partecipare a questo incontro perché parlare di qualità del cibo in Toscana e  abbinare questo allo sviluppo delle energie rinnovabili, cuore del progetto avviato da CoSviG e Slow Food Toscana  significa introdurre uno sguardo di modernità e di speranza per il futuro e da qui può partire un segnale di grande respiro per il resto della Regione» ha detto l’Assessore Anna Rita Bramerini che ha aggiunto che «dalla crisi si esce in modo diverso da come ci siamo entrati, innovando e investendo in quello che oggi ci sembra un miraggio ma che da qui al 2020 può diventare realtà».

Parole analoghe quelle usate da Carlo Petrini: «la crisi che stiamo attraversando -ha detto- è una crisi entropica, non è lineare come quelle del passato e non serve tornare a consumare, come spesso ci si sente dire, per superarla.  Questa è una crisi che si manifesta in un’economia neoliberista che si trova di  fronte ad una finitezza delle risorse e che pone la logica del modello economico passato in una situazione di difficoltà»; quindi per uscirne «è necessario un cambio di paradigma».

Il cambio di paradigma deve partire –a detta del Presidente di Slow Food Internazionale- da una visione olistica in cui il cibo è il punto cardine di un nuovo modello economico che riparta «dal vero concetto di economia che è governo della casa, mentre questo modello  economico la casa non l’ ha governata ma l’ha distrutta».

Questo approccio deve guardare ad una produzione agricola di qualità, a ridurre gli sprechi, a  salvaguardare la biodiversità, ad una ricerca di armonia tra agricoltura e produzione energetica che rifugga dal concetto di concentrazione della produzione di energia perché «fare grandi produzioni energetiche, siano campi di fotovoltaico o campi di mais per le biomasse, mette a rischio  il futuro della produzione agricola e della zootecnia perché l’approccio della concentrazione, segue la linea dell’entropia e rappresenta un ricatto nei confronti dei contadini».

Un approccio, quello  richiamato dal Presidente di Slow Food Internazionale, che è l’anima del progetto della Comunità del Cibo a energie rinnovabili, che lui ha definito un «esempio virtuoso da portare anche dove non c’è la geotermia».

Questa visione olistica è anche il metodo, ha spiegato l’Assessore Bramerini, che ha ispirato il Paer, in cui «mettendo assieme l’energia con le altre politiche ambientali abbiamo cercato di legare meglio e puntare su due elementi che sono fortemente caratterizzanti e identitari della nostra Regione, ovvero da un lato la presenza di un ambiente di grande valore che tiene assieme l’agricoltura, il paesaggio e la sapienza nella sua trasformazione e dall’altro la presenza di una risorsa importante come il calore che viene dalla terra. Partiamo da qui»

Per questo motivo ha continuato l’Assessore «per la parte energetica abbiamo individuato due  direttrici: la filiera del calore e la filiera del legno. La presenza di aree boscate e aree agricole ci consegna un quantitativo di biomassa a filiera corta importante, così come  il mantenimento di questi ambienti è altrettanto importante per la difesa del suolo  e per contrastare il dissesto idrogeologico. La filiera del calore significa geotermia con tutte le sue declinazioni e in particolare la media entalpia che ruota attorno ai comuni geotermici e la bassa entalpia che è più ubiquitaria. Lo sviluppo della media entalpia potrebbe anche consentire di mettere assieme il mondo della ricerca e dell’impresa capace di creare una filiera almeno nazionale, seguendo il modello della Germania che prima ha dato incentivi volti a sviluppare la tecnologia e poi a cittadini e imprese per utilizzarla. Il piano inoltre –a differenza del precedente– è prescrittivo, in virtù del burden sharing, e quindi traduce obiettivi in azioni e dovrebbe facilitare l’attività delle imprese, recependo anche le linee guida nazionali per definire dove e come si possono fare le energie rinnovabili, dando così anche maggiore certezza negli investimenti».

«In Toscana –ha concluso– abbiamo potenzialità inespresse e dovremmo essere capace di tradurre le risorse che abbiamo nel sottosuolo, che non possiamo permetterci di buttare e che abbiamo saputo declinare solo in parte, per fare in modo  che un mondo vivace come quello dell’energia possa rappresentare un elemento distintivo. Noi abbiamo il diritto e dovere di sognare per la nostra regione un marchio made in Tuscany anche per le energie. Il progetto della comunità del cibo è in sintonia con questo approccio».