Cibo, in calo i prezzi alimentari e la loro volatilità sui mercati finanziari

Nel nuovo Food outlook della Fao giù anche il volume degli scambi internazionali, su la produzione

[8 ottobre 2015]

Cibo

Le materie prime agricole stanno attraversando un periodo di prezzi più bassi e meno volatili, secondo il rapporto Fao Food outlook (prospettive alimentari), pubblicato oggi.  Dopo alcuni drammatici picchi dei prezzi dal 2007 sino all’agli inizi del 2011, la maggior parte dei prezzi degli oli vegetali e dei cereali sono su una traiettoria che è allo stesso tempo stabile e in calo, segnala il rapporto in una sezione speciale.

Tra i motivi vi sono livelli d’inventario alti, prezzi del petrolio nettamente più bassi e la rinnovata forza del dollaro, fattori che non appaiono suscettibili di un’inversione di tendenza nel breve termine, anche se shock inattesi, come l’impatto dei fenomeni meteorologici sui raccolti, non possono mai essere esclusi. L’Indice Fao dei prezzi alimentari – un indice ponderato su base commerciale che misura i prezzi delle cinque principali materie prime alimentari sui mercati internazionali – nel mese di agosto è sceso al suo minimo in sei anni. I nuovi dati pubblicati oggi mostrano un lento aumento di circa due terzi di punto percentuale rispetto al minimo di agosto raggiungendo 165,3 punti, ma ancora il 18,9% in meno di un anno fa. «Il messaggio che ne deriva è che statisticamente, i recenti cambiamenti fanno prevedere una fase al ribasso dei prezzi con una minore volatilità», così commentano i loro risultati analitici Adam Prakash e Friederike Greb, entrambi specialisti di materie prime presso la Fao.

L’andamento dei prezzi degli ultimi anni, e le prospettive future, non sono però uguali per tutti i gruppi alimentari. I prezzi del riso tendono a muoversi in modo indipendente dagli altri cereali, mentre i prezzi dello zucchero sono sempre stati volatili, dopo aver perso e guadagnato più di 12 volte dal 1990.  La carne ed i prodotti lattiero-caseari rientrano nella tendenza generale, ma come merci più deperibili, spesso lo fanno con un certo ritardo.

I cereali di base sono al centro dell’andamento al ribasso dei prezzi, come risultato di diversi anni di buoni raccolti in tutto il mondo, così come lo stoccaggio ha portato a livelli record di scorte. Tali riserve precauzionali sono ora lentamente disponibili, e le scorte di cereali a livello mondiale probabilmente chiuderanno la stagione 2016 a circa 638 milioni di tonnellate, un calo di quattro milioni di tonnellate rispetto ai livelli di apertura, secondo le nuove previsioni dell’ultimo bollettino mensile della Fao sull’offerta e la domanda mondiale di cereali, Cereal supply and demand brief.

Nel frattempo, le proiezioni sulla produzione cerealicola mondiale di quest’anno sono state riviste a 2.534 miliardi di tonnellate, sei milioni di tonnellate in meno rispetto alle previsioni del mese scorso, e dello 0,9% al di sotto del livello record raggiunto nel 2014 di, a causa principalmente della minore produzione di mais statunitense, i cui prezzi si sono dimezzati rispetto al luglio 2012.

Prezzi alimentari bassi «sembrano essere un vantaggio per la sicurezza alimentare» e davvero lo sono per le famiglie che spendono gran parte del proprio reddito per comprare cibo, fanno notare gli autori del rapporto. Ed infatti si prevede che la fattura globale delle importazioni alimentari calerà nel 2015, scendendo 1.090 miliardi di dollari, il punto più basso in cinque anni, con un calo di quasi il 20% rispetto al livello record di 1.350 miliardi di dollari del 2014.  Questo calo, al quale hanno contribuito in modo sostanziale cereali, latticini, carne e zucchero, è stato anche incoraggiato dal calo delle tariffe dei noli.

Tuttavia, gli autori avvertono che nel calcolare i possibili benefici a livello globale bisogna tener presente che prezzi più bassi riducono il reddito degli agricoltori.  Margini più sottili per gli agricoltori rurali possono ridurre gli investimenti nelle aziende agricole, la cui inadeguatezza in passato è stata ampiamente accusata per le impennate dei prezzi degli ultimi dieci anni. Bassi rendimenti possono anche richiedere incentivi per maggiori investimenti in agricoltura e nei servizi economici rurali che vanno dal credito, alle strade alle strutture per l’immagazzinamento.

Mentre la produzione globale è robusta e le scorte ancora alte, sta diminuendo il volume di cereali scambiato a livello internazionale, che si prevede a circa 364 milioni di tonnellate per la stagione 2015/16 (luglio/giugno), un calo del 2,9% rispetto al periodo precedente. La tendenza al ribasso è guidata dal grano, per lo più a causa delle minori importazioni in Asia – in particolare la Repubblica islamica dell’Iran – e in Africa settentrionale, e dai cereali secondari, la cui domanda dall’Asia è più bassa, anche se sia l’Africa che l’Europa dovrebbero aumentare le loro importazioni.

Gli scambi di manioca si prevede cresceranno del 19% per raggiungere un livello record, dovuto principalmente alla domanda dalla Cina come materia prima più conveniente per il settore industriale ed energetico e come alimentazione animale. Anche il volume degli scambi dei prodotti ittici è in aumento. I movimenti valutari gettano un’ombra pesante su questo settore, poiché un dollaro forte ha reso gli Stati Uniti una delle principali destinazioni per le esportazioni di gamberetti mentre valute più deboli altrove hanno un impatto su una vasta gamma di settori, dal salmone norvegese ai processori di pesce cinesi che fanno affidamento sulle importazioni. Tuttavia, la produzione complessiva di pesce si prevede quest’anno crescerà del 2,6%, trainata dall’acquacoltura che si sta espandendo a quasi il doppio di tale tasso.

di Fao