Fao, rivitalizzare l’agricoltura nel Paese è cruciale per una pace duratura

Commodity ai minimi? In Repubblica Centrafricana i prezzi alimentari sono alle stelle

Il Programma alimentare mondiale: «Metà popolazione soffre la fame»

[1 marzo 2016]

People walk in a street close to Bangui airport on December 10, 2013.  French President Francois Hollande was expected Tuesday in the Central African Republic, on the second day of an operation to disarm rogue rebels that has already killed two French soldiers. As the poverty-stricken country's former colonial master led the military effort to restore order after a year of chaos, Washington said it was offering to fly in African peacekeepers. AFP PHOTO / FRED DUFOUR        (Photo credit should read FRED DUFOUR/AFP/Getty Images)

Tre anni di conflitto e gli sfollamenti ancora in corso nelle Repubblica Centrafricana (Car) continuano a danneggiare l’agricoltura e a limitare seriamente le possibilità di accesso al cibo da parte delle comunità, che devono affrontare gli effetti congiunti di una serie consecutiva di scarsi raccolti, della perturbazione dei mercati e dell’aumento aumento dei prezzi di molte delle principali derrate alimentari, hanno annunciato oggi due agenzie Onu.

La produzione agricola complessiva del paese nel 2015 è rimasta del 54% inferiore rispetto ai livelli medi pre-crisi, nonostante una crescita del 10% rispetto al 2014, dovuta prevalentemente ad un aumento della produzione della cassava, secondo l’ultima Missione di valutazione della produzione e della sicurezza alimentare (Cfsam), condotta congiuntamente dall’organizzazione Onu per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) e dal Programma alimentare mondiale (Wfp).

La produzione cerealicola ha continuato a diminuire nell’arco dello scorso anno, fino ad un livello del 70% più basso di quello medio pre-crisi. La produzione agricola totale nel 2015 è stata di 838.671 tonnellate, circa un milione di tonnellate in meno rispetto al livello medio precedente alla crisi.

«Le stime più recenti preoccupano non solo perché le persone sono costrette a saltare i pasti e a ridurre le razioni, ma anche perché devono ripiegare su cibi meno nutrienti, che forniscono un apporto di proteine e vitamine ben inferiore a quello necessario – ha dichiarato il rappresentate nazionale della Fao, Jean-Alexandre Scaglia –  Circa il 75% della popolazione della Repubblica Centrafricana è dipendente dal settore agricolo, e con l’inizio della stagione della semina tra meno di due mesi, stimolare l’agricoltura ora è fondamentale per rivitalizzare l’economia ed assicurare la stabilità nel paese«.

«La situazione è drammatica. Metà della popolazione soffre la fame – ha dichiarato il responsabile del Wfp nella Repubblica Centrafricana, Bienvenue Djossa – È cruciale che continuiamo ad aiutare le persone più vulnerabili, che necessitano di assistenza alimentare per sopravvivere. Il Wfp e la Fao stanno anche lavorando insieme per fornire sementi da piantare e cibo per nutrirsi durante la stagione della semina. Questo è il momento in cui la gente ha bisogno del maggior aiuto possibile ed è anche la stagione magra, in cui le comunità faticano a reperire il cibo per nutrirsi fino al momento del prossimo raccolto»

I risultati del rapporto rivelano inoltre come tre anni di conflitti – che hanno portato  quasi un milione di persone a lasciare le proprie case – stanno ancora imponendo un grave peso sulle comunità della Repubblica Centrafricana: razzie e saccheggi hanno quasi dimezzato il numero dei capi di bestiame rispetto ai livelli pre-crisi, e quello di capre e pecore è calato addirittura del 57%; i danni alle infrastrutture e l’insicurezza hanno fortemente limitato le attività di pesca, portando ad un calo della produzione ittica del 40% nel 2015 rispetto al 2012; la perturbazione dei mercati e l’ultima escalation di violenza di Settembre 2015 hanno provocato un forte aumento dei prezzi alimentari; i prezzi degli arachidi ricchi di proteine e della farina di grano erano più alti, rispettivamente, del 74% e del 28% rispetto ai loro livelli pre-crisi; i prezzi della carne ad ottobre erano circa il doppio, e il pesce era, in media, più caro del 70% rispetto a prima della crisi.

La gente ha visto il proprio potere d’acquisto calare nel 2015 di circa un terzo rispetto al 2012, e il 67% delle persone intervistate hanno dichiarato di avere a disposizione meno cibo rispetto all’anno precedente. La Fao, il Wfp e i loro partner stanno lavorando insieme sin dall’inizio del conflitto per mitigarne gli effetti negativi sulla produzione agricola e la sicurezza alimentare.

Nel 2015 la Fao ha assistito circa 170.900 famiglie attraverso sementi e strumenti agricoli, che hanno consentito la produzione di circa 40.000 tonnellate di prodotti agricoli ed hanno beneficiato direttamente circa 854.500 persone. Questo ha aiutato a ridurre la dipendenza delle famiglie dall’assistenza umanitaria e a stabilizzare i loro redditi. Il Wfp ha supportato l’operazione fornendo razioni alimentari ad oltre 65.000 famiglie contadine per evitare che usassero ciò che restava delle loro sementi a scopo alimentare piuttosto che per la semina, salvaguardando così la loro capacità di produzione nelle prossime stagioni. Oltre al lavoro congiunto con la Fao, il Wfp ha fornito cibo tramite varie attività, tra cui i pasti scolastici e l’assistenza alimentare d’emergenza, a circa 900.000 persone.

La Fao ha lanciato un appello per 86 milioni di dollari, per aiutare 1,55 milioni di persone attraverso la fornitura di strumenti per la produzione agricola e per la protezione della salute del bestiame, nonché per sostenere gli sforzi del governo nel migliorare la sicurezza alimentare. Il Wfp sta chiedendo 89 milioni di dollari per rispondere ai bisogni urgenti di 1,4 milioni di persone nella Repubblica Centrafricana e nei paesi limitrofi che ne ospitano i rifugiati, fino alla fine di luglio.

Al momento, sono stati garantiti circa metà dei fondi richiesti.