Greenpeace: «Pochi passi avanti verso la sostenibilità»

Classifica rompiscatole, tonno: «Molte promesse e troppi doppi standard»

[25 settembre 2014]

Dopo Italia, Austria, Inghilterra, Canada, Usa, Australia e Nuova Zelanda, la “classifica rompiscatole” sulla sostenibilità delle scatolette di tonno di Greenpeace approda in Francia, dove molti dei più grossi produttori sono compagnie ben note anche sul mercato italiano e gli ambientalisti dicono che «Purtroppo, nonostante le promesse fatte, il mercato francese evidenzia come l’industria si sia mossa ben poco, e come siano ancora troppi i doppi standard. C’è tanta strada da fare perché si abbandoni una pesca eccessiva e distruttiva che sta svuotando i nostri mari».

Agli ultimi posti della classifica francese c’è il marchio Petit Navire, del colosso MWB, che in Gran Bretagna ha il marchio John West e in Italia Mareblu e che secondo la “classifica rompiscatole” è un «Colosso anche nei doppi standard! Mentre in Italia enel Regno Unito si era impegnato negli scorsi anni ad avere entro il 2016 nel cento per cento dei propri prodotti  tonno  sostenibile, scopriamo che in Francia non vi è ombra di tale impegno, e alcune delle flotte da cui arriva il tonno sono state coinvolte in episodi di pesca illegale».

E gli ambientalisti aggiungono: «Da quanto abbiamo potuto vedere – grazie a un’indagine svolta dai
nostri volontari sei mesi fa nei supermercati italiani – anche Mareblu non sta facendo abbastanza: la maggior parte del tonno continua a essere tonno pescato con reti a circuizione, senza alcuna garanzia che
non vengano usati dei sistemi di aggregazione per pesci (FAD) che causano la cattura accessoria di squali, tartarughe e balene. Meno del 4 per cento dei prodotti esaminati indica in modo chiaro che il tonno
è stato pescato “a canna”, uno dei metodi con minor impatto ambientale».

Performance poco brillanti anche per  colosso italiano del tonno in scatola Bolton Alimentari, proprietario del marchio Riomare. «L’azienda aveva promesso di avere entro il 2013 solo tonno sostenibile pescato a canna o senza FAD nel 45 per cento  dei propri prodotti – ricordano quelli di Greenpeace – ma in Francia non ha rispettato tale impegno e il suo marchio Saupiquet, il cui tonno è catturato con metodi di pesca distruttivi, scende nella classifica francese al settimo posto».

ùGli ambientalisti sospettano un esteso greenwashing del tonno in scatola: «Purtroppo la nostra indagine nei supermercati ci fa dubitare che in Italia la situazione sia tanto diversa: solo il 6 per cento dei prodotti Riomare trovati nei nostri supermercati conteneva tonno pescato a canna. Se questa è la “qualità responsabile” di Bolton si conferma il nostro timore che un impegno poco chiaro, come quello preso sul cento per cento della propria produzione per il 2017, possa portare ben poco tonno sostenibile nelle loro scatolette».

Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeeace Italia, sottolinea che «Le aziende devono dimostrare di mettere in pratica le loro promesse, e di farlo allo stesso modo nei diversi Paesi. Greenpeace controlla con attenzione il loro comportamento e non permette che i consumatori siano presi in giro».

Il rapporto “classifica rompiscatole evidenzia che le grandi aziende del tonno non sono le sole ad applicare due pesi e due misure: «Nella classifica francese troviamo il tonno di due supermercati francesi, Carrefour e Auchan, leader nella distribuzione anche nel nostro paese. Al terzo e quarto posto nella classifica di
Greenpeace Francia, perché il 10 per cento del tonno che finisce nelle loro scatolette è pescato a canna, peccato che di questi prodotti sostenibili non se ne trovi neanche uno in Italia. Carrefour si è
impegnata a rinnovare la propria politica di acquisti nei prossimi mesi: speriamo che adotti precisi criteri di sostenibilità, e che valgano per tutti i mercati in cui è presente».

La Monti conclude: «I nostri oceani sono in crisi, e la maggior parte delle risorse di tonno oggetto di una pesca eccessiva e indiscriminata. Aziende leader del mercato mondiale, come MWB, Bolton, Carrefour o Auchan hanno la responsabilità di esserlo anche nel garantire la sostenibilità dei loro prodotti. Solo se riusciremo a cambiare la domanda che viene da Paesi forti consumatori di tonno, come la Francia e l’Italia, potremmo generare un vero cambiamento nelle flotte che operano in mare. Senza tonno non c’è futuro, n’è per i nostri oceani né per queste aziende».