A Livorno RetailerIN (Unicoop Tirreno e Tim) traccia i movimenti dei clienti nel superstore

Come elettronica e digitale cambiano faccia al commercio: due esperimenti toscani

Il prototipo Furbot dell’Unipi è un veicolo elettrico robotico che promette di rivoluzionare il trasporto delle merci in città

[1 marzo 2016]

furbot unipi commercio

Secondo gli ultimi dati riportati dall’Istat, nel 2015 la spesa per consumi finali delle famiglie italiane è cresciuta dello 0,9%, dell’1,4% per i beni e dello 0,7% per i servizi. In un contesto poco più che statico, spicca una modalità d’acquisto che corre velocissima: l’e-commerce, gli acquisti in rete.

La Coldiretti stima che il 48,7% degli italiani con più di 15 anni che naviga su internet abbia fatto acquisti online nel 2015, mentre Netcomm – il Consorzio del commercio online italiano – sottolinea quanto ampi siano ancora i margini di crescita. L’Italia pesa ancora poco nel mercato europeo di settore (il 3%), ma nonostante ciò nel 2016 si stima un volume d’affari per l’e-commerce pari a 20 miliardi di euro, in crescendo.

Cambia dunque il modo di vendere e acquistare, e dunque sono richiesti mutamenti anche nella fase che sta in mezzo, la distribuzione. Un esempio concreto di cosa potrà riservarci il futuro arriva già oggi da Pisa, con il prototipo Furbot realizzato nell’ambito di un progetto europeo coordinato dall’ateneo toscano. Da Pisa lo descrivono come un piccolo veicolo elettrico robotico che promette di rivoluzionare il trasporto delle merci in città: elaborato con la collaborazione di 5 diversi paesi per 4 anni di ricerca, Furbot «in futuro potrebbe operare anche senza conducente». Già oggi appare come «un veicolo intelligente programmato per svolgere in modo automatico molte operazioni, come ad esempio il carico/scarico dei box contenenti la merce».

«Lo sviluppo del commercio elettronico ha determinato un forte e costante aumento dei viaggi e delle consegne nei centri urbani ­- ha spiegato Elvezia Maria Cepolina, ricercatrice del dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’ateneo pisano, e coordinatrice del progetto –  ecco allora che un sistema di distribuzione come quello che abbiamo implementato per Furbot può consentire di aumentare notevolmente i fattori di carico dei veicoli e, di conseguenza, diminuire la congestione del traffico e l’inquinamento acustico ed atmosferico».

L’avanzata dell’elettronica e delle tecnologie digitali dominano così le nuove modalità di commercio, sia in fase di acquisto sia in quelle di distribuzione. Ma la corsa dei bit non si ferma qui, ma si insinua in profondità anche nelle esperienze soggettive dei singoli acquirenti. L’esempio arriva una volta di più dalla Toscana – in questo caso sponda livornese – con il progetto LivLab, che vede in prima fila Unicoop Tirreno e Tim con il Joint open lab di Trento, insieme alla Fondazione Bruno Kessler e all’Istituto di scienza e tecnologie dell’informazione “A.Faedo” del Cnr. Quest’eterogeneo team si è unito ha appena concluso la sperimentazione – condotta dalla startup trentina Thinkinside srl e durata tre mesi – del nuovo servizio RetailerIN nel superstore Coop di Livorno Parco Levante.

RetailerIN, spiegano i protagonisti dell’esperimento, si basa su una tecnologia in grado di tracciare, in modo del tutto anonimo e quindi rispettoso della privacy, come le persone si muovono all’interno del supermercato: il gestore può così «ottimizzare i processi interni e l’esperienza di acquisto della clientela».

“Permettendo di misurare in modo oggettivo quanto accade nel supermercato è possibile, per esempio, capire quando si formano code alle casse e ottimizzare i turni del personale per evitare che questo accada – spiega Iacopo Carreras, amministratore delegato di Thinkinside – È anche possibile migliorare la disposizione delle merci esposte al fine di facilitare i clienti nel fare la spesa».

Com’è ovvio, una simile tecnologia può aprire però le porte ai più variegati utilizzi, dal migliorare la fruibilità del punto vendita per i clienti al favorire l’acquisto di un prodotto piuttosto che un altro semplicemente cambiando la disposizione spaziale delle merci all’interno del complesso commerciale.

La tecnologia è di per sé neutrale, ma i suoi impieghi presentano sempre due facce. Anche il progetto Furbot, d’altronde, non sfugge all’assunto: la diffusione commerciale del prototipo potrebbe sì contribuire a decongestionare il traffico ed abbattere i livelli di smog, ma una volta reso autonomo che fine farebbero i posti di lavoro di quanti oggi sono occupati nella distribuzione merci? La Toscana, da sempre centro d’eccellenza non solo scientifico ma anche nella dimensione sociale, non dovrebbe lasciarsi sfuggire l’occasione di elaborare analisi e proposte su entrambi i fronti.