Come abbiamo “gonfiato” i polli che mangiamo, in 50 anni

Quattro volte più grandi e con un petto enorme, sono più “efficienti” nel trasformare il mangime in carne

[8 ottobre 2014]

Alla ricerca di cosa davvero portiamo sulle nostre tavole, una ricerca appena pubblicata su Poultry Science esamina l’effetto della selezione commerciale sulla crescita, l’efficienza e la resa di polli da carne. La ricerca, che titola “Growth, efficiency, and yield of commercial broilers from 1957, 1978, and 2005”, è frutto del lavoro di 5 ricercatori canadesi dell’università dell’Alberta e del Livestock Research Branch dell’Alberta Agriculture and Rural Development.

Gli studiosi hanno analizzato alcune razze di polli selezionate dal  1957 e il 1978, e un ceppo commerciale, il Ross 308 del 2005, 180 pulcini maschi e femmine per ceppo che sono poi stati divisi in quattro aree per ceppo ed allevati fino a 56 giorni di età con il programma nutrizionale in uso attualmente. Ofni settimana venivano fotografati  8 uccelli per ceppo scelti dai ricercatori e intanto venivano raccolti i dati su tasso di crescita, assunzione di cibo e le misure di efficienza dell’alimentazione, tra le quali il rapporto di conversione degli alimenti, l’assunzione di cibo residuo e il fabbisogno energetico per la manutenzione dei residui. Tra i 21 ed i 56 giorni di età sono stati dissezionati ogni settimana 8 polli per ceppo per caratterizzare la crescita di muscoli pettorali, carne delle cosce, cuscinetto adiposo addominale, fegato, intestino e cuore. Una nuova analisi ha verificato l’ipotesi che i modelli di crescita fossero cambiati a causa della pressione selettiva commerciale.

Ne è venuto fuori che «dal 1957 al 2005 la crescita di polli da carne è aumentato di oltre il 400%, con una concomitante riduzione del 50% nel rapporto di conversione alimentare», Ad aumentare di più è stato il petto dei polli (fino al 79% nei maschi ed all’85% nelle femmine) ed i ricercatori dell’Alberta concludono che «Dopo quasi 50 anni di pressione commerciale quantitativa  sula selezione genetica, i cambiamenti positivi previsti  sono stati raggiunti. Modifiche indesiderate, come ad esempio una maggiore dimorfismo sessuale, sono probabilmente irrilevanti, però l’apparato muscolo-scheletrico, la funzione immunitaria, e la gestione degli stock di genitori possono richiedere un intervento addizionale nei  futuri programmi di selezione».

Al di là di quello che scrivono i ricercatori, basta guardare la foto che pubblichiamo per capire quello che è successo: il pollo a sinistra è di una razza del 1957, quello al centro è del 1978 razza e quello a destra è un Ross 308 del 2005, hanno tutti la stessa età, ma quello “moderno” selezionato per gli allevamenti intensivi è molto più grande e 4 volte più pesante  di quello del 1957, pur essendo stati alimentati con lo stesso cibo durante la ricerca.

La ragione di tutto questo è positiva sia per l’industria del pollame che per l’utilizzo delle risorse: i polli moderni sono stati selezionati per essere molto più efficienti nel trasformare mangime in carne, soprattutto nella carne del petto, quella più richiesta dal mercato occidentale. E’ quello che i ricercatori canadesi chiamano “breast conversion rate” e la razza di polli  Ross 308 del 2005 è risultata circa tre volte più efficiente di quella degli anni ’50 a convertire il mangime in carne di petto di pollo.

Studi precedenti avevano già dimostrato che questa eccezionale crescita selettiva nel pollame può portare ad problemi per lo scheletro, il cuore ed il sistema immunitario di questi uccelli da allevamento commerciale e che in alcune razze di pollo contemporanee i problemi di salute possono provenire da diversi fattori, tra i quali sia gli effetti genetici non intenzionali che le differenze comportamentali, come la dieta e doversi portare in giro tutto quel peso in più.

Eppure è proprio questa crescita “gonfiata” che ha permesso ai polli di diventare un alimento a buon mercato e, dopo gli asiatici e gli europei anche gli statunitensi hanno cominciato a mangiarne di più perché, tra gli ani ’60 e il 2004, il prezzo del pollame è aumentato di circa la metà  rispetto agli altri beni di consumo alimentare. Nel 2013 gli statunitensi hanno mangiato più di 73 Kg di carne di pollo a testa, raggiungendo praticamente il consumo di carne bovina e superando quello di carne di maiale. Senza la capacità di allevare polli molto più grandi e più efficienti nel trasformare il cibo questo cambiamento di consumi non sarebbe stato possibile.