Oggi la prima giornata per la prevenzione dello spreco alimentare

Cibo: 8,7 miliardi di spreco indigeribile

[5 febbraio 2014]

Fra tutti gli sprechi possibili, quello di cibo è il più indigeribile. Perché se non bastassero i dati su quanti ancora nel mondo soffrono la fame, anche il solo pensare alla lunga filiera che ha portato quel determinato prodotto sulla nostra tavola dovrebbe – ogni qual volta acquistiamo qualcosa di commestibile – farci suonare un campanello di allarme. Si gettano nella spazzatura qualcosa come 8,7 miliardi di euro l’anno secondo Last minute market, ed è una buona notizia che in Italia sia stata istituita una giornata, come quella di oggi, per la prevenzione dello spreco alimentare.

Questo spreto, come ci ricorda il Wwf, non è solo «un problema di alimenti ma anche di impatti sulla biodiversità: per produrre tutto il cibo che sprechiamo, ogni anno in Italia buttiamo nel cestino fino a 1226 milioni di metri cubi di acqua, pari all’acqua consumata ogni anno da 19 milioni di italiani e circa 24,5 milioni di tonnellate di CO2e pari a circa il 20% delle emissioni di gas serra del settore dei trasporti. Inoltre, gettiamo via anche il 36% dell’azoto da fertilizzanti, utilizzati inutilmente con tutti gli impatti e i costi ambientali che ne conseguono». Numeri che parlando da soli.

Va detto poi che il cibo che sprechiamo è figlio di uno stile di vita che peraltro non dovrebbe neppure più appartenerci specialmente durante questi anni di crisi. Sia per un questione meramente economica, sia per quella ormai evidente legate alla salute, sia per l’impatto sull’ambiente. Abitudini che però dovremmo essere in grado di mantenere anche quando (forse, e non si sa quando…) sarà magari più facile arrivare a fine mese.

«Un’ottima iniziativa – è il condivisibile commento sulla giornata di Susanna Cenni, parlamentare del Pd alla Camera e portavoce nazionale degli Ecodem – che merita un riconoscimento per il ministro Andrea Orlando, e che contestualmente ci dice quanto potremmo fare se anche altri ministeri si attivassero, e con loro tutto il sistema pubblico, la filiera produttiva e dei trasporti portandoci a mutare stili di vita e di consumo. Sono enormi le conseguenze positive che potrebbero determinarsi sull’ambiente, sulle opportunità alimentari legate al recupero del cibo, sui costi dello smaltimento dei rifiuti, sulla qualità della vita delle persone e sugli stili di vita».

«Ogni anno in Italia – spiega Cenni – si gettano via circa 76 chilogrammi di cibo a persona. Lo certificano studiosi e lo fa la Fao. Esistono azioni concrete per poter limitare questa situazione: a partire dalla riduzione degli sprechi lungo l’intera filiera: da una etichettatura che preveda una doppia scadenza (commerciale e di consumo) a politiche commerciali che promuovano offerte per alcuni prodotti deteriorabili o la cui confezione è danneggiata ma perfettamente commestibili; da una programmazione adeguata di forniture legata ai consumi effettivi fino alla incentivazione della fruizione di prodotti freschi, di stagione e a ‘Km 0’. Senza dimenticare la trasformazione delle eccedenze alimentari in prodotti a lunga conservazione (come i succhi di frutta o le zuppe) e l’introduzione di incentivi per le imprese virtuose e, soprattutto, progettando una logistica efficace e capace di sostenere con tempestività le richieste degli enti di aiuto alimentare. Sul tema dobbiamo molto al prezioso lavoro del prof. Segre’ e di “Last minute Market’ ai molti Comuni italiani che hanno aderito alla carta Spreco Zero».

«Un vero peccato che la Camera non abbia colto l’occasione per calendarizzare oggi, a oltre un anno dalla sua presentazione la mozione che come Pd abbiamo presentato – conclude Cenni – con obiettivi concreti che avevamo individuato per il Governo, per le filiere produttive, per la ricerca, per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, a partire dalle scuole, fondamentali per promuovere modelli e comportamenti di consumo sostenibili e responsabili. Anche da tutto questo può ripartire una nuova fase del nostro Paese. Mi auguro che presto si giunga alla definizione del Piano Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. E mi sento di fare un grande appello in vista delle amministrative, ai candidati e ai futuri sindaci, per sottoscrivere gli obiettivi della “carta spreco zero” contro gli sprechi alimentari, idrici ed energetici. Io sosterrò quei candidati che lo faranno».