Che ne sarà delle centrali Enel di Livorno e Piombino? Al via Futur-E

Nel 2009 sono state accese per 8499 ore complessive, nel 2013 sono passate a 10. E ora?

[7 luglio 2015]

centrale marzocco livorno enel

Il declino delle centrali a olio combustibile di Livorno e Piombino, entrambe di proprietà Enel, è stato rapido e deciso: solo nel 2009 la prima – la centrale termoelettrica “Marzocco” – è rimasta in esercizio per 4701 ore complessive, nel 2013 (dove si fermano i dati ufficiali disponibili) crollate a 4 ore. Percorso analogo per la centrale termoelettrica di Tor del Sale, a Piombino: da 3798 ore complessive nel 2009, 4 anni dopo si è passati a 6 ore. Oggi è evidente che si posizionano fuori mercato, ed Enel tenta la via della soluzione costruttiva in Futur-E, il programma per dare nuova vita  a questi e altri 21 impianti sparsi per lo Stivale.

In ballo c’è infatti la riconversione di un parco impianti da 13 gigawatt, ben la metà del termoelettrico italiano a marchio Enel. Futur-E parte da Alessandria (e la sua centrale), dove oggi è stato presentato il primo bando per il “Concorso internazionale di idee” – frutto delle sinergie con il Comune e il Politecnico di Milano –, cui Enel si affida andando alla «ricerca di idee innovative e sostenibili».

La riduzione dei consumi, lo sviluppo delle fonti rinnovabili e l’evoluzione tecnologica delle reti di distribuzione – spiega Enel – stanno portando a una trasformazione complessiva dell’intero settore elettrico a partire dalle centrali di generazione tradizionali, la cui funzione viene ripensata per tener conto delle crescenti esigenze di sostenibilità ambientale, efficienza energetica e competitività che interessano sia il singolo cittadino sia le aziende elettriche. Enel è impegnata nella guida ad un nuovo modello industriale basato sulla valorizzazione di quegli impianti meno efficienti, alcuni dei  quali non producono già da diversi anni, anche nel ruolo di “capacità di riserva”.

Impianti che non potrebbero tornare a produrre nemmeno se la domanda elettrica aumentasse notevolmente. Si tratta, perciò, di centrali (o parti di esse) che hanno esaurito il proprio ciclo di vita (o stanno per farlo) e la propria funzione. Si tratta delle centrali di Trino vercellese (VC), Alessandria, Genova, La Spezia, Carpi (MO), Porto Marghera (VE), Porto Tolle (RO), Camerata Picena (AN), Pietrafitta (PG) (solo la parte turbogas e non l’impianto a ciclo combinato), Gualdo Cattaneo (PG), Montalto di Castro (VT), Campo Marino (CB), Larino (CB), Maddaloni (CE), Giugliano (NA), Bari, Rossano Calabro (CS), Termini Imerese (PA), Augusta (SR), Porto Scuso (CI), Assemini (CA) e – appunto – Livorno e Piombino (LI).

Proprio per la centrale di Tor del Sale si parla già, e da tempo, di un progetto di riconversione che dovrebbe avere al centro la realizzazione di un nuovo centro commerciale. Il direttore Global generation di Enel, Enrico Viale, sembra avvalorare l’ipotesi: «Su Piombino stiamo esaminando diverse proposte – ha dichiarato – Una di queste è la realizzazione di un centro commerciale che prevede la presenza di negozi outlet grandi firme su un’area di circa 40 ettari. Si tratta di un progetto interessante che prevedrebbe sia il riutilizzo di alcune parti dell’impianto esistente che la riconversione di altre in una configurazione eco-compatibile e sinergica vista anche la presenza del limitrofo parco del Wwf. Il tutto, naturalmente, mantenendo anche le aree verdi già esistenti. Una delle caratteristiche dell’ipotesi che stiamo esaminando prevede tra l’altro la realizzazione di costruzioni in legno su palificate così da non incrementare le volumetrie esistenti e minimizzando l’impatto sul terreno esistente. Una riconversione come questa potrebbe garantire un significativo indotto (fino a svariate centinaia di risorse tra diretti e indiretti), salvaguardando nel contempo aspetti ambientali e naturalistici dell’area. Questo è un esempio concreto di come Enel sta interpretando il progetto Futur-E».

Sull’ipotesi del centro commerciale le conferme non scacciano le molte perplessità, di cui già abbiamo riportato su queste pagine a fine aprile, ma non essendo ancora disponibile una versione ufficiale del progetto è impossibile scendere in dettaglio. Quel che è certo è che il tassello delle bonifiche ambientali dovrà giocoforza essere presente, e questo è già un importante passo avanti rispetto all’ipotesi di una centrale lasciata a sé stessa, in progressivo disfacimento.

Per il resto, rimane l’impegno di Enel a portare avanti «un programma di ascolto e confronto con tutti gli stakeholder. L’obiettivo è quello di coinvolgere le persone, i territori e le aziende locali nell’affrontare efficacemente la realtà e il cambiamento, anticipando e cogliendo nuove opportunità di sviluppo». Una chance importante, sulla quale sarà però necessario vigilare affinché lo sviluppo sia reale, e dunque sostenibile.